“Dracula” di Stoker e “Nosferatu” di Eggers: la nostra analisi

La figura di Dracula ha attraversato il tempo, assumendo forme e significati diversi nelle mani di vari autori e registi.
Tra le reinterpretazioni moderne si distingue l’ultimo lavoro di Robert Eggers “Nosferatu“, uscito nelle sale il primo gennaio 2025.
Il film re-immagina l’iconico vampiro attraverso la lente del cinema contemporaneo.
Ma come si posiziona questa versione rispetto all’opera originale di Bram Stoker del 1897?
L’opera di Stoker: nascita di un’icona
Il romanzo “Dracula” di Bram Stoker è un pilastro della letteratura gotica.
Raccontato attraverso una serie di lettere, diari e articoli di giornale, il libro introduce il conte Dracula.
Un nobile transilvano che si trasferisce in Inghilterra per diffondere il suo dominio vampirico.
La narrazione è permeata da tematiche come la sessualità repressa, la paura dell’altro e il conflitto tra modernità e tradizione.
Stoker crea un personaggio enigmatico e inquietante.
Dracula è sia mostro che aristocratico, incarnando un’ambivalenza che lo rende irresistibile e terrificante.
Attraverso la figura del vampiro, l’autore esplora le ansie sociali dell’epoca vittoriana.
Come ad esempio la contaminazione culturale e le dinamiche di potere sessuale.
Nel romanzo, così come nella nuova interpretazione di Eggers, la forza spirituale è rappresentata dall’elemento femminile, Mina Harker.
Il Nosferatu di Eggers: un demone interiore
Robert Eggers si confronta con un colosso cinematografico: il “Nosferatu” di Friedrich Wilhelm Murnau del 1922.
Un adattamento non autorizzato di “Dracula” per cui il regista fu costretto a pagare un risarcimento piuttosto sostanzioso alla famiglia Stoker.
Ma che è rimasto un pilastro dell’espressionismo tedesco.
Eggers non solo cita Murnau, ma amplia il significato della storia attraverso una prospettiva moderna.
Egli è noto per il suo stile visivamente evocativo e la predilezione per atmosfere inquietanti.
L’estetica visiva gioca infatti un ruolo cruciale.
Le ambientazioni gotiche e l’uso di luci e ombre ricordano il cinema espressionista tedesco.
Ma il regista introduce anche una profondità psicologica che mancava nelle prime rappresentazioni filmiche.
Eggers si concentra su dinamiche umane e relazioni personali.
Trasformando così Nosferatu in un demone che deve essere combattuto come mostro interiore.
La purezza di Mina Harker qui lascia spazio alla perversione di Ellen Hutter.
La ragazza infatti si è concessa al vampiro come amante prima di trovare conforto tra le braccia di suo marito Thomas.
Un gotico moderno
Eggers riesce a restituire allo spettatore le stesse atmosfere cupe e inquietanti che emergono dal romanzo epistolare di Stoker.
La fotografia gelida e le inquadrature in primo e in primissimo piano sono spesso accompagnate da alcune sequenze a rallentatore.
Queste danno l’idea della malìa del vampiro che aleggia su Thomas Hutter in Transilvania prima e sull’intera Wisborg nella seconda parte della pellicola.
In particolare l’ombra della mano di Nosferatu che si stende sulle case nella notte.
Questa dà lo stesso senso di oppressione che emerge dalla corrispondenza di Mina nel romanzo.
A differenza dell’opera di Stoker, tuttavia, Eggers opta per un finale più tragico ma anche più umano.
La giovane donna oggetto dell’ossessione vampirica non deve essere salvata e non può esserlo perché è essa stessa la salvatrice.
Ellen Hutter è l’eroina che si redime dai propri peccati e così facendo redime anche i suoi compagni di avventura.
Quella di Eggers, con le dovute divergenze, è probabilmente la miglior trasposizione cinematografica dell’opera stokeriana.
(© The Parallel Vision ⚭ _ Ilaria Alleva)
Scopri di più da The Parallel Vision
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
