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Spettacoli a Roma, recensione: “Esercizi di resurrezione”

Spettacoli a Roma, recensione: “Esercizi di resurrezione” al Trastevere

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Sotto la dittatura del ‘credi in te stesso’ ce l’abbiamo il diritto a un attimo di disperazione?

Esercizi di resurrezione” è un brillante, riflessivo ed esilarante monologo di e con Lorenzo Guerrieri in concorso alla XIII edizione del festival Inventaria tenutosi il 13 giugno al Teatro Trastevere.

Lorenzo una mattina apre gli occhi e si sveglia putrefatto.

Sì sì, proprio così! E come se l’anima uscisse dal corpo (o quel che ne rimane) Lorenzo inizia a guardarsi da fuori cercando di indagarsi dentro.

Si guarda e non vede altro che un mucchio di ossa a malapena assemblate che rappresentano in toto la sua condizione.

Un 30enne divorato vivo dall’ansia, dalle aspettative sociali, dalla pessima capacità autoimprenditoriale.

Ora è uno scheletro e non può muoversi, non può urlare, non può uscire a chiedere aiuto.

Per cui rimane intrappolato tra le mura di casa e quelle del suo inferno interiore tra autoanalisi e apparizione di demoni del passato.

Il protagonista però si rende conto che questa sua attuale condizione può finalmente consentirgli di tirare un sospiro e rallentare la sua corsa.

Si lascia andare a un lungo monologo, o forse dialogo, tra sé stesso e il suo “io” scheletrico e imputridito.

Di ansia, flussi di coscienza e del maledetto scorrere del tempo

Le parole iniziano a scorrere come un fiume in piena, senza sosta.

Un lungo flusso di coscienza di più di un’ora che non ha argini né ostacoli e ti travolge. E ti inonda.

Guerrieri è la voce della sua coscienza e passa al setaccio ogni momento che ha portato al definitivo tracollo della sua vita e del suo corpo.

Conducendo però una analisi molto accurata della pressione sociale che attualmente ci troviamo a dover sostenere.

Lo fa perlopiù in maniera ironica e sarcastica, talvolta però ti schiaffeggia portandoti a realizzare che forse pure tu hai tutte le carte in regola per svegliarti marcio e imputridito domani.

E questo schiaffo educativo lo accusi chiaramente nello stomaco.

Perché Guerrieri rompe spesso la quarta parete e ti guarda negli occhi e tu ti vedi già putrefatto.

È proprio questo lo scaltro gioco che riesce a innescare.

Quando parla di sé stesso ti suscita irrefrenabile risata.

Quando ribalta la stessa sua condizione su di te allora ti fai un autoesame e capisci che non fa poi così ridere.

La sua capacità oratoria è disarmante.

Alterna citazioni filosofiche, storiche, letterarie per poi passare a giochi di parole, riferimenti cinematografici, un po’ di psicoanalisi e critica sociale.

Parla al pubblico, poi parla a sé stesso, poi parla al suo scheletro senza fermarsi mai.

Lo ascolti rapito, le similitudini che propone sono perfettamente calzanti e ti viene da dire: “È esattamente così che mi sento”.

Guerrieri è una calamita per occhi e orecchie, non ti dà respiro e non concede silenzio.

Resti incollato su di lui, ti trascina con sé all’interno del suo inconscio labirintico. 

Con la sua performance inarrestabile, i suoi fiumi di parole, i miliardi di passi che avrà percorso sulle tavole di quel palco in quell’ora di esibizione riesce a trasmetterti tutta la fatica, l’ansia, la tensione che l’hanno portato a svegliarsi marcio.

Ti senti nel panico anche tu e capisci perfettamente dove e quando hai già provato questa sensazione.

Fulcro della sua critica sociale, infatti, è il maledetto scorrere del tempo che mal si adatta alla frenesia cui siamo costretti.

Alla rincorsa di obiettivi sempre più irraggiungibili che ci poniamo per poterci meritare un posto nel mondo.

Bisogna produrre, arrivare, conquistare, superare, ottenere…

E invece noi vorremmo solo essere liberi di provare un po’ di sana disperazione, malinconia, tristezza.

Si può?

Elogio della tristezza

Al giorno d’oggi pare di no, dice Lorenzo.

Oltre a non averne il tempo, siamo anche costantemente bombardati sul web da questi fantomatici ed egocentrici guru del successo che elargiscono teorie sul facile guadagno, sull’autoconsapevolezza.

Se segui i loro dettami raggiungerai sicuramente i tuoi obiettivi.

Se invece non li raggiungi sei un fallito e ti meriti di risvegliarti cadavere miserabile.

Se ti mostri malinconico, triste o pessimista sei un debole.

Se sei depresso allora sarai marchiato a vita sotto l’etichetta “malato”. 

Non c’è spazio per poter coltivare qualche sentimento negativo, questa è l’epoca della propositività.

Eppure, se ci pensiamo, chi sa apprezzare più di tutti la felicità se non chi ha sperimentato la tristezza?

The Parallel Vision ⚭ _ Myra Verdura)


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