Mostre a Roma, recensione: “Tracce di Vita” alla Galleria Faber

Che differenza c’è tra la Sagrada Familia di Gaudì e un termitaio?
La domanda, volontariamente provocatoria, di solito trova risposta nell’intenzionalità dell’artista.
Koro Ihara invece passa oltre la sola mimesi e l’intenzionalità e si interroga sulla possibilità di trovare un nuovo modo di fare arte.
La mostra “Tracce di Vita” di Koro Ihara
Secondo il giovane e affermato scultore giapponese, l’impresa è possibile grazie a un ritorno alla materia ancestrale.
Alle origini della vita e alle sostanze che la terra può offrire.
Una mostra concettuale, rigorosa e allo stesso tempo poetica.
In grado di sollevare domande a cui è estremamente difficile trovare una risposta.
La prima e forse la più misteriosa è quella che pone in relazione artista e opera d’arte.
È l’artista che crea l’opera d’arte o è l’opera d’arte che si crea da sé?
Partendo da questo dilemma, Ihara sperimenta con materiale organico e ancestrale capovolgendo la gerarchia che vede l’uomo in cima alla piramide.
Con estremo rispetto e comprensione, Ihara infatti apre l’esposizione con una scultura rappresentante un cane.
Illustrando il processo di creazione che parte dagli escrementi dell’animale stesso all’utilizzo di una lacca pregiata detta Urushi.
Con questa l’artista indurisce lo sterco animale per poi modellarlo e ricreare la forma originaria che ha prodotto la sostanza stessa.
Seguendo il filo conduttore della potenza edificante della natura, Ihara presenta “Made in the Ground“.
Un lavoro di maniacale precisione in cui i cumuli di humus generati da lombrichi vengono trasformati in opere di terracotta e ceramica.
La superficie viene poi trattata con la lacca Urushi o con dell’oro.
Creando così un evocativo contrasto tra quest’ultimo e gli escrementi dei lombrichi elevandoli ad opere d’arte.

Le serie “Dyeing” e “Still Life”
Il viaggio continua con la serie “Dyeing” in cui 2 tele accolgono rispettivamente minuti insetti della famiglia delle cocciniglie e bachi da seta.
Questi vengono raccolti e, con estrema precisione, distesi sulle tele.
Per poi rilasciare, grazie all’acqua vaporizzata sul materiale organico, un caratteristico colore rosso o giallo sulla parte inferiore delle tele.
Il ciclo vitale è quindi in continuo movimento ed evoluzione, non si ferma e non lascia spazio a interferenze.
Tuttavia questo concetto raggiunge il culmine dell’espressione artistica di Ihara nella serie “Still Life“.
Qui l’artista sperimenta con una carta fotosintetizzante e lascia reagire dei cianobatteri chiamati ishikurage con il kozo.
Il kozo è un vegetale che costituisce la materia prima della carta giapponese.
Il quadro che ci si trova di fronte è quindi un’opera vivente in grado di operare il processo di fotosintesi.
Il lavoro, oltre a voler fondere 2 culture diverse, assume il valore di una sintesi perfetta tra natura, innovazione e tradizione.
Soprattutto se si considera che la tela è ospitata da una cornice antica del 1800 recuperata nei negozi di antiquariato del centro storico di Roma.
Come ogni artista o opera d’arte, Khoro Ihara non fornisce risposte alla domanda con cui si è aperto questo articolo.
Con le sue affascinanti serie, il creatore nipponico vuole esplorare nuovi modi di fare scultura.
Oltre a volersi interrogare sull’identità stessa di opera d’arte:
Se il materiale utilizzato per le creazioni è ben presente e radicato sulla nostra terra, allora è possibile pensare che gli organismi stessi siano depositari di cultura?
Ihara si concentra su escrementi e materiali organici in quanto capaci di connetterci con altre forme di vita.
Sfidando quindi la concezione secondo la quale essi siano disprezzati e considerati taboo,
E soprattutto in quanto strumenti che l’arte utilizza per immergersi nella bellezza, nel mistero e nella sublimità della vita tutta.
INFO MOSTRA
– Titolo:
“Tracce di Vita“
– Dove:
Galleria Faber
Via dei Banchi Vecchi 31
– Durata:
Fino al 7 dicembre 2024
– Orari:
Dal martedì al sabato dalle 10 alle 19. Domenica su appuntamento
– Biglietti:
Ingresso libero
– Info:
Tel: +39 06-68808624
Mail: info@galleriadartefaber.com
(© The Parallel Vision ⚭ _ Silvia Torrioli)
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