Contanti addio? Come stanno cambiando le abitudini di pagamento degli italiani

Al bancone del bar, la scena si ripete identica ogni mattina: qualcuno allunga due monete per il caffè, qualcun altro appoggia il telefono al terminale senza nemmeno aprire il portafoglio, e lo scontrino che esce dalla cassa non sa dire quale dei due gesti appartiene davvero al presente. Le abitudini di pagamento degli italiani stanno cambiando proprio in questo spazio quotidiano, tra la spesa al supermercato, le bollette e i piccoli acquisti, e i numeri raccontano un passaggio rapido ma per nulla lineare.
La risposta alla domanda del titolo è sfumata: no, i contanti non stanno sparendo, perché nessuna norma lo prevede e perché milioni di persone continuano a volerli fra le proprie opzioni; sì, il loro peso si riduce anno dopo anno, al punto che nel 2025 i pagamenti digitali hanno superato il contante nel valore complessivo dei consumi, pur restando indietro nel numero di operazioni concluse nei negozi.
Quanto si usa ancora il contante nei negozi?
Il contante resta lo strumento con cui si chiude la maggior parte degli acquisti nei punti vendita fisici italiani, ma la sua quota scende a ritmo costante. Secondo il Rapporto sulle abitudini di pagamento dei consumatori pubblicato dalla Banca d’Italia a ottobre 2025, sulla base dell’indagine della BCE, l’uso del contante pesava per l’82 per cento del numero delle transazioni nel 2019, per il 69 per cento nel 2022 e per il 61 per cento nel 2024.
Nello stesso arco di tempo le carte sono passate dal 16 al 26 e poi al 32 per cento delle operazioni, mentre i pagamenti fatti direttamente con lo smartphone restano minoritari ma raddoppiano in due anni, dal 2 per cento del 2022 al 4 per cento del 2024. Aiuta a leggere i dati anche la distinzione fra numero e valore: misurando gli importi invece dei singoli gesti, il contante vale il 49 per cento della spesa nei negozi, quota stabile rispetto al 2022, segno che le banconote si concentrano nelle uscite piccole e frequenti mentre le cifre più consistenti migrano verso gli strumenti elettronici.
Il digitale ha superato il contante nel valore dei consumi?
Sì: nel 2025 gli strumenti elettronici hanno coperto il 45 per cento del valore complessivo dei consumi degli italiani, contro il 38 per cento del contante e il 17 per cento di bonifici e addebiti diretti. Lo certifica l’Osservatorio Innovative Payments della School of Management del Politecnico di Milano, che stima in 518 miliardi di euro il transato digitale dell’anno, in crescita del 7 per cento sul 2024 e spinto da carte contactless, smartphone e pagamenti innovativi.
Questo sorpasso non contraddice il primato del contante nel numero delle operazioni, perché le due fonti misurano cose diverse. Il Politecnico fotografa il valore di tutti i consumi del 2025, dove gli acquisti di importo più alto spingono il digitale, mentre la Banca d’Italia misura i pagamenti effettuati nei negozi fisici nel 2024, dove contano anche milioni di caffè, giornali e scontrini da pochi euro saldati in moneta. Letti insieme, i due quadri dicono la stessa cosa: il contante presidia le spese piccole e frequenti, il digitale prevale negli importi più alti e quindi nel totale.
Pagare con lo smartphone è diventata un’abitudine?
Per una fascia crescente di italiani sì: sono 14 milioni le persone che nell’ultimo anno hanno pagato almeno una volta con il telefono o con uno smartwatch, contro i circa 10 milioni dell’anno precedente, sempre secondo l’Osservatorio del Politecnico. Il contactless nel suo insieme, quindi carte, telefoni e dispositivi indossabili, ha mosso 323 miliardi di euro nel 2025 con una crescita dell’11 per cento, mentre i pagamenti definiti innovativi hanno raggiunto gli 84,9 miliardi, più 45 per cento, arrivando a valere il 16 per cento del transato digitale.
Cresce alla stessa velocità anche il pagamento rateale a breve termine, la formula del BNPL che permette di dilazionare un acquisto in poche rate senza passare da un finanziamento tradizionale: nel 2025 ha mosso 9,9 miliardi di euro, il 45 per cento in più rispetto al 2024, con la componente online salita del 50 per cento. Il quadro si completa con due segnali di diffusione di fondo, perché il 96 per cento degli italiani possiede almeno una carta e il 69 per cento ha già usato almeno una volta il bonifico istantaneo: i wallet digitali, in altre parole, poggiano su un’infrastruttura personale ormai matura.
Perché il contante resiste nonostante tutto?
Il contante resiste perché continua a essere il modo più semplice per pagare le spese piccole di ogni giorno e perché una maggioranza di italiani vuole poterlo usare comunque, anche quando preferisce la carta. Nella fascia sotto i 30 euro, rileva la Banca d’Italia, il 64 per cento dei pagamenti del 2024 è avvenuto in banconote e monete, e anche se la quota era dell’89 per cento nel 2019 il primato non è in discussione; salendo di importo la carta avanza, ma tra 30 e 50 euro il contante tiene ancora il 56 per cento delle operazioni.
Dal lato delle preferenze, il 62 per cento degli intervistati italiani nel ciclo di indagini della BCE ritiene importante avere il contante come opzione, mentre il 55 per cento dichiara di preferire la carta nei negozi, e i due dati convivono senza contraddirsi perché scegliere uno strumento non significa voler rinunciare all’altro. Dal lato di chi vende, l’indagine della BCE sull’accettazione pubblicata ad agosto 2026 certifica che il 99 per cento delle PMI italiane accetta il contante, il valore più alto dell’area euro insieme alla Grecia.
Le ragioni di questo attaccamento sono note a chi studia i comportamenti di spesa e non coincidono con la sola diffidenza verso la tecnologia:
- l’abitudine, che rende il gesto di contare banconote e monete più immediato di qualunque schermata;
- il controllo della spesa, perché vedere il portafoglio che si svuota fissa un limite tangibile alle uscite;
- la fiducia in uno strumento che funziona sempre, senza batteria, senza rete e senza passaggi intermedi.
Quali regole sui pagamenti cambiano nel 2026?
La novità principale riguarda ciò che chi vende deve accettare, non ciò che tu puoi usare: il limite al contante resta fermo a 5.000 euro, quindi ogni pagamento in banconote può arrivare al massimo a 4.999,99 euro, una soglia confermata anche dalla legge di bilancio 2026. Dal luglio 2027 entrerà in campo il regolamento europeo antiriciclaggio 2024/1624, che fisserà un tetto comune di 10.000 euro lasciando a ogni Stato la facoltà di mantenerne uno più basso, come l’Italia fa già oggi.
Sul fronte dei pagamenti elettronici, l’obbligo per esercenti e professionisti di accettarli esiste dal 2014; dal 30 giugno 2022 è in vigore la sanzione di 30 euro più il 4 per cento del valore della transazione rifiutata. Con la conversione in legge del decreto legge 30 aprile 2026 numero 63, il provvedimento chiamato Carburanti-ter approvato in via definitiva dal Senato il 24 giugno 2026, lo stesso obbligo si estende ai wallet digitali e alle app di pagamento su smartphone e smartwatch, con identica sanzione; subito dopo la conversione, un operatore dei pagamenti via app ha annunciato l’azzeramento delle proprie commissioni sotto i 10 euro a partire da settembre.
Cosa cambia per esercenti, bar e artigiani che incassano?
Dal 1° gennaio 2026 chi emette documento commerciale deve collegare i propri POS al registratore telematico, e la sanzione per il mancato collegamento va da 1.000 a 4.000 euro. Dopo la nota dell’Agenzia delle Entrate del 31 ottobre 2025 il collegamento è logico e non fisico: non serve cablare nulla, basta associare i terminali alla cassa nel portale Fatture e Corrispettivi, con la procedura aperta dal 5 marzo 2026, la prima scadenza fissata al 20 aprile per i POS già attivi a gennaio e, per i terminali nuovi, un termine che cade l’ultimo giorno del secondo mese successivo all’attivazione. Chi non memorizza o non trasmette i dati rischia invece 100 euro per ogni operazione.
Il parco installato su cui queste regole si applicano è ormai vasto: secondo il Politecnico in Italia operano 3,6 milioni di terminali, il 19 per cento dei quali sono smart POS dotati di sistema operativo e app, e a questi si aggiungono 165.000 software POS, soluzioni che trasformano un normale smartphone o tablet in terminale senza hardware dedicato.
Proprio perché l’offerta si è allargata, i terminali oggi non sono affatto uguali fra loro: cambiano le commissioni per transazione, la presenza o meno di un canone, i tempi di accredito degli incassi, la gestione del contactless e la modalità di collegamento alla cassa, che dal 2026 non è più un optional. Uno smart POS con le sue applicazioni può avere senso per un ristorante, un POS su smartphone per un artigiano che lavora a domicilio, e la scelta va ragionata sul volume dei pagamenti e sullo scontrino medio della propria attività. Chi deve ancora scegliere il terminale o valuta di cambiarlo trova qui la guida al miglior pos disponibile nel 2026, un confronto utile per orientarsi prima di decidere.
Dove stanno andando le abitudini di pagamento degli italiani?
La prossima frontiera toglie il gesto del pagamento dalle mani della persona: un italiano su sei si dice già disposto ad affidare pagamenti a un agente di intelligenza artificiale, secondo l’Osservatorio del Politecnico, un dato che misura la fiducia accumulata verso gli strumenti digitali. Sul piano regolatorio, nel 2026 entra in vigore la seconda direttiva europea sul credito ai consumatori, che riscrive le regole proprio dei servizi di pagamento rateale a breve cresciuti così in fretta negli ultimi anni.
Si muove anche il lato dell’accettazione, perché nell’area euro il 68 per cento delle imprese con vendita fisica accetta ormai pagamenti via mobile, contro il 36 per cento del 2024, e un’impresa su quattro sta investendo per aumentare i pagamenti senza contante, secondo l’indagine della BCE dell’agosto 2026. “La nuova partita dei pagamenti non si gioca più solo sull’efficienza, ma sulla capacità di costruire un’infrastruttura critica e strategica”, sintetizza Valeria Portale, che dirige l’Osservatorio insieme a Ivano Asaro.
Se vuoi il quadro intero, con il dettaglio su BNPL, criptovalute, bonifici istantanei e parco POS che in questo pezzo trova spazio solo per cenni, puoi consultare i numeri completi dell’Osservatorio, pubblicati nel comunicato del 12 marzo 2026.
Domande frequenti sulle abitudini di pagamento degli italiani
Si può ancora pagare in contanti nei negozi?
Sì, e non esiste alcuna norma che preveda l’abolizione del contante. Le banconote restano lo strumento più usato per numero di operazioni nei negozi italiani, con il 61 per cento delle transazioni nel 2024 secondo la Banca d’Italia, e il 99 per cento delle piccole e medie imprese le accetta. Il limite legale è di 5.000 euro.
Qual è il limite al contante in vigore nel 2026?
Il limite all’uso del contante è di 5.000 euro, quindi ogni pagamento in banconote può arrivare al massimo a 4.999,99 euro, e la soglia è stata confermata dalla legge di bilancio 2026. Dal luglio 2027 il regolamento antiriciclaggio europeo introdurrà un tetto comune di 10.000 euro, ma gli Stati potranno mantenere limiti più bassi.
Un negoziante può rifiutare il pagamento con carta o smartphone?
No, perché esercenti e professionisti hanno l’obbligo di accettare i pagamenti elettronici dal 2014, e dal 30 giugno 2022 chi rifiuta rischia una sanzione di 30 euro più il 4 per cento del valore della transazione; con la conversione del decreto Carburanti-ter del 2026 l’obbligo copre anche wallet digitali e app di pagamento su smartphone e smartwatch.
Quante persone pagano con lo smartphone in Italia?
Secondo l’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, 14 milioni di italiani hanno pagato con smartphone o dispositivi indossabili nell’ultimo anno, contro circa 10 milioni dell’anno precedente. I pagamenti innovativi hanno mosso 84,9 miliardi di euro nel 2025, in crescita del 45 per cento, e valgono il 16 per cento del transato digitale.
(© The Parallel Vision ⚭ _ Redazione)
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