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“Quello che non ricordi, diventi”, la nuova mostra da WNG

“Quello che non ricordi, diventi”, la nuova mostra da White Noise Gallery

Quello che non ricordi, diventi” è la nuova doppia personale ospitata da White Noise Gallery che vede protagonisti Luca Grimaldi (Roma, 1985) e Fabio Ranzolin (Vicenza, 1993).

L’esposizione si costruisce attorno al sentimento di nostalgia per questo ricordo che non si è ancora potuto formare eppure pronto a dare vita a un’estetica potente quanto anacronistica, capace di dominare trasversalmente sulle età di un’intera generazione.

Gli artisti del resto ne rappresentano i 2 estremi, collocandosi il primo fra quelli che hanno vissuto in pieno l’epoca e l’altro fra le schiere di chi la può solo vagamente rievocare.

Lo spettro di questo momento è rappresentato da quegli spazi che 30 anni fa sono stati l’incarnazione proprio di quello spirito di eterna allegria che tutti vogliono conservare.

Nei ricordi ovviamente non c’è spazio per nessuna ombra che possa oscurare l’interminabile grande festa che oggi sembrano essere stati gli anni ’90.

Le discoteche, i club e la loro popolazione euforica ritornano a perseguitarci.

Queste sono al contempo immagini di un passato sbiadito e rappresentazioni del presente più immediato che dopo un iniziale momento di divertito stupore si rivelano come lo specchio di questa impossibilità di andare avanti.

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“Angelo Azzurro” di Ranzolin

L’installazione “Angelo Azzurro” di Fabio Ranzolin apre l’itinerario dei visitatori con un percorso a circuito chiuso che riflette l’asfissiante senso di prigionia di questa celebrazione.

Il sistema venoso di tubi è alimentato da un concentrato dell’omonimo cocktail, noto quasi esclusivamente in Italia e diventato celebre proprio per suo il colore sgargiante e il forte tasso alcolico.

Il liquido scorre in un giro sempre uguale a se stesso, intrappolato proprio come chi è stato toccato dalla magia degli anni ’90, che sembra non riuscire ad andare oltre la memoria stantia della festa.

La sala è tappezzata di manifesti (Orphans of great promises) che rappresentano un pastiche di ciò che di quegli anni si cerca di conservare, una libertà luccicante e piena di vita, spesso vuota sotto tutto quello splendore.

Il lavoro è una sovrapposizione caotica di ritagli fotografici presi da più fonti.

Il collage digitale evoca le locandine delle discoteche e dei nightclub omosessuali, mentre il titolo esalta malinconicamente la disillusione verso il futuro.

Un saluto a chi c’è stato e un saluto a chi è tornato” di Grimaldi

Una luce fredda, 4 Goleador alla frutta, del gel per capelli e 2 ciondoli in metallo costituiscono l’installazione “Un saluto a chi c’è stato e un saluto a chi è tornato“.

Il titolo ricorda le frasi dei vocalist nelle discoteche italiane dell’epoca, mentre i diversi elementi rievocano passati riti giovanili.

Si tratta di oggetti banali, diventati oggi il feticcio di adolescenti incapaci di creare nuovi codici e delle proprie mitologie.

Se Ranzolin celebra il tempio del clubbing, Luca Grimaldi ne santifica il corpo: schiere di adepti in attesa accolgono il visitatore nella seconda sala.

Si tratta di figure mastodontiche, immobili, diligentemente in fila al proprio posto.

Un’umanità immobile che rispecchia l’identità quasi macchiettistica dei millennials, relegati in perenne attesa del proprio turno e congelati in un passato che non può tornare e che forse non è mai esistito.

INFO MOSTRA

– Titolo:
Quello che non ricordi, diventi

– A cura di:
White Noise Gallery

– Dove:
White Noise Gallery
Via della Seggiola 9

– Durata:
Fino al 22 maggio 2021

– Orario visita:
Da martedì a venerdì in orario 11-19. Sabato ore 16-20

– Biglietti:
Ingresso libero

– Info:
info@whitenoisegallery.it

(© The Parallel Vision ⚭ ­_ Redazione)

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