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“Ring – Titolo dei medi”, autentico viaggio nel mondo romano

Andato in scena dal 5 all’8 febbraio al Teatro Trastevere, lo spettacolo “Ring – Titolo dei medi” rappresenta una vera e propria sfida

Recensione di “Ring – Titolo dei medi”: un autentico viaggio nel mondo romano

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Andato in scena dal 5 all’8 febbraio al Teatro Trastevere, lo spettacolo “Ring – Titolo dei medi” rappresenta una vera e propria sfida: sia in senso letterario che metaforico.

È vero infatti che si racconta di incontri di boxe, ma una scommessa altrettanto temeraria è quella sul piano teatrale e stilistico.

“Ring – Titolo dei medi” al Teatro Trastevere

Ring – Titolo dei medi” è scritto da Alessandro Canale con la regia di Salvatore Cuomo e Valerio Palozza, prodotto da Piano Zero Teatro e interpretato da Emanuele Cecconi e Anna Dall’Olio.

Lo spettacolo ha una durata che sfiora le 2 ore, un tempo che possiamo definire quasi cinematografico.

Un centinaio di minuti che, a mio avviso, il pubblico non accusa. Probabilmente gli attori non saranno dello stesso avviso. 

Forse è stata la prima volta in cui in sala non mi è capitato di vedere luci bianche di schermi di cellulari nel buio della platea né di sentire caramelle scartate e masticate.

E questo per ben 2 ore!

Dall’Olio e Cecconi portano in scena 2 personaggi di borgata romana, ovvero Moira e Artemio.

A un primo sguardo possono sembrare caricature o estremismi, ma agli occhi di chi invece questa realtà la conosce e vive non lo sono affatto, anzi!

Realistici, convincenti e per niente stereotipati.

La storia di “Ring – Titolo dei medi”

La storia ruota introno al pugile Claudio Castelli, protagonista del racconto ma che non appare mai in scena.

Ho trovato interessantissima questa scelta. Tutto ciò che noi sappiamo di lui è dato dal racconto che ne fanno le 2 parti: Moira la moglie e Artemio l’allenatore.

Un protagonista senza volto e, sopratutto, senza voce. 

Questo essere – per volere registico, suppongo – senza immagine e senza voce è indicativo anche di quella che è la storia della sua esistenza.

Parliamo infatti di un susseguirsi di scelte e azioni dettate dagli interessi di chi gli sta intorno, e mai dai suoi.

Una vita in balìa delle decisioni altrui. Un ragazzo che da sempre non ha voce in capitolo, specie quando si tratta della sua vita. 

Da una parte un allenatore che lo sprona, lo incita, lo spinge verso il mondo dei combattimenti che lo sfrutta per un suo guadagno personale servendosi talvolta di manipolazioni affettive.

Dall’altra la moglie che lo soggioga psicologicamente affinché annulli sé stesso per assecondare le aspirazioni personali di lei che lo porta ad accettare dei compromessi folli.

Una comicità romana: amara che fa riflettere

Il dialetto fortemente romanesco non è mai disturbante, e aiuta la comicità delle scene.

Ma è una comicità amara, perché benché nell’immediatezza fa affiorare un sorriso, subito dopo lascia spazio alla riflessione sulla natura egoistica umana.

E muove inoltre lo spettatore a provare sincera compassione nei confronti del povero Castelli

Non è banale nemmeno la scelta ossimorica di selezionare quella del pugile come figura che incarna una personalità fragile.

Da un pugile ci si aspetta forza, decisione, persecuzione di un obiettivo ma… non da Castelli.

Il grande merito degli attori di “Ring”

Ai 2 attori il grande merito di tenerci incollati per tutto il tempo.

Portare avanti una messa in scena di tale durata, esibendosi soltanto in monologhi (o finti dialoghi) è dimostrazione di grande capacità attoriale… E grandi polmoni!

Troviamo una scenografia metonimica in grado di rendere al pubblico la collocazione spaziale della scena in maniera chiara.

I personaggi tendono sempre a rivolgere i loro “monologhi” verso le quinte, dove dovrebbe idealmente trovarsi Castelli.

Da una parte la quinta rappresenta per lo più la porta dello spogliatoio, dall’altra una stanza dell’abitazione della coppia.

2 ore di sorrisi e di romanità asciutta che ci accompagnano nella cruda realizzazione di quanto sia facile riconoscersi all’interno di dinamiche manipolatorie mascherate da persone bisognose di comprensione e affetto.

Informazioni

The Parallel Vision ⚭ _ Myra Verdura)


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