Intervista: la Cucina Inclusiva di Luana Tribelli

Pastry Chef metà siciliana e metà romana, Luana Tribelli esordisce appena un paio di mesi fa su Instagram con la sua Cucina Inclusiva.
Un format che non va verticale sulla cucina vegana o vegetariana ma che abbraccia tutte quelle persone in cerca di un cambiamento.
Per sé stessi e per il pianeta.
Dalla provincia di Trapani alla Capitale, Luana semplicemente suggerisce locali e ristoranti d’eccellenza dove mettersi in gioco, scoprendo nuovi piatti e sapori.
Sta a chi guarda, poi, la scelta. Senza stigmatizzare un ragù o mettere alla berlina una bistecca.
Ristoranti vegani, quindi. Ma anche ristoranti vegetariani. Con tanto spazio per il gluten free, il senza lattosio e il mondo delle intolleranze in generale.
Oggi Luana mi ha raccontato del suo splendido progetto di transizione alimentare che da dicembre 2023 ha già raccolto più di 13mila followers.
Dove e quando nasce l’idea di Cucina Inclusiva?
Nasce a Roma a dicembre 2023 dall’idea di un mio cambiamento alimentare.
Non perché io voglia rivoltare il mondo. Ma credo che nel mio piccolo, se faccio un passo, magari riesco a farlo fare ad altre persone che mi seguono.
E come si dice, l’unione fa la forza.
Io non sono vegana, ma penso che un giorno potrei diventarlo.
Il cammino è sicuramente lungo, però sono già felice e soddisfatta di aver pensato nella mia mente a questo cambiamento.
L’idea di poter aiutare il pianeta e gli esseri umani mi fa svegliare la mattina facendomi sentire bene con me stessa.
Ho immaginato questa cosa quando ancora lavoravo per un’azienda nel mondo del food, ma che non mi apparteneva più.
È stato un vero e proprio cambiamento dall’oggi al domani.
Ho sempre vissuto in mezzo agli animali fin da bambina.
Quando a dicembre ho visitato un agriturismo, ho toccato con mano tutto quello che è il coltivato a km 0, la natura, gli animali… Mi è scattato qualcosa. E adesso sono felice.

Il tuo format a che tipo di pubblico si rivolge?
Un pubblico di ragazze e ragazzi dai 25 anni in su.
Anche se non c’è un’età per il cambiamento! Al 50enne che mi segue, ad esempio, posso far venir voglia di cambiare. Qual è il problema.
Quindi Cucina Inclusiva non è rivolta soltanto a vegani e vegetariani
No. Come dice il nome, è proprio l’inclusività al centro del progetto.
Quindi tutto il cibo all’interno del mondo vegano, vegetariano, senza glutine.
O quello delle intolleranze: al latte e al nichel, ad esempio.
Io consiglio i locali che frequento in base alle esigenze di chi mi sta guardando.
Posso mettere un reel per un senza glutine dove magari ci sarà un pezzetto di carne o un ragù.
Questo potrebbe dar fastidio ai vegani ma non mi andava neanche di creare una pagina che trattasse esclusivamente questo argomento, perché io non lo sono.
È un cammino.
Perciò chi mi segue spero che comunque capisca che non si parla solo di vegano ma di un cambiamento, di un percorso.
Una vera e propria transizione alimentare, quindi
Sì, da onnivora a vegana.
Facciamo un passo indietro. Come ti sei avvicinata al mondo del food?
Mi sono diplomata all’Alberghiero qui a Roma e sono in questo campo da quando avevo 18 anni.
Ho iniziato facendo la lavapiatti.
Poi piano piano, attraverso corsi di formazione, crescendo e stando dentro alle strutture mi sono resa conto che il mio ambiente era la pasticceria.
Dopo essermi formata ho lavorato in molti laboratori anche a Roma, ma la mia grande gavetta l’ho fatta in Sicilia, dove sono stata anche maître di sala.
Infine sono diventata pastry chef, gelatiera e… mamma. E ahimè, è inutile dire che per una donna con un figlio è facile andare avanti nel lavoro perché non è così.
Tante cose infatti ti vengono negate e un lavoro come pasticciera mi costringeva a togliere tantissimo tempo alla mia famiglia e a mio figlio.
Era molto tosta.
Per cui, dato che mi è sempre piaciuta anche la fotografia e i social, ho iniziato a cercare corsi di formazione come social media.
Ho inviato per gioco il mio curriculum a un’azienda e alla fine mi hanno chiamata come creator digitale e lì mi hanno formato molto e ho imparato davvero tanto.
Fino a quando un giorno ho deciso di mettermi in proprio e di creare la mia identità digitale sui social.
Che cos’è la cucina per te?
Io vivo in cucina. Dentro casa, tra tutte le stanze, l’unico posto dove rimango anche se non sto cucinando è proprio lì.
Ho tutto: il computer, la mia finestra… Ogni tanto apro il frigo anche se non devo mangiare!
È la comfort zone per eccellenza.

Ti sei buttata da poco in questo mondo dove gli influencer vengono spesso etichettati come “marchettari”. Cucina Inclusiva come si distingue?
Prima di tutto io seleziono. Perciò quello che dirò e quello che consiglierò sarà reale.
Non perché mi pagano o meno.
Come prima cosa vado a vedere se realmente ho le competenze per poterlo fare, anche se so di essere del mestiere.
Per me è importante che prima di tutto ci sia la qualità del prodotto e se combacia con il messaggio che lancia la mia pagina.
Non esiste che io dica che una cosa è buona quando non lo è.
Se la recensione del locale è a 5 stelle io ci mando tutti quanti. Altrimenti no.
Se dovessi convincere qualcuno a seguire la tua pagina che cosa diresti?
Io non devo convincere nessuno! Dev’essere un piacere conoscermi e avere dentro di sé la curiosità di sapere come sarebbe se lui o lei mi seguisse.
Iniziare con un punto interrogativo, ecco. Poi magari non adesso ma tra un mese posso far venire loro l’acquolina in bocca.
E spingerli a provare una carbonara vegana e vedere che succede perché poi alla fine se non provi, non credi.
Ho il coltello dalla parte del manico in questo momento perché io dimostro quello che si può fare e come lo si può fare.
Poi sei tu a decidere.
(© The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)
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