
Per Agostino Arrivabene l’arte, la vita e la morte sembrano essere una cosa sola. Diplomatosi all’Accademia di Brera nel 1991, fonda la sua ricerca artistica sulla contemplazione e lo studio di grandi maestri come Leonardo e Rembrandt, della preparazione artigianale dei colori e degli elementi utilizzati in passato nella pittura.
I titoli delle sue opere sono versi poetici veri e propri, che da soli basterebbero a incantare chiunque. È stato definito “pittore alchemico” per l’inafferrabilità del suo stile. La matrice simbolica delle sue opere, sebben presente, è discreta e raffinatissima. D’altro canto la perfezione figurativa, che ricorda i preraffaelliti, è turbata da qualcosa di deformante e, a tratti, di spaventoso.
Arrivabene ci parla da un luogo sospeso fra mitologia e surrealismo. Un luogo raggiungibile soltanto attraverso la contemplazione dei suoi dipinti, dove la morte non è un tabù ma la sublimazione della vita stessa e della natura, che nella decomposizione ci offre le sue manifestazioni più intense e bizarre. Una perla rara per l’arte contemporanea. (LL)
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