Cultura Musica

#Intervista: Roberta Giallo, di musica mistica e alchemica

#Intervista: Roberta Giallo e la musica ispirata, mistica e alchemica

Spumeggiante, colorata, capace di eccezionali capriole tanto con la musica quanto con le parole.

Roberta Giallo è una girandola di creatività in perenne fermento tra libri, dischi, film, spettacoli teatrali.

Oggi provo a raccontarvela un po’ attraverso le sue parole, all’alba del nuovo disco “Canzoni da Museo“, del docufilm sul MEI di Faenza e degli spettacoli in coppia con Federico Rampini.

ragazza-viso-mani-sorriso
Roberta Giallo

Mi racconti da dove nasce la storia artistica di Roberta?

A questa domanda posso rispondere in modi molteplici. Cosa del resto segna l’inizio di una storia artistica? Lo studio? Un evento? Un incontro importante? 

Non ricordo un momento preciso, ma mi affascinava fin da piccola tutto ciò che era “narrazione”, “rappresentazione”. 

Ho iniziato a studiare pianoforte molto presto, non avevo ancora compiuto 5 anni e già allora ho cominciai a comporre, anche se non lo sapevo… 

Mi spiego meglio. Oltre a studiare lo spartito e presentare i “compiti”, parallelamente improvvisavo e inventavo melodie, trovando sempre un momento solo mio, per fare “viaggi” tutti miei. 

Poi a un certo punto ho aperto il concerto di Sting a Napoli, con le mie canzoni, è successo nel 2006, e qui “pubblicamente” ho cominciato a esistere, con ufficialità, diciamo così, sebbene avessi già fatto diverse esperienze.

Poi nel 2009 ho incontrato Lucio Dalla, che mi ha accolto nella sua casa… E da lì è iniziata un’altra storia artistica, di ulteriore consapevolezza, di introspezione, di misticità, di nuove porte aperte…

Parlami della tua musica: cosa ti piace proporre, soprattutto? 

Mi piace proporre le mie canzoni, “vestite” di rappresentazione.

Mi piace la drammatizzazione, l’azione scenica della canzone. 

Fin da bimba mi dicevano quanto fossi “teatrale”… Ecco, mi piace proporre la mia musica (ma anche quella d’altri, là dove vesto i panni di interprete) sempre su un piano tridimensionale: suono, immagine, movimento/azione scenica.

Io sono tutte queste cose insieme.

Io non canto e basta. Io “rappresento” la mia musica.

ragazza-distesa-su-pianoforte
(Foto: Giuseppe Vitariello)

Non manca molto all’uscita del progetto “Canzoni da Museo”. Di cosa si tratta e come hai lavorato sui pezzi?

I miei album sono un po’ come delle reliquie. Un contenitore di reliquie preziose. Affido a loro il ricordo di qualcosa che desidero abbia il sapore dell’eternità, incastonandoci accadimenti, incontri, visioni… 

Ecco, questo album esiste perché ho incontrato 3 poeti meravigliosi, 2 in carne ossa in questa vita e un terzo nella vita parallela “della poesia” che fuoriesce dai libri e parla al cuore, facendoti sentire “amico” della persona che leggi, anche se non c’è più. 

Parlo di Davide Rondoni e Giovanni Gastel, poi di Roberto Roversi (quest’ultimo scrisse anche dei testi che Lucio Dalla musicò).

Ho sentito vibrare in me i loro versi e ispirata ho “ricevuto” in note la melodia di quei versi e l’ho sentita così chiaramente da musicare compiutamente le loro liriche, renderle canzoni e realizzare un intero album, fatto delle parole di questi straordinari poeti e della mia musica. E così è stato.

Mi sono messa al piano, ho realizzato le canzoni e poi le ho portate nello studio di Enrico Dolcetto, il produttore con cui abbiamo lavorato agli arrangiamenti, contaminando l’acustica con l’elettronica: creare una continuità con il passato, legandolo al presente, edificando un ponte verso il futuro… Questo l’obiettivo.

Vorrei che i giovani si avvicinassero alla poesia, magari attraverso la musica, magari entrando nei musei, luoghi vivi, luoghi di contaminazione, che custodiscono il bello, ma allo stesso tempo, a mio avviso, fanno cosa buona quando dialogano con il presente e anche col futuro che ci riesce immaginare.

C’è una definizione musicale che in qualche modo ti rappresenta? 

Odio le definizioni stringenti, anche se nel mondo della tecnica siamo continuamente chiamati a darne. Significa escludere tutto a favore di un’unica cosa… Ma ci proverò.

La mia musica è ispirata. Poi, non ubbidendo, direi anche contaminata, alchemica, mistica…

C’è un pezzo dell’album che, dopo averlo riascoltato, avresti voluto più tempo per migliorare e uno che invece porteresti con te sulla classica isola deserta? 

Di questo album mi piace tutto. Sinceramente. Umilmente.

E poiché c’è una canzone con il testo di Giovanni Gastel che si intitola “Approdato in quest’epoca come un naufrago“… Direi che calza perfettamente con l’idea di isola deserta.

Porterei questa!

Ci sono stati collaboratori e/o altri musicisti che hai coinvolto nel progetto?

Certamente. La musica è il viaggio del singolo che si fa collettivo…

Come anticipato, ho coinvolto per primo il produttore e polistrumentista Enrico Dolcetto, con cui condivido l’amore per la musica colta, ma anche per “quella più sporca”, pop, rock etc. 

Lui ha saputo interpretare il mio desiderio di contaminazione, mettendo a disposizione le sue preziose competenze e la sua peculiare sensibilità.

Insieme abbiamo creato il sound, partendo dal mio pianoforte e mettendo poi a punto la formula alchemica da cui partire per arricchire gli arrangiamenti del necessario, dosando scrupolosamente gli ingredienti.

Poi ho coinvolto anche gli eccezionali Anton Berovski (tra le varie, primo violino a Tirana e Bologna, storico musicista di Lucio Dalla) e il chitarrista Pietro Posani, che nonostante la giovane età può vantare numerose esperienze, in Italia e all’estero…

Il tutto è poi stato missato al Modulab di Bologna dal super Luca Leprotti.

ragazza-ukulele-fascia-vestito-pois
(Foto: Valerio Mengoli)

In pentola so che c’è anche un film documentario del MEI. Mi puoi raccontare qualcosa? 

Posso dire poco poco… Sappiate che tornerò a lavorare con i registi Marco Melluso e Diego Schiavo, i quali mi avevano già chiamata sul set del film docummedia “Il Conte Magico“, nel ruolo di protagonista femminile, dandomi una grande opportunità che ho colto al volo!

Ecco, stavolta, avrò l’onore di raccontare la storia del MEI, una storia della quale sono orgogliosa di fare parte… 

Da quanti anni fai la musicista? E da allora com’è cambiato il tuo modo di intraprendere iniziative artistiche? 

Da troppi! Non lo dico altrimenti si scopre l’età… E poi come faccio ad ingannarvi?

Tutto cambia, tutto evolve (talvolta può anche involvere), si muta con il tempo, con l’occhio avveduto dell’esperienza, cambia la nostra vita e quel che si vuole raccontare, cambia anche “come” si desidera farlo.

Tuttavia, pur crescendo l’esperienza e l’avvedutezza, non rinuncio mai all’istinto…

E l’anima poi, si sa, è sempre la stessa.

Hai un pubblico-tipo?

Chi m’ama. Questo è il mio pubblico.

C’è di tutto. Dai bimbi ai vecchi, dalle signore vestite eleganti ai freak, dagli avvocati agli studenti del liceo e dell’università e sinceramente va benissimo così. Non metterei un limite d’età.

Amo questa contaminazione.

C’è una cosa che una musicista non deve mai fare e un’altra invece che va sempre fatta?

Né sopravvalutarsi né sottovalutarsi.

L’emergenza Covid quanto ha inciso sul tuo lavoro? 

Tantissimo. E sebbene io sia riuscita a ripartire, un po’ per fortuna un po’ per il mio alacre impegno, ne approfitto per ribadire quanto la nostra categoria sia “fragile”, manchi di diritti importanti e talvolta di rispetto e considerazione.

Necessitiamo e necessiteremo ancora di aiuti importanti. Un Paese senza musica, senza teatro, senza cinema… Si imbarbarisce.

Parlami delle iniziative che hai in mente per i prossimi mesi

Uscirà il mio album “Canzoni Da Museo” e direi che ci tengo parecchio. Album e tour, toccando i musei.

Sarò sul set del film sulla storia del MEI.

Tornerò in scena nei teatri con Federico Rampini.

Continuerò col mio booktour di “Web Love Story“, ho scritto anche un romanzo, uscito in maggio 2021.

Debutteremo a Montecarlo con Ernesto Assante ne “Il Mio Incontro con Lucio Dalla“.

Tutto questo “Covid permettendo” e non mancando di gesti scaramantici!

Naturalmente c’è altro, ma mi fermo qui… 

Dimmi un progetto artistico di cui vai particolarmente fiera

Il mio prossimo album, “Canzoni Da Museo“.

Mi descriveresti il lavoro artistico di Roberta Giallo con un accordo e con 3 parole? 

DO settima Maggiore… Che più che il mio lavoro artistico (ci sono tanti altri accordi per fortuna!) è uno stato d’animo che amo. 

Ispirazione, colore, viaggio…

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

1 comment

  1. Complimenti all’ autore dell’ intervista per aver mostrato la perla ” mistica” di un mondo musicale fortunatamentenon perduto; grazie a Roberta Giallo lei è Storia.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: