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Perché gli adulti hanno ancora bisogno delle fiabe

Spesso le immaginiamo confinate nella cameretta dei più piccoli, eppure le fiabe non smettono mai di parlarci

Perché gli adulti hanno ancora bisogno delle fiabe

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Photo by RDNE Stock project on Pexels.com

Spesso le immaginiamo confinate nella cameretta dei più piccoli, tra pagine illustrate e pupazzi di stoffa, eppure le fiabe non smettono mai di parlarci.

Da adulti, quando la vita ci costringe a misurarci con dolore, ingiustizia e paure che sembrano invincibili, quelle storie rivelano tutta la loro potenza.

Nelle fiabe il male è sempre presente: un drago, una matrigna crudele, un lupo che attende nell’ombra.

Ma il messaggio profondo è che il male non è eterno: può essere affrontato e trasformato. È questo nucleo di speranza a renderle intramontabili.

Gli archetipi universali secondo Todorov

Il critico e filosofo Tzvetan Todorov ha mostrato come le fiabe siano costruite su archetipi universali che attraversano culture e secoli.

L’eroe e l’antagonista, l’aiutante magico, la prova da superare, il lieto fine: non sono semplici personaggi o passaggi narrativi, ma figure che parlano direttamente all’inconscio.

Leggerle da adulti significa riconoscere che quelle presenze non sono esterne a noi, ma parti della nostra stessa psiche.

Il coraggio che si oppone alla paura, la speranza che resiste al dubbio, la redenzione che convive con il lato oscuro.

Bettelheim: le fiabe e le nostre paure interiori

Bruno Bettelheim, con “Il mondo incantato”, ha evidenziato come le fiabe abbiano una funzione psicologica fondamentale.

Ovvero aiutano i bambini a dare un nome alle angosce e a comprendere che le paure possono essere superate.

Ma questa funzione non si esaurisce con l’infanzia. Per l’adulto, la fiaba diventa un linguaggio simbolico che parla di crisi, insicurezze e conflitti interiori.

È una forma narrativa essenziale e universale, capace di toccare corde che la razionalità non riesce a sfiorare.

I simboli che ci parlano ancora

Ogni fiaba custodisce un insegnamento che va oltre l’infanzia.

Cappuccetto Rosso” ci ricorda di stare attenti ai pericoli in cui potremmo incappare quando decidiamo di uscire dal seminato.

La Bella e la Bestia” mostra il potere trasformativo dell’amore e della compassione, e ci insegna a non oggettificare le persone.

Hansel e Gretel” racconta che anche nell’abbandono e nella fame, ci si può salvare facendo affidamento sulla propria intelligenza.

Sono storie che ci invitano a guardare in faccia il lato oscuro senza cedere alla disperazione.

Un mondo sempre più cupo

Viviamo in un’epoca segnata da crisi, conflitti e da un flusso costante di notizie che amplificano scenari di paura.

Ciò è denotato anche dall’esplosione della fantascienza distopica dello scorso decennio, dalla sempre maggiore influenza di thriller e noir e lo stesso interesse crescente per il true crime.

Generi che rispecchiano una realtà sempre più violenta e cupa.

Tale interesse non vuole essere criticato, è la naturale conseguenza delle sfide, sempre più crude, che ci presenta la società. 

In questo contesto, le fiabe non sono evasione, ma resistenza. Offrono la possibilità di immaginare un finale diverso, di credere che la luce sia ancora possibile.

Ritornare alle fiabe, che comunque presentano in molti casi delle sfumature orrorifiche, non significa rifugiarsi in un’illusione infantile.

È un atto di forza, un richiamo alla speranza.

Ritrovare il bambino interiore

Forse oggi più che mai è necessario risvegliare quel bambino interiore che sa ancora stupirsi, che crede nella possibilità di cambiamento.

Che accetta l’esistenza del male, ma non si rassegna alla sua vittoria.

Leggere una fiaba da adulti è un gesto poetico e resistente: ci ricorda che, anche nelle notti più scure, la promessa di una nuova aurora rimane.

Perché, in fondo, ogni fiaba ci sussurra che l’oscurità non ha mai l’ultima parola.

The Parallel Vision ⚭ _ Ilaria Alleva)


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2 commenti

  1. Sul tema si è espresso recentemente il filosofo Nicola Donti in un podcast con Alessandro Cattelan. Donti ha parlato delle favole nel contesto dell’educazione e della lettura, sostenendo, come hai fatto tu, che siano importantissime nella formazione dei bambini. Innanzitutto, raccontare una favola significa creare un momento di intimità tra chi ascolta e chi racconta. Un altro punto fondamentale è riconoscere che le favole contengono un contenuto reale e necessario. Giustamente hai citato Cappuccetto Rosso: in questa favola ci sono elementi macabri e bisogna mantenere queste parti brutte per non edulcorare la realtà. Donti quindi sostiene che la funzione delle favole è duplice: insegnano che il male esiste ed è bene che un bambino lo sappia; allo stesso tempo non servono a insegnare che i draghi esistono, ma che “si possono sconfiggere”. In sintesi, le favole servono a costruire gli anticorpi e a non “disattivare l’umano”, preparando i bambini ad affrontare la realtà senza esserne sopraffatti.

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