Arte

“Luci e Ombre della Natura”, una serata con le foto di Simone Sbaraglia

Se la foto non è buona, vuol dire che non eri abbastanza vicino”. Simone Sbaraglia deve aver preso molto seriamente (se non alla lettera) il pensiero di Robert Capa, uno dei più grandi fotografi di sempre. Nella sua vastissima produzione fotografica abbondano infatti primi e primissimi piani di animali, fiori, piante, foglie. Di quegli elementi della natura che sono quasi sempre nascosti al nostro sguardo generale sulle cose, al quale immancabilmente sfugge il dettaglio. E quindi la bellezza insita in soggetti all’apparenza irrilevanti. Simone non solo la trova e la sublima attraverso un occhio del tutto peculiare. Ma la rende cosa altra rispetto al suo contesto, infonde nuovi significati a sfumature microscopiche, rende universale il suo messaggio. “Luci e Ombre della Natura”, in mostra presso la sala Santa Rita a Roma, è stata la rappresentazione multimediale di una gran quantità di scatti che Sbaraglia ha realizzato in ogni angolo del mondo dal 2007 al 2013, concentrandosi prettamente sul regno animale, ma con qualche deliziosa digressione verso piante, fiori, alberi. E infine persone. “In principio c’è la bellezza”, dice Simone al pubblico raccolto in sala. “E questa, soprattutto nel regno animale, è sempre nascosta. Allora bisogna andarla a trovare, cercare i suoi elementi ed isolarli, per farli vedere”. Così Simone mette in mostra i suoi lavori da fotografo naturalista pluripremiato in tutto il mondo: oranghi, gru giapponesi, macachi, lemuri, zebre, gnu, mandrilli. L’obiettivo dell’artista romano immortala dettagli e istanti emersi dopo lunghe settimane di lavoro e pazienza, spesso in condizioni estreme in angoli di mondo sperduti. “Il lavoro del fotografo naturalista non è infatti quello di documentare – tiene a precisare – ma di andare in un contesto, trovare qualche singolo elemento e comunicarlo. Il soggetto deve trasformarsi in concetto universale. Solo a quel punto la foto viaggia a un altro livello”. Una filosofia che gli è valsa valanghe di riconoscimenti, tra cui il prestigiosissimo Glanzlichter vinto per tre anni consecutivi, impresa in precedenza mai riuscita a nessuno. Forse perché nessuno, prima, è riuscito a guardare piante e animali da così vicino. Perché Simone non usa teleobiettivi, ma si butta letteralmente in mezzo a scimmie e uccelli, passa intere settimane a seguire i branchi cercando disperatamente di farsi accettare e solo dopo enormi fatiche (e soprattutto, se il soggetto lo decide) riesce a stare faccia a faccia con loro. Quasi tutte le foto che vediamo sono state realizzate esattamente da quella distanza, cioè da pochissimi centimetri. Sia nel caso di un piccolo geco che di un enorme alligatore. Lo sguardo di Sbaraglia ha coperto i quattro angoli del mondo: dai ghepardi della Namibia alle rane del Madagascar, dagli incredibili eucalipti arcobaleno delle Hawaii alle splendide “bleeding heart monkeys” dell’Etiopia, passando per il colobo rosso (presente solo sull’isola di Zanzibar) fino ai grandi canyon statunitensi. Non male per un ragazzo con un dottorato in matematica e un lavoro di ricercatore all’IBM di New York, lasciato nel 2005 per rientrare in Italia e dedicarsi totalmente alla fotografia. Impossibile, allora, sfuggire al retaggio scientifico. Simone infatti cattura con la sua macchina fotografica anche le meravigliose coltivazioni di tulipani in Olanda, lavori sulla geometria che gli valgono la pubblicazione sul Daily Mail e l’accostamento ad artisti contemporanei come Barnett Newman. Un talento tutto italiano di cui andare fieri che ha esposto in Francia, Stati Uniti e Canada e pubblicato sulle più importanti riviste che si occupano di ambiente, come “Oasis” e “Natura”. Le foto più belle di Simone si possono trovare su www.simonesbaraglia.com.

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Categorie:Arte, Cultura, Fotografia, Roma

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