Cultura

Intervista: Vesiante al Premio Vesta tra arte e società

Al Premio Vesta 2024 ci sarà anche Vesiante, enigmatico artista rappresentante della Generazione Zeta

Intervista: Vesiante al Premio Vesta tra arte, psiche e società

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Vesiante

Anche per la sua terza edizione il Premio Vesta patrocinato da Roma Capitale si concentrerà sulle espressioni artistiche della Gen Zeta.

Inserendo una matrice artistica adiacente alla ragione culturale del premio.

Verrà presentato al pubblico l’enigmatico artista Vesiante, rappresentante anch’esso della Generazione Zeta.

Società contemporanea e psiche umana: questi i temi cardine del mondo artistico di Vesiante.


Vesiante al Campidoglio in occasione della terza edizione del Premio Vesta. Chi è Vesiante? Conosciamolo da vicino…

Vesiante è molte cose e, tra queste, un alter ego.

È un’anima che vive internamente e si contrappone tra la vita professionale dedita al lavoro e la performance artistica.

Vesiante guarda entrambe le realtà, le vive, le sperimenta e sente il bisogno di doverle conciliare a ogni costo.

Se da una parte l’arte è l’antidoto, dall’altra la sfera imprenditoriale è un bagaglio carico di ispirazioni, talvolta anche negative.

Non nasco nel mondo dell’arte, ma nel tempo ho capito di vivere a pieno solo attraverso essa.

Grazie anche alla figura di Vesiante.

Il tuo personaggio non è di facile comprensione. Definiresti ambiguo il tuo manifesto artistico?

Sì, per forza di cose non posso che considerarmi io stesso un personaggio ambiguo.

E il mio manifesto ha un simbolismo fortemente antitetico.

L’abbigliamento in stile yuppie mostra il legame di Vesiante con una tipo di vita ben preciso che sposa il denaro e ricerca il potere.

Al contempo le sue opere esprimono concetti carichi di risentimento verso l’opulenta e corrotta società nella quale si trova totalmente immerso.

Vesiante e Premio Vesta. Come nasce la collaborazione? 

La collaborazione con il Premio Vesta nasce dalla comunione di intenti con la matrice artistico culturale dell’evento.

Il Premio è legato alla scoperta dei talenti artistico-letterari della Generazione Zeta.

È un’iniziativa fresca che prende vita dall’inventiva della sua ideatrice e direttrice artistica Sara Matteucci.

Sara ogni anno porta in scena il simposio dei giovani cittadini del domani.

I giovani raccontati dai giovani.

Quest’anno il premio sensibilizzerà sul compromesso fra successi e insuccessi in uno scenario sociale che ci vuole troppo spesso eccessivamente performanti.

Il mio obiettivo sarà svelare attraverso l’arte il grande rammarico del nostro tempo:

l’obbligo di dover eccellere a tutti i costi

Non per noi stessi, ma per accondiscendere il severo tribunale sociale e gli obiettivi da questo imposti.

Vesiante non mostra quasi mai il volto, volutamente celato da un elmo. Come mai questa scelta? 

L’elmo di Vesiante non è una vera e propria maschera e il mio intento non è quello di celarmi totalmente alla Banksy.

La mia identità è infatti nota a molti.

L’elmo viene utilizzato per schermarmi nel mondo online.

Mi consente di mantenere almeno in parte una privacy digitale, la definirei così.

Una sorta di filtro che cerco di utilizzare il più possibile online, almeno in questo momento della mia vita.

L’elmo è poi il simbolo identificativo della mia immagine artistica e del mio personal brand, ma non solo.

È un peso che porto assiduamente come un voto, una costante performance.

Un oggetto carico di significati e tra questi il più emblematico si identifica nella metafora della “gabbia d’acciaio” di Max Weber.

Sul palco del Campidoglio, in occasione della cerimonia del Premio Vesta, cosa scopriremo di Vesiante? Ci sarà una rivelazione? 

Credo sia importante raccontarsi attraverso il palco di un premio che vuole “leggere da vicino” la nostra generazione.

Eppure non ci saranno parole, in tutti i sensi, per descrivere il manifesto artistico del mio alter ego Vesiante.

Sorgeranno interrogativi senza risposta.

E forse sarà proprio la mancanza di una rete di soluzioni a descrivere con accuratezza il sentimento profondo che accomuna le nuove generazioni.

Non svelo altro…

Se la società riempie l’animo di aspettative, l’arte può fare altrettanto? Quali i tuoi traguardi più importanti?

La società moderna riempie l’animo dei giovani d’aspettative, che spesso però non vengono soddisfatte.

Ma non solo.

L’attuale società ci insegna ad avere obiettivi privi di veri valori che una volta raggiunti si rivelano deludenti.

Non essendo appunto parte dei nostri desideri più personali e profondi.

Anche il settore dell’arte agisce nello stesso modo.

Ma noi artisti, almeno in parte, siamo privilegiati per via della nostra forte passione creativa.

Che in nessun modo è in grado di spegnersi.

Da un punto di vista personale considero il mio traguardo più grande semplicemente quello di essere riuscito ad avviare il progetto che da troppo tenevo nel cassetto.

A livello di riconoscimenti invece posso sicuramente considerare importante la partecipazione alla Biennale di Venezia per l’80esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.

Lì ho toccato tematiche sociali decisamente più impegnative del solito con le quali mi sono messo alla prova.

Dopo il premio, quali i tuoi progetti futuri?

A seguito del Premio, evento in cui intendo lasciare un segno, continuerò a raccontare la società attraverso le più recondite espressioni della psiche.

Frutto di un’osservazione verace che suggestiona il mio vissuto, professionale e artistico.

Saranno come sempre i 2 mondi a dialogare per raccontare la società.

Il mio impegno si rivolgerà sempre di più nell’individuare nuove formule di espressione artistica.

Correlandole a tematiche che possano dare una scossa al pubblico.

Tutto questo tramite la mia visione e attraverso quella di Vesiante.

Informazioni

The Parallel Vision ⚭ ­_ Redazione)


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