Cultura

Premio Vesta 2025, il grande mondo della letteratura per esordienti

L’intelligenza artificiale è il tema del Premio Vesta 2025, quarta edizione del prezioso concorso letterario del Lazio

Premio Vesta 2025, torna il concorso letterario per gli esordienti

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“L’Intelligenza Artificiale riscriverà la creatività umana?“: è questo il tema del Premio Vesta 2025, quarta edizione del prezioso concorso letterario del Lazio.

Un prestigioso riconoscimento per gli scrittori e le scrittrici emergenti di Roma e della Regione.

Il Premio Vesta 2025 è poi una grande opportunità e rampa di lancio per i sogni di giovani autori che troppo spesso non trovano spazio nel mondo dell’editoria.

Oggi intervistiamo l’ideatrice e direttrice artistica del Premio, Sara Matteucci.


Il Premio Vesta 2025 celebrerà la nuova letteratura contemporanea e i giovani autori esordienti del Lazio a Palazzo Valentini il 12 dicembre 2025

Proprio così. Anche quest’anno, patrocinati da Roma Capitale – che da anni sostiene l’iniziativa – accoglieremo le voci della nuova letteratura contemporanea.

Data la natura del premio, che guarda alla nuova generazione, ciò che raccogliamo dal punto di vista letterario è anche una risposta, o forse un’ulteriore domanda, sulla formazione dell’identità dei più giovani. 

Guardare ai giovani significa guardare al futuro e avere il coraggio di proiettarlo.

In un’era in cui il futuro si scrive e si riscrive in tempi sempre più brevi e rapidi, la letteratura può ancora fermare il tempo: può fissarlo, può invitarci a dedicargli attenzione.

Anche leggere un libro, come amo dire, bisogna fermare il tempo.

E oggi non siamo più abituati a farlo, perché il paradigma contemporaneo è quello di squarciare il tempo, di consumarlo.

Invece la letteratura – quella che ti attraversa – direi essere un elogio alla staticità dinamica: mi fermo per esserci, davvero. 

Come ogni anno c’è sempre un tema intorno al quale si declina l’evento. Quale sarà per il 2025?

La scelta del tema, dopo anni di direzione artistica del Premio, mi sento di dire sia fondamentale. Deve interpretare il presente e tracciare la traiettoria del futuro prossimo.

Sono solita, per questo, partire da una domanda, da un dubbio, da qualcosa che riesco a riscontrare nel dialogo collettivo. In altre parole, un’annosa questione.

Quest’anno l’attenzione si è posata sull’intelligenza artificiale.

In che modo può questa riscrivere la creatività? Rappresenta una minaccia o una risorsa?

Può essere, banalmente, nell’ottica della creatività e del lavoro degli scrittori, un revisore di bozze?

Oppure la semplificazione automatica di quei processi, anche complessi, della mente che, se affidati all’essere umano, conservano una preziosa marginalità d’errore, di unicità, di diversificazione?

La praticità e la velocità della “democratica” intelligenza artificiale rischiano di essere troppo toniche e performanti.

Finiranno per coprirci, per metterci addosso una maschera, una persona interposta, un filtro?

Non poche domande. Offrirete soluzioni e risposte a questi quesiti? In che modo il Premio tutelerà la letteratura, non oscurando l’avanzata imminente – o già avvenuta – dell’AI? 

Non vogliamo limitarci alle domande né all’offerta di risposte e soluzioni che rischierebbero di diventare sterili, se non applicabili.

Per questo motivo, il vincitore o la vincitrice di questa quarta edizione avrà la possibilità di confrontarsi con i corsi su ChatGPT, sulle automazioni creative.

Anche sulle applicazioni dell’intelligenza artificiale alla scrittura e al business. Perché – va detto – anche gli scrittori, a loro modo, sono dei piccoli imprenditori.

Tutto questo sarà possibile grazie alla borsa di studio offerta dal nostro partner Carriere.it, piattaforma italiana leader nella formazione professionale, con il suo neonato Carriere.ai, il nuovo hub dedicato all’intelligenza artificiale e all’innovazione tecnologica.

Vogliamo offrire al vincitore o la vincitrice del Vesta la possibilità di imparare a guidare il cambiamento, non a subirlo.

E per farlo, dobbiamo conoscere l’intelligenza artificiale, comprenderla e usarla per rafforzare il nostro sapere, non per sostituirlo.

Tecnologie e creatività possono davvero andare d’accordo? Possono trovare un punto di adesione?

Io credo negli incontri che creano dissidio, non nei colpi di fulmine.

Credo nell’incontro che divide, che costringe a ridefinirsi, che muta le forme del pensiero.

Tecnologia e creatività possono coesistere solo se accettano di non assomigliarsi.

“Se vogliamo che tutto resti com’è, bisogna che tutto cambi“, come ci insegna la letteratura.

(© The Parallel Vision ⚭ ­_ Redazione)


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