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Spettacoli a Roma: “Che si trovino male” per Inventaria 2023

“Che si trovino male”: educazione come atto politico e idea di società

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Con “Che si trovino male” di e con Giulia Angeloni si conclude il Festival Inventaria 2023.

Lo spettacolo al Teatro Trastevere è diretto da Francesca Cassottana e accompagnato in musica da Simone Arlorio.

Il testo è un monologo epistolare.

Giulia Angeloni interpreta sia le lettere scritte da Esterina, una bambina romana di 11 anni, che quelle di Lara Ledda, la giovane maestra appena arrivata dalla Sardegna che insegna nella classe di Esterina.

Ci troviamo nella Roma degli anni ’60 in un quartiere di borgata.

La piccola Esterina, dal marcato accento romano, in una delle sue lettere indirizzate a un certo Franco racconta che è arrivata nella sua scuola una maestra proprio strana.

Questa è andata in giro per le baracche a cercare tutte quelle alunne che non si sono presentate a scuola. E le ha persino chiesto aiuto per andare a cercarle.

Lara infatti è rimasta stupita dal numero di assenze prolungate nella sua classe ed è andata dal coordinatore a chiedere spiegazioni.

Sentendosi rispondere che per le assenti era già stato fatto tutto il possibile, ovvero era stata semplicemente mandata una lettera ai genitori.

Ma nel dopoguerra, in un quartiere di baracche e povertà, quanti adulti sono in grado di leggere quelle lettere?

“Che si trovino male” al Teatro Trastevere

Così Lara attraversa la periferia di Roma e va casa per casa a conquistare la fiducia delle alunne e delle famiglie che non conoscono e rifiutano il valore della scuola.

E che a loro volta sono rifiutate dalla società.

Nelle lettere che Lara scrive al suo amico Gavino c’è tutta la sua frustrazione.

Dice che non ha senso che rimanga lì. Le bambine non vogliono la scuola e la scuola non vuole quelle bambine.

Ma giorno dopo giorno le presenze della sua classe aumentano sempre di più e qualcosa in lei scatta.

Inizia a frequentare il Movimento di Cooperazione Educativa e con gli educatori che ne fanno parte mette in atto una linea pedagogica anticonvenzionale.

Si procura un magnetofono e una macchina da scrivere e inizia un progetto di scambio tra la sua classe e gli alunni di una scuola di Rho.

Le bambine studiano i testi omerici per poterli raccontare ai loro amici lontani, imparano a scrivere per potersi scambiare lettere con loro.

Lara sta sperimentando un nuovo modo di fare scuola, sta accompagnando le sue giovani donne in un percorso di consapevolezza e dignità.

Facendo così abbandonare loro l’idea di essere scarti della società. 

Il progetto sta funzionando e le ragazze sono appassionate tanto che iniziano a maturare un pensieri critico, ad avere coscienza di loro stesse e delle proprie capacità.

Capiscono che non sarà il loro contesto sociale a definirle.

Ma questa modalità di lavoro non piace alle sue colleghe invidiose e bigotte e non piace nemmeno al preside il quale inizia a limitare le iniziative anticonvenzionali.

Dapprima imponendole la didattica frontale fino poi a costringerla ad abbandonare Roma e le sue ragazze.

Non solo un monologo ma un racconto poliedrico

Giulia Angeloni ha creato questo testo partendo da delle interviste fatte agli insegnanti di quel periodo.

Oltre a basarsi sull’operato di alcuni educatori del Movimento di Cooperazione Educativa.

Ascoltando chi in quell’epoca è stato allievo e confrontandosi anche con chi opera oggi in contesti di educazione sperimentale.

Il racconto proposto ci sembra assurdo e lontano dalla realtà.

Allievi di serie A e di serie B, metodi di insegnamento imposti, progetti di inclusività incompresi… ma lo è davvero?

La forte semplicità della rappresentazione è in linea con quella della scenografia composta soltanto da una cassettiera a rotelle “magica” e una coperta.

Semplice appare anche lo stile recitativo dell’Angeloni seppur in realtà non lo sia affatto.

L’attrice, attraverso le sue parole e i suoi gesti, ci riporta a luoghi e ambienti diversi.

È semplicistico chiamarlo monologo.

Perché in realtà la drammaturga è talmente poliedrica che non si limita a riportare al pubblico soltanto le parole di Esterina e Lara.

Ma è proprio attraverso le loro voci ed i loro dialetti che riesce a dare una chiarissima visione, un crudo spaccato dell’umanità che li circonda.

Suggestivo e sempre presente l’accompagnamento musicale di Simone Arlorio.

Il musicista alterna sax e percussioni per sostenere la scena, riprodurre suoni ambientali, accompagnare i cambi di scena e sottolineare stati d’animo.

Un binomio, quello tra l’Angeloni e Arlorio, perfettamente funzionante.

2 performer che si fondono in un’unica voce narrante e quest’unica voce narrante che restituisce la pluralità di una città intera.

The Parallel Vision ⚭ _ Myra Verdura)


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