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#Intervista: Monica Cecchini, la cultura si fa InCinque

#Intervista: Con Monica Cecchini a Roma la cultura si fa InCinque

InCinque, delizioso spazio polivalente nel cuore del Rione Monti, si attesta come una delle realtà culturali più preziose di Roma.

Merito dell’incessante lavoro di ricerca e di cura ad opera della sua padrona di casa, l’architetto Monica Cecchini.

Ho avuto il piacere di intervistarla per The Parallel Vision.

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Monica Cecchini

InCinque: come nasce, come si è trasformata?

L’associazione culturale Incinque Open Art Monti nasce nel 2016.

All’inizio eravamo 5 professionisti ognuno con il proprio lavoro e l’intento era quello di trovare una connessione tra arte, design e artigianato.

La gestione è stata da subito difficoltosa perché si è scaraventato su di noi un problema amministrativo, che non ci aspettavamo legato alla proprietà dell’immobile e chi ci ha creato non pochi problemi. Ma l’obiettivo di rappresentare un punto di riferimento culturale all’interno del territorio è stato sempre forte.

Questo mi ha condotto a resistere alle avversità e andare avanti in solitario, fino a divenire direttrice della galleria.

Da spazio espositivo, Incinque si trasforma negli anni in centro di idee e luogo ove valorizzare arte e cultura.

Una galleria aperta alle varie discipline artistiche come quella del gioiello contemporaneo.

Con la pandemia, in un momento di totale crisi, ove il rischio era la chiusura, Incinque amplifica la prospettiva e lavora sulla progettualità, facendosi centro promotore e collaboratore di eventi a carattere culturale, manifestazioni ed esposizioni interdisciplinari, con il coinvolgimento attivo del fruitore.

Dunque la galleria, come spazio espositivo, si trasforma in luogo deputato all’arte e alla cultura, un luogo ove far nascere e realizzare progetti culturali.

Colgo l’occasione per ringraziare chi, inizialmente, mi ha invitato a partecipare a questa avventura che poi si è rivelata per me molto importante.

Chi è o siete “InCinque”?

Incinque Open Art Monti, in effetti e operativamente dal 2018 è Monica Cecchini, cioè la sottoscritta.

Da allora sono rimasta unico timoniere della barca in tempesta, per i problemi di cui accennavo sopra che poi ho risolto.

Ho cercato di puntare all’obiettivo e di farlo in prima persona supportata di volta in volta dalla collaborazione di professionisti del settore.

Soprattutto con Laura Amato, artista e amica, che è stata molto importante per le attività del 2018.

La collaborazione è fondamentale da ogni punto di vista e quando è sincera e sincronizzata sugli stessi obiettivi è senza dubbio proficua.

In particolar modo poi nell’ultimo anno, periodo in cui, là dove consentito, si sono susseguiti vari eventi, mi sono focalizzata sulla condivisione e unione degli intenti.

Inoltre sono convinta che fare rete, in questo momento storico, sia necessario per la collaborazione e interazione a sostegno dell’arte.

Per tale motivo parlo sempre al plurale, poiché non sono mai sola. 

Così è nato il progetto “Vita d’Artista” a luglio 2020 e “DIVO C” a settembre 2020.

Io sono un architetto e come dico spesso ringrazio la vita perché mi permette anche di farlo, dunque di lavorare come tale.

L’arte e la cultura necessariamente fanno parte del mio vissuto, del mio background e anche della mia professione, pertanto Incinque è per me parte del mio lavoro di architetto.

A riprova di ciò, quando qualcuno mi definisce esclusivamente una gallerista, io dico che sono un architetto con l’intento di promuovere arte e cultura.

Che impatto sociale e culturale ha avuto questo progetto sul territorio?

La valorizzazione del territorio e della sua identità hanno alimentato il mio spirito di ideatrice di eventi, sin dal 2011, prima ancora di Incinque.

Dal 2018 anno in cui abbiamo ideato “MAD in Monti”, Monti arte, artigianato e design, siamo attivi al fine di rilanciare, attraverso l’arte, il design e l’artigianato, la sinergia tra il territorio e le attività produttive con l’organizzazione e la promozione di un fitto programma di eventi, installazioni e presentazioni.

I temi da affrontare sono molti, soprattutto in questo momento di crisi che ha visto purtroppo le conseguenze di una gestione del turismo poco volta al futuro e poco equilibrata.

Uno degli obiettivi di Incinque è quello di salvare una città millenaria da un processo di cristallizzazione all’interno di un mega souvenir, dove tutto è effimero, labile, non contestuale al quotidiano e non al passo con la transizione energetica, la sostenibilità ambientale e sociale, oserei dire.

La città si deve riappropriare degli spazi deputati all’arte e al design e all’artigianato e deve tornare ad attrarre non solo per le sue magnifiche vestigia storiche ma anche per l’immenso background culturale, apprezzato in tutto il mondo.

Ma deve farlo con le modalità rivolte al futuro, che siano in grado di abbracciare obiettivi orientati al contenimento, alla sostenibilità energetica e alla rigenerazione sociale.

Il centro storico non può essere considerato come un souvenir da chiudere sotto una campana di vetro…Quella campana sta per essere frantumata… Forse il mega souvenir sta implodendo, a causa di una variabile mai presa in considerazione.

Crediamo che il centro abbia la necessità di ritrovare una nuova interazione con il tessuto urbano, per poter ritornare alla realtà.

Dunque, lavoriamo molto su questi intenti. 

C’è chi ci definisce salotto culturale, chi punto di riferimento per il rione, questo sarebbe bene chiederlo a chi ci conosce.

Una cosa è certa: stiamo svolgendo molto lavoro in tal senso, con le nostre forze, senza finanziamenti o sostegni economici di alcun tipo. 

Siamo però felici di avere spesso il sostegno e il patrocinio del Municipio I, una amministrazione che guarda al territorio ed è attenta anche alle attività culturali e alla valorizzazione dell’arte e della cultura.

Siamo molto attivi e collaboriamo con le altre associazioni e realtà del Rione Monti. Per esempio facciamo parte dell’organizzazione dell’Ottobrata Monticiana.

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InCinque Open Art Monti

Qual è la vostra mission, in cosa desiderate essere riconoscibili?

Vogliamo essere riconoscibili come centro culturale, punto di riferimento per il territorio ove si possano sviluppare progetti legati all’arte e alla cultura, non solo come galleria, ma anche come spazio di promozione e di valorizzazione.

In tal senso, ripeto spesso che il nostro nome è Incinque OPEN ART Monti, che proprio con questa valenza di apertura totale, forse anche con un po’ di presunzione, vuole essere un punto di riferimento culturale.

C’è chi ci definisce salotto culturale, chi punto di riferimento per il rione, questo sarebbe bene chiederlo a chi ci conosce. Una cosa è certa: stiamo svolgendo molto lavoro in tal senso, con le nostre forze, senza finanziamenti o sostegni economici di alcun tipo”.

Monica, la tua passione per l’arte da dove arriva?

A 3 anni desideravo solo scatole di Stabilo, con preferenza per le matite acquerellabili.

A 8 anni quando passavo davanti ai villini di Adalberto Libera, sul lungomare di Ostia, ero affascinata dalla loro forma e da quella dei balconi… Allora era un fascino inconsapevole, ma vivido nella memoria.

Dall’età di 6 anni, alle elementari sperimentali, ho fatto fotografia, creta e arti visive, oltre teatro ed educazione civica…

A parte gli scioperi con i cartelli che già a 7 anni organizzavo in casa contro il fumo e la caccia, posso dire che la mia passione per l’arte sia nata insieme a me, non c’è un momento in cui non ci sia stata. Chi ama l’architettura non può non amare l’arte, sarebbe una vera contraddizione, almeno a mio avviso.

Credo poi che l’arte e la bellezza facciano parte del nostro essere, dobbiamo solo scardinare la convinzione, che negli ultimi tempi stanno cercando di insinuarci, che arte e cultura siano aspetti superflui. Non è così.

Basta guardare le nuove regole che accomunano Cultura e Svago come se fossero settori simili da valutare.

Avete accolto eventi di musica, mostre, fotografie e quanto altro ancora? Cosa volete aggiungere alla già vostra nutrita programmazione?

Ci piace sperimentare, concepire la galleria come spazio polivalente, per questo abbiamo in programma eventi interdisciplinari.

L’interdisciplinarità è un aspetto molto importante che vogliamo emerga in questo 2021. Per tale motivo stiamo collaborando a vari progetti con molti professionisti, con questa finalità.

In modo particolare stiamo lavorando a una idea innovativa, dove l’interdisciplinarità, lo scambio, l’interazione e l’inclusione faranno parte dell’opera creata site specific. Stiamo redigendo la bozza di “StabiliMenti”, questo è il nome del format, nuovo ed originale, insieme al giornalista e scrittore Jonathan Giustini.

L’evento che porti nel cuore qual è stato?

Devo dire che sono vari gli eventi che porto nel cuore.

Sicuramente “Mad in Monti” nel 2018 con il quale abbiamo coinvolto più di 65 esercenti tra atelier, gallerie, artigiani e studi d’arte e di design, con la partecipazione di più di 100 artisti sul territorio.

Un evento unico che ha visto la performance finale del chitarrista internazionale Christian Lavernier all’Auditorium di Mecenate.

Altro evento nel 2019 è stato il premio Incinque Jewels, il nostro primo appuntamento dedicato al gioiello contemporaneo, che ci ha portati a Milano per la partecipazione alla Milano Jewellery Week, insieme all’artista Emanuele Leonardi.

Sempre nel 2019 un concerto del maestro Lavernier nella Sala Ottagona ex Planetario delle Terme di Diocleziano.

L’evento ha fatto parte dell’ampio programma organizzato dal Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2019. È stata una bella emozione.

Piccole Storie“, la bi-personale di Arrigo e ReBarbus che abbiamo inaugurato e chiuso subito dopo, l’8 marzo 2020.

Poi durante il lockdown sono nati 2 progetti molto belli: “Vita d’Artista” e “Divo C”.

Vita d’Artista” nasce dalla canzone e dai disegni di Roberto Kunstler e insieme a Jonathan Giustini nei mesi di chiusura diventa un evento intenso, fatto di incontri. Un modo per sostenere gli artisti in un momento molto delicato per tutti. 

E poi, DIVO_C L’ultima fatica. Un progetto volto al sostegno del mondo dell’arte subito dopo la chiusura totale. Un progetto diffuso sul territorio di Roma, con la partecipazione di 14 spazi espositivi e moltissimi artisti.

L’arte sostiene l’arte” è stato il nostro motto! Divo C è l’inverso della parola Covid a segnare una necessaria inversione di tendenza: unirsi nell’arte, con tenacia e collaborazione.

Ringrazio tutti coloro che nella difficoltà si sono uniti al progetto.

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Qual è il punto di forza di InCinque?

Il punto di forza è essere aperti al dialogo e alla collaborazione, per la valorizzazione a 360 grandi, senza fare arte di serie a e serie b.

Questo non significa che non valutiamo i progetti, ma che li scegliamo per i contenuti e non certo per la provenienza o categoria.

In questo modo la galleria ospita sia artisti affermati sia giovani emergenti.

L’altro punto forza di Incinque è senza dubbio la galleria, uno spazio di 700 anni di età che trasuda storia dalle pareti e sussurra la propria identità storica e culturale attraverso le colonne romane di marmo cipollino.

Un altro aspetto considerevole è il fattore umano, le relazioni interpersonali hanno senza dubbio un posto di primaria importanza nella gestione della galleria.

Lo stato della cultura odierno è in sofferenza da tempo. La pandemia ha aggravato la sua condizione. Qual è la tua opinione a riguardo?

Stiamo attraversando una crisi importante e come in tutti i periodi critici c’è la possibilità di soffermarci e riflettere. La velocità della contemporaneità si è fermata obbligatoriamente, ma questo forse è una opportunità per capire come procedere.

Molti pensano che l’arte si debba rivedere alla luce delle nuove tecnologie e che ci sia la necessità di partire dal loro uso.

Io credo che le tecnologie siano strumenti e che il cambiamento non può avvenire da questi, ma da una riflessione profonda e da un capovolgimento di contenuti.

Penso che l’arte debba ricominciare da un approccio più coinvolgente recuperando un fattore fondamentale per l’umanità: il rapporto umano. 

C’è bisogno che l’arte abbia un contatto diretto con le persone e non solo, c’è bisogno che si occupi del sociale.

La contemporaneità va verso l’arte pubblica e l’arte urbana.

Credo che l’arte stia prendendo questa via e che la tecnologia, molto importante per questo momento storico, debba essere utilizzata come strumento.

Noi di Incinque Open Art Monti cerchiamo di ritrovare un approccio diretto, far vivere l’arte attraverso il contatto e coinvolgere il territorio in cui lavoriamo e viviamo.

Un altro punto fondamentale, di cui ho accennato qualcosa precedentemente, è che c’è la necessità di cambiare il punto di vista rispetto all’arte e alla cultura, non possono essere considerati settori superficiali o relegati al mero svago, va scardinato questo concetto.

L’arte e la cultura sono fondamentali per la nostra mente, per la nostra formazione e per la nostra educazione.

Questo periodo in cui prima di ogni cosa sono stati chiusi musei, parchi archeologici, gallerie, teatri e cinema ci deve far riflettere.

Sono stati chiusi a dispetto di altre attività perché considerati superflui.

Se io mi alimento fisicamente ma non mentalmente mi deprimo di sicuro e credo che succeda a tantissime persone.

Un augurio e una parola di positività a chi ci legge e ama la cultura e l’arte come voi: salutiamoci così!

Che ci possa essere energia positiva e creativa all’insegna dell’arte e della cultura nel prossimo futuro!

Le idee costruiscono il mondo e lo trasformano. Per me il concetto di idea e dunque di progettazione è sinonimo di creazione di energia.

Ideare e progettare attraverso l’arte è l’atto di trasformazione e creazione che racchiude in sé energia positiva, necessaria al cambiamento che stiamo vivendo.

The Parallel Vision ⚭ _ Raffaella Ceres)

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