Cultura

Il padre del sintetizzatore oggi avrebbe compiuto 81 anni. Tanti auguri a Robert Arthur Moog

Beatles, Beach Boys, Prince, Radiohead, Frank Zappa, Muse, Blur. E ancora Doors, Depeche Mode, Tool, Michael Jackson. La lista è lunghissima, gli artisti da citare sono un’enormità. Tutti, in un modo o nell’altro, sono debitori di un’unica persona, il signor Robert Arthur Moog, ingegnere statunitense di New York, imprenditore e inventore nel 1964 del sintetizzatore elettronico a tastiera, ovvero lo strumento che ha rivoluzionato per sempre il modo di fare musica.

Da quel momento, il Moog Synthesizer diventa una presenza pressoché fissa nell’attrezzatura di ogni musicista del mondo, a prescindere da genere, cultura, estetica e gusto.

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Robert Arthur Moog

Oggi sarebbe stato l’81esimo compleanno di Moog (nacque a New York il 23 maggio 1934) e oggi come 50 anni fa, la parola “sintetizzatore” è sinonimo del suo cognome, tanta l’influenza che ha avuto su tutte le generazioni successive di artisti.

Una tradizione iniziata nell’ottobre 1964, quando Moog presenta per la prima volta il suo dispositivo durante la convention dell’Audio Engineering Society di New York e riceve immediatamente il primo ordine d’acquisto, da parte del compositore Alwin Nikolais. Il Moog è ancora un prototipo, ma le sue potenzialità sono già lampanti.

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Mini Moog

Questo strumento infatti è composto da moduli funzionali che si possono interconnettere e incrociare in un numero sterminato di modi, creando suoni potenzialmente infiniti. Non ha un timbro fisso o un unico modo di rispondere all’input del musicista. Questa innovazione permise l’utilizzo di nuovi suoni, portando ovviamente con sé una vera e propria rivoluzione.

Pionieri dell’introduzione del synth nella musica furono i compositori Herbert Deutsch e Wendy Carlos. Poi il Moog si sdoganò dagli ambienti avant-garde e sperimentali per approdare al pop attraverso Beatles, Moody Blues, Tangerine Dream e praticamente tutta la scena prog degli anni ’70.

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Ero un nerd, mi piaceva lavorare da solo”, racconta Moog in un’intervista rilasciata poco prima della sua morte, avvenuta nel 2005. “A 12 anni costruii il mio primo strumento musicale elettronico, mentre a 15 assemblai il mio primo theremin”, riferendosi allo strumento elettronico inventato dal sovietico Termen nel 1919 che non prevede il contatto fisico da parte dell’esecutore, ma si basa solo sulle oscillazioni delle mani.

Per il sintetizzatore, Moog utilizzerà proprio le sonorità del theremin. Ma a differenza della sua invenzione, “il theremin ha una configurazione fissa, un timbro fisso e un modo sempre uguale di rispondere ai movimenti del musicista. Quindi è come un violino o una tromba. Ma invece di essere acustico, è elettronico”.

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Il Moog (e successivamente, il Minimoog) è stato spesso tacciato di non essere un vero e proprio strumento musicale, in quanto utilizzava suoni pre-impostati e quindi, semplicemente, li riproduceva così com’erano.

Ma l’ingegnere americano non ha mai accettato questa critica: “I sintetizzatori (quantomeno, i miei) NON usano effetti prefabbricati e NON usano campionamenti pre-registrati. Altrimenti non sarebbero sintetizzatori. Gli strumenti che utilizzano solo effetti programmati o che riproducono suoni registrati, semplicemente non sono dei synth”.

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Parola di Robert Arthur Moog. Che con le sue idee ha portato la musica dove nessuno prima era mai riuscito ad arrivare.

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