Cultura

Intervista: Ilari, “l’integrità è la cosa più importante”

Oggi abbiamo incontrato Enrica Ilari, giovane diplomata al Centro Sperimentale e autrice prolifica in piena ascesa

Intervista: Enrica Ilari, “l’integrità è la cosa più importante”

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Enrica Ilari

Il lavoro è importante, ma l’integrità lo è molto di più“.

Poche e semplici parole per descrivere bene Enrica Ilari, giovane attrice e autrice neo-diplomata al Centro Sperimentale.

Tra i vari riconoscimenti già messi in bacheca, Enrica ha conquistato anche il prestigioso Premio Mattador.

Un’esperienza vissuta la scorsa estate grazie a “Satàn“, il suo primo lungometraggio.

Oggi ho chiesto a Enrica di raccontarci qualcosa in più sulla sua parabola personale e artistica, fin qui più che promettente.


Mi racconti da dove nasce la storia artistica di Enrica?

Sono nata in un piccolo paese di poche centinaia di anime.

Il cinema più vicino era distante oltre un’ora di auto, librerie non ne parliamo…

Ma quando ti annoi molto inizi a esercitare la fantasia.

È così che sono nate le mie prime storie, nel buio della mia cameretta.

A 12 anni, quando molti ragazzi iniziavano a uscire e a muovere i primi passi nell’adolescenza, io restavo in casa a guardare film.

Non posso dire di essermi mai pentita.

Da quanti anni fai questo lavoro? E da allora com’è cambiato il tuo modo di intraprendere iniziative artistiche?

Ho iniziato a studiare recitazione già durante il liceo e più seriamente dopo il diploma.

Poco più di 3 anni fa, per gioco, ho scritto un cortometraggio e ho tentato il provino al corso di Sceneggiatura del Centro Sperimentale.

Mi hanno presa.

Da allora cerco di conciliare il mio amore per la recitazione con la passione per la scrittura.

Prima di entrare al Centro ho attraversato un periodo un po’ sconclusionato.

Volevo fare arte, ma saltabeccavo da una forma espressiva all’altra senza trovare la mia strada.

Oggi mi piace pensare di aver trovato una direzione, con obiettivi più chiari e definiti. 

Hai vinto questa estate il Premio Mattador per il tuo film “Satàn”. Che esperienza è stata? 

Meravigliosa. Quando ho ricevuto la notizia non potevo crederci!

La cerimonia di premiazione al Teatro La Fenice di Venezia è un’esperienza che porterò sempre nel cuore.

Per le belle persone che ho conosciuto e per la possibilità di incontrare professionisti di alto livello con cui discutere della mia sceneggiatura. 

È stata un’iniezione di fiducia in un periodo in cui ne avevo davvero bisogno. 

Sono molto grata a Laura e Pietro per aver dato vita a questo Premio.

Mi racconti di cosa si tratta e come hai lavorato sulla sceneggiatura? 

Satàn” è il mio primo lungometraggio.

Una commedia satirica dedicata a tutti i diversi alla ricerca di un proprio posto nel mondo. 

Un perdigiorno fonda una setta satanica a scopo di lucro nel cuore della periferia romana.

Il fenomeno assume una portata epocale.

Finendo per dare vita a una vera e propria rete di solidarietà fra reietti.

È la storia di come, in fondo, la strada del Paradiso sia lastricata di cattive intenzioni. 

E di come ciò che conta veramente è chi siamo, non come appariamo agli occhi della società.

Forse per questo la ritengo molto personale.

Al momento di cosa ti stai occupando?

Mi sono appena diplomata al Centro Sperimentale, quindi mi sto concentrando sulla ricerca del lavoro.

E perché no, anche di nuove esperienze. Ho in mente tanti progetti che mi piacerebbe realizzare.

Parlami delle iniziative che hai in mente per i prossimi mesi

Mi piacerebbe fare un’esperienza di regia con il mio cortometraggio “Tinderella”, che lo scorso anno è stato vincitore del Premio Sonego.

È il primo testo che ho scritto in assoluto, quindi ha per me un forte valore affettivo.

So che sarà una grande emozione vederlo prendere vita.

Da poche settimane ho dato vita a “Cinematika”, un canale social in cui parlo di cinema, arte e letteratura.

Lì racconto la mia esperienza.

Cerco poi di dare consigli a tanti giovani che, come me, vorrebbero muovere i primi passi in questo mondo ma non sanno come iniziare.

Con una collega attrice sto scrivendo un’opera teatrale che ci piacerebbe portare in scena nel 2025.

Ho più di qualche progetto in cantiere. Anche in solitaria.

Sono molto poliedrica… forse troppo!

Ma sento dentro di me una forte esigenza comunicativa.

Dimmi un progetto artistico di cui vai particolarmente fiera

Iperborea”. È una serie tv che ho scritto insieme a 2 colleghi del Centro Sperimentale.

Forse è l’opera a cui tengo di più. 

Si tratta di una spy story ispirata alla vera storia di Borante Domizlaff.

Un ex nazista che durante gli anni ‘50 si riciclò come comparsa presso gli Studios di Cinecittà.

È un progetto ambizioso dal taglio internazionale, ne vado molto fiera e mi piacerebbe che un giorno vedesse la luce.

C’è una cosa che un’attrice non deve mai fare e un’altra invece che va sempre fatta?

Anche se sembra retorico, non bisogna mai scendere a compromessi. 

Spesso c’è una concezione sbagliata dell’attore, che viene visto come un burattino a pagamento.

Può capitare di trovarsi davanti a richieste che esulano dal nostro ruolo lavorativo.

E che con l’arte hanno ben poco a che fare. 

Il lavoro è importante, ma l’integrità lo è molto di più.

Personalmente cerco di prendere sempre le distanze da questo tipo di situazioni.

Una cosa che è sempre importante fare, invece, è prendere ogni progetto con serietà e mostrarsi professionali e appassionati.

Non importa se si tratta di una grande produzione o di uno spettacolo amatoriale.

C’è sempre qualcosa da imparare.

Bisogna accogliere ogni possibilità con gratitudine perché non si può mai sapere che frutti darà.

Per me, le migliori occasioni della vita sono arrivate quasi per caso. 

Mi descriveresti il lavoro artistico di Enrica Ilari con un’immagine e con 3 parole?

Molti anni fa, quando ero appena all’inizio della mia carriera di scrittrice, dissi a mia madre “sono stanca di leggere storie dove i potenti hanno la meglio”. 

Era vero.

Io volevo una storia in cui vincessero anche i perdenti, i poveri, i soli e i derelitti.

Volevo delle storie che parlassero di me.

E mia madre mi disse: “scrivine una tu”.

Sono 3 parole. Ma oggi so che hanno dato inizio a tutto. 

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)


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