Cultura Teatro

#Recensione: “Rìding Tristocomico” di Arianna Porcelli Safonov

#Recensione: Arianna P. Safonov, “Rìding Tristocomico alla seconda”

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Arianna Porcelli Safonov

Prendete un tipico reading e mettetelo da parte. Perché i suoi pezzi sono tutto fuorché tipici.

Aggiungete della sagace e prontissima improvvisazione.

Mescolate con un filo di ironia e poi completate con una punta di piccantissima satira. 

Ecco a voi: il repertorio di Arianna Porcelli Safonov.

Il “Rìding” al Teatro de’ Servi

Al Teatro de’ Servi dall’8 all’11 febbraio è andata in scena la Safonov proponendo 2 diverse serate:

  • Costume, società ed altre prese a male” la prima
  • Cibo, vino ed altri castighi sociali” la seconda

I “Rìding” iniziano tutti con la sua voce profonda, chiara e scandita.

Arianna ti coccola con una grammatica ricercata, comincia a delineare delle atmosfere quotidiane che tutti viviamo o abbiamo vissuto.

E tu inizi ad ambientarti e crogiolarti nel comfort della quotidianità.

Ti aspetti già l’evoluzione del racconto… E poi invece TAC! 

Rapida, feroce, spietata.

Come un cazzotto in un occhio, lei colpisce.

Colpisce così forte che amaramente ti rendi conto che stai vivendo in un mare di cliché, che per te ormai sono diventati pane quotidiano e anche oggettivamente “normali”.

Ma come è successo?

Inizia a farti vedere tutte le fissazioni che ci siamo imposti, i nostri assurdi comportamenti.

Perché rispondiamo sempre male alla voce registrata del casello autostradale se tanto nessuno ci risponde? Non si sa. Eppure ognuno di noi l’ha fatto.

Perché diamo nomi inglesi alle cose, ai mestieri e a tutto quello che capita?

Una cosa noiosa, anche con un nome più ‘international’, resta pur sempre una cosa noiosa” diceva, parafrasando, Shakespeare.

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Bio industriale, vino naturale e “cabaret elegante”

Nella serata dedicata al cibo e al vino ho capito che la Safonov ha particolarmente a cuore l’ipocrita questione del bio industriale.

O meglio, lei ha capito che il bio industriale è pura ipocrisia. Ma noi? Forse non ancora.

E poi la storia del “vino naturale”. Tutti fissati col vino che deve essere naturale. 

Come fa il vino ad essere naturale? Non esiste mica in natura, il vino”.

Lo dice con una leggerezza talmente sfacciata che tu ti vergogni pure di non esserci mai arrivato da solo. 

Arianna definisce il suo un “cabaret elegante”.

In pratica tra ironia e pungenti battute che spingono alla riflessione sulla realtà contemporanea, lei sottilmente, ma non velatamente, insulta.

Insulta tutto e tutti. 

Ma prima che tu possa pensare: “Ehi ma come si permette?!”, perché ti senti toccato, perché lo sai che sta parlando anche di te.

Prima di tutto questo tu realizzi che “accidenti come ha ragione”. 

Ti risvegli dal torpore intellettuale che ti annebbia, frutto del rimbambimento generale e dilagante causato dall’attuale mondezza mediatica, politica e culturale, e ritorni a ragionare.

Come fa lei a rimanere così lucida in una collettività così appannata?

Non lo so, forse lei aveva previsto tutto e per questo ha deciso di andare a vivere tra le campagne dell’oltrepò pavese, in un paesino di una decina di abitanti.

Praticamente lontana da tutto ciò che può portare all’annichilimento della ragione.

Missione compiuta, direi.

The Parallel Vision ⚭ _ Myra Verdura)

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