Livia Ferri è una straordinaria autrice di folk rock, una che sa scrivere grande musica, vestendosi solo della sua voce e di una chitarra acustica. Livia Ferri è romana, ma le sue canzoni sembrano tagliate per coccolare qualsiasi pubblico abbia la fortuna di ascoltarle, canta in inglese, ha un timbro pulito e il massimo controllo su quello che racconta attraverso le note e le parole. Livia ha 30 anni, ha pubblicato “A Path Made by Walking“, il suo secondo disco in studio, pochi mesi fa ed è un’artista piena di talento.

Le dieci tracce del successore di “Taking Care” (2012), pubblicate su etichetta BUM!/M.I.L.K., sono state rilasciate una per volta, a distanza di 45 giorni l’una dall’altra, dal 26 gennaio 2015, giorno di “Hyperbole” al 30 novembre scorso, quando uscirono “A Good Day to Die“, ultimo pezzo del disco e “Happy“. “L’ho scritto per farmi un memorandum per i giorni bui“, dice Livia a proposito di “A Good Day to Die“. “Per ricordarmi quello che ho imparato, quello che devo ancora imparare, per ricordarmi che ce la faccio, ce la posso fare, posso realizzare quello che desidero e che penso, ma lo devo pensare“. Livia ci ha pensato per 3 anni. Poi ha tirato fuori un disco meraviglioso, poetico, emozionante. Ci ha pensato. Ce l’ha fatta.

Dire che “A Path Made by Walking” sia un album suggestivo sarebbe sminuirlo. Livia Ferri canta e scrive con il cuore aperto, non ha tempo per fare la ruffiana, ha fretta di raccontarci la sua vita, la poesia che vede in giro per le strade, le cose che percepisce come appartenenti ad altri che però piombano addosso a noi, costringendo chi resta a farci i conti (“Heritage“). C’è dolore, nei suoi pezzi. E speranza. Poi ci sono la guerra e la pace, albe e tramonti che corrono su corde consumate, intermezzi strumentali e duetti (“Gratitude” con Armaud, di cui abbiamo parlato qualche tempo fa), c’è una band registrata quasi interamente in presa diretta. C’è tanto cuore, soprattutto. E un modo spigoloso eppure dolcissimo di farne partecipe chi sente l’istinto di rimanere piuttosto che svignarsela.
“A Path Made by Walking” può istigarvi all’ennesima “cantautrice-da-voce-e-chitarra-acustica” come se ne sentono tante in giro, oppure aprirvi gli occhi sui musicisti che scelgono di raccontarvi sciocchezze per convenienza e chi, invece, ha l’urgenza di non fuggire e regalarvi un pezzo (grosso) della propria intimità. Nel caso di Livia Ferri, ascoltiamo con amore questo disco e trattiamolo con cura perché, per dirla come Butler Yeats, lei “ha disteso i suoi sogni sotto ai nostri piedi. Camminiamo dolcemente, perché noi camminiamo sui suoi sogni“.

Livia Ferri – A Path Made by Walking
Etichetta: BUM!, M.I.L.K.
Anno: 2015
Genere: Folk Rock
Tracklist:
1) Hyperbole
2) The Boss
3) Dots
4) Heritage
5) Patterns feat. Mimes of Wine
6) Happy
7) Gratitude feat. Armaud
8) Love
9) Hound Dog
10) A Good Day to Die
Info:
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