Monetine Fontana di Trevi, rinnovato accordo con Vicariato per 3 anni

La Giunta capitolina ha approvato il rinnovo per 3 anni del Protocollo di intesa tra Roma Capitale e il Vicariato di Roma in merito all’utilizzo delle monete raccolte nella Fontana di Trevi.
Il fine è la realizzazione di attività benefiche a carattere assistenziale e di utilità sociale.
Le monetine, lanciate come rito propiziatorio nelle acque della Fontana di Trevi da parte dei visitatori di ogni nazionalità, sono di proprietà di Roma Capitale.
Queste sono state destinate da sempre ad attività benefiche a favore dei cittadini.
“Chi lancia monetine sostiene anche un progetto sociale”
“Con questo protocollo di intesa stipulato con il Vicariato di Roma viene decisa la destinazione, la raccolta e le modalità d’uso delle monete che si trovano nella vasca della Fontana di Trevi per 3 anni consecutivi“.
Così l’Assessora alle Politiche Sociali e alla Salute Barbara Funari.
“Il ricavato sarà utilizzato dalla Caritas per opere di natura socio-assistenziali per l’accoglienza, l’inclusione e la salute delle fasce più svantaggiate e fragili della popolazione“.
“Chi deciderà di lanciare una moneta nella Fontana di Trevi, oltre ad augurarsi che il proprio desiderio si avveri, avrà anche la certezza di sostenere un progetto sociale“.
L’utilizzo delle monetine raccolte nella Fontana di Trevi
All’interno della Fontana, un tempo teatro de “La dolce vita” (1960) di Federico Fellini, la mattina presto vengono raccolti circa 3.000 euro al giorno.
Per oltre 1 milione di euro all’anno.
Questo “tesoretto” della Fontana di Trevi si traduce in:
- pasti erogati nelle mense sociali
- servizi di ascolto, assistenza e accoglienza
- progetti portati avanti con i servizi sociali territoriali
- sostegni per la spesa alimentare, per il pagamento delle utenze domestiche, per l’affitto e per il mutuo
- iscrizioni scolastiche
- spese mediche
- rimpatrio di salme
- progetti di microcredito
“Quanto raccolto dalla Fontana di Trevi” si legge sul sito della Caritas “rappresenta in parte un fondo per casi disperati, quelli che pur non rientrando in alcuna ‘categoria’, costituiscono l’aspetto più problematico del disagio: sono ‘gli ultimi tra gli ultimi’”.
(© The Parallel Vision ⚭ _ Redazione)
(Foto: © The Parallel Vision)
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