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#Recensione: Ninotchka, follia e genio in “Temporalità”

#Recensione: Ninotchka, follia e genio nell’esordio “Temporalità”

C’è un sud che ti costringe a tornare.

Nel luogo in cui sei nato, nell’unico posto al mondo in cui i figli sanno partorire i padri e dove ogni individuo è chiamato a partorire sé stesso, il senso di un’esistenza trascorsa e sospesa, di pari passo e allo stesso modo.

Tempo e luogo in un posto così sanno lavarsi l’uno dentro altro.

Come suono e parola in “Temporalità”, il nuovo album firmato Ninotchka

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Mimmo Pesare, in arte Ninotchka

Il disco

A 20 anni dalla sua iniziazione musicale, Ninotchka, al secolo Mimmo Pesare, musicista e producer tarantino, già noto alla scena artistica indipendente, ha dato alla luce un nuovo suggestivo progetto musicale.

Chiamarlo esordio non ci libera dall’amarezza dovuta al tardivo riconoscimento che una società come la nostra dedica ad artisti di questo calibro.

Ma è senz’altro un modo per distinguere questa cultura musicale e metterla a riparo in un luogo al sicuro, privo e all’oscuro da macchinazioni di piacere da banco gastronomia.

Prodotto dalla nascente NOS Records, che vanta tra i soci fondatori Mimmo Pesare, Marco Ancona e il giornalista Carlo Chicco, l’LP “Temporalità” è la mappa concettuale di un percorso maturo reso ancora più saggio dal luogo in cui è nato.

E dalle congiunzioni artistiche che vanta: da Georgeanne Kalweit (o Gi Kalweit), voce dei Delta V, a Giorgio Consoli dei Leitmotiv, da Gianluca De Rubertis (da Il Genio) a Emidio Clementi, leader dei Massimo Volume.

Al missaggio di ognuno dei 9 brani c’è Marco Ancona.

Tra cut-up e psichedeliche visioni, suoni evanescenti, citazioni e suite strumentali dalle reminiscenze prog il vero maître à penser di questo applaudito lavoro è l’unione delle frequenze delle singole voci esistenti, sommate a quelle dei pensieri. Sommate a quelle delle idee. 

Al genio della terra, alla follia del mare: tutto in un’unica grande opera prima.

In “Temporalità” sono i luoghi del tempo a parlare più di ogni altra cosa.

Sono le storie che iniziano per “C’era una volta” senza lasciarle finire mai, sono i racconti di una traccia lunghissima e vorticosa. Di un singolo che sa moltiplicarsi in pari e dispari.

La sensazione all’ascolto è di esserci più vicini di ciò che si immagina, più reali di ciò a cui si ambisce e più speciali di ciò che è richiesto.

Ai rumori di fondo che abbagliano, le melodie sanno oscurarsi diventando coni d’ombra, e viceversa. 

Le tracce

Dal tema di partenza, “Ninotchka” appunto, che introduce alla visione di un’identità volutamente altra, volutamente indefinita, si comprende lo scopo enciclopedico a cui vuole condurci il suo autore.

In questo lavoro convivono pacificamente Jacques Lacan, Lamb, Moderat, ma anche Piero Ciampi e Massive Attack, CSI, Portishead.

E poi le sincopi ricorrenti, i sussurri, le carezze, i singhiozzi, le sberle, i disturbi, il cinismo, la vita che scorre.

E tu “La tua smania di voler fornire a tutto un’opinione (…) Le tue pillole per essere felice” (da “Scegli”, il secondo singolo), e io, affascinato da “Il modo in cui qualcosa di molto prospero e promettente diventa triste e scoraggiante (…) Il mondo in cui la gente va avanti perché non sa cos’altro fare” (da “In nessun posto”, terzo singolo, cantato e interpretato da un’altra splendida voce, quella di Emidio Clementi).

E i violini, i violoncelli, le chitarre mistiche, il pianoforte Rhodes dalle note cobalto, il minimalismo fluido, il bit, lo zero-uno, spento-acceso della nostra più intima conoscenza dell’esistere.

E poesia, in stile haiku, in doppia versione.

Haiku n. 1“, in cui Michela Giannini, una tra le più valide rappresentanti di urban music, ci assicura vocalismi da vertigini.

E “Haiku n. 2“, interpretato da Giorgio Consoli, distinguendo 2 tracce in versi, distinte in armonie incastranti e delicate, qualcosa che sa di buono, che sa di soffio sulle ciglia, che sa di vita vera. 

Pur trattandosi di musica viva distesa su modalità elettronica, Ninotchka traduce le possibilità tecnologiche nel digital-rumoristico tipico del trip-hop.

Eppure il classicismo di un’autorialità ben composita e ordinata mette in luce ancor di più  l’elevata prospettiva a cui aspira il suo creatore. 

E “Cosa comincia, dove finisco io, dove ci vendono per quattro soldi i nemici immaginari. Da respingere. Dove le polveri dell’Ilva ci rubano il tempo come una confessione carpita nel sonno. A tradimento“, è la traccia numero 3 del lato B, un brano cantato da Giorgio Consoli (frontman dei salentini Leitmotiv), come diversi altri nello stesso album.

La sua voce è pregna di anima rinchiusa in una meravigliosa immensa cassa di risonanza.  

Non ci si può sganciare dal luogo, dal tempo presente ormai passato che ne ha fatto musica, composizione, percezione, sembra spiegarci “Temporalità“. 

La stessa temporalità che, secondo il filosofo tedesco Husserl, è ben compresa solo se acquisisci una melodia come una percezione d’insieme, come sezioni unite e somme di presente assunto.

E anche se finisce, la melodia, ancora risuona, nell’ora, in quel presente, nell’appena passato e in ciò che stiamo per ricevere.

Dove tempo e luogo sanno lavarsi l’un l’altro. Sanno partorire un senso alle cose, alla vita.

Dove si torna spesso e volentieri alla musica. Al luogo in cui si nasce e si dimorerà in eterno. 

The Parallel Vision ⚭ _ Elisa Mauro)

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Ninotchka – Temporalità
EtichettaNOS/Contempo
Anno
: 2021
GenereCantautorato/elettronica

Tracklist:

  1. Ninotchka (Tema)
  2. Mare crudele (feat. Georgeanne Kalweit)
  3. Scegli (feat. Gianluca De Rubertis)
  4. Temporalità (feat. Giorgio Consoli)
  5. In nessun posto (feat. Emidio Clementi)
  6. Haiku n. 1 (feat. Michela Giannini)
  7. Cosa comincia (feat. Giorgio Consoli)
  8. Haiku n. 2 (feat. Giorgio Consoli)
  9. Scegli (Reprise)

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