Cultura Teatro

#Intervista: Sophie D’ishtar, tra Chaplin e Jessica Rabbit

Intervista: Sophie D’ishtar, una dea tra Chaplin e Jessica Rabbit

36 anni, siciliana, ammaliante, ironica, intensa, dolce e iraconda al tempo stesso.

Sophie d’Ishtar è una delle performer più interessanti e conosciute del mondo del burlesque romano e non solo.

Una ragazza alla costante ricerca di un’evoluzione, curiosa e creativa. La cui esperienza non si ferma sul palco dei suoi spettacoli ma continua tra arte visiva e fitness, in quanto Sophie è anche una personal trainer.

Oggi ve la presento senza piume, veli, maschere o trucchi, ma vestita solo del suo punto di vista sui temi sociali che tutti stiamo vivendo e sui quali questa ragazza ha idee forti e chiarissime.

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Sophie D’ishtar

Sophie, secondo te come si sta comportando il Governo italiano in merito al mondo del lavoro?

Sta sbagliando a divedere i lavoratori per categorie: di Serie A e di Serie B.

Secondo loro esistono solo persone che lavorano di giorno e non esistono operatori notturni.

Questo secondo me è veramente discriminatorio, ai limiti della tolleranza. Dietro ogni albergo, ristorante, locale, discoteca non ci sono solo divertimenti: ci sono famiglie, figli, bollette, spese ecc.

Io ovviamente faccio parte di quella fetta di persone che lavora di notte e ho risentito fortemente di questa cosa.

Sembra che i Dpcm siano stati decisi da Topolino, da qualcuno che non vive su questo pianeta.

Il virus certamente esiste, ma bisogna mettere in sicurezza le categorie a rischio. Non è giusto che tutti paghino pegno di questa malattia.

Sul tuo lavoro nello specifico queste scelte hanno inciso in maniera pesante

Guarda io sono meno incazzata per me che per altri.

Nonostante abbia perso il lavoro da quando è iniziata la pandemia (dalla scorsa estate ho fatto 3 serate…), sono più dispiaciuta per i padri di famiglia e per chi ha delle spese ingenti da pagare.

Mi metto nei loro panni e credo che siano davvero disperati.

E non mi capacito di come il Governo non si renda conto del disastro a cui assistiamo.

La gente ha iniziato a uccidersi. E ci chiedono di fare sacrifici? Perché, loro che sacrifici stanno facendo? Una Barbara D’Urso che mi dice di mettermi la mascherina ha mai perso un giorno di lavoro?

Allora se c’è un virus mortale in giro è meglio che si chiuda tutto. Ma davvero tutto.

Il mio è un grido totalmente apolitico, lucido: Conte e tutto il Governo riflettano davvero su questa situazione. Perché io mi sento impotente, come tanti altri.

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Quali programmi hai in mente, per il futuro?

Al momento col burlesque sono ferma e sto pensando ad altro.

Cerco di capire come affrontare una nuova Sophie D’ishtar 2.0 online: creando contenuti di un certo tipo per il mio sito, organizzando in maniera funzionale i miei social.

Stavo pensando anche di proporre spettacoli a domicilio, se qualcuno vuole!

In attesa di completare il mio grande progetto online e creare anche un canale fitness, in quanto sono una personal trainer e ho in mente di registrare dei video di allenamenti che magari potrei vendere.

C’è un tuo progetto artistico di cui vai particolarmente fiera?

Io. Io sono il mio progetto artistico di cui vado fiera.

Tu sei una performer di burlesque, una danzatrice contemporanea, un’attrice sperimentale. Cosa ti definisce meglio?

Sono un’artista poliedrica e sfaccettata, non c’è una sola definizione che mi rispecchia.

Mi sento un po’ tutto questo: una creativa.

Anche se da qualche tempo il burlesque non mi basta più e mi piacerebbe indirizzarmi maggiormente verso la recitazione, scrivere monologhi e girare uno showreel.

Il mio pregio/difetto è quello di essere piena di idee. Soprattutto la notte!

Solo che spesso disperdo le mie energie e alla fine sono talmente stanca che mi metto davanti a Netflix e mi lobotomizzo!

Mi sarebbe piaciuto diventare una professionista (un avvocato, un medico…) così da dedicarmi esclusivamente a un’unica attività, facendola bene.

E invece sei stata adottata dal mondo dell’arte

Non si scappa!

Il tuo percorso artistico da dove e quando è cominciato?

A 4 anni. A quell’età già leggevo e mi scrivevo delle storielle.

È una cosa che devi avere, non c’è storia. Una vocazione.

Ho frequentato un’Accademia di recitazione a Milano e intanto facevo la modella, la lottatrice nel fango… Ho fatto tante cose. Era il 2010, a Milano ci si divertiva parecchio… E infatti mi sono anche persa, a un certo punto.

E l’incontro col burlesque quando c’è stato?

È successo qui a Roma, dove ho lavorato anche come ballerina in discoteca, poi performer in teatro e modella.

Un mio grandissimo rimpianto è quello della recitazione: non ci ho mai messo davvero tutta me stessa. Se tornassi indietro farei cose diverse.

Se tu leggi i miei temi da piccola, io volevo già fare l’attrice. E lo voglio ancora oggi.

Da quando hai iniziato, com’è cambiato il tuo modo di stare sul palco?

Sono cresciuta tanto, nel burlesque in particolare tantissimo.

La prima volta avevo tanta paura, soprattutto perché sono molto rispettosa del pubblico e quindi ho sempre pensato “sarò in grado di fare questa cosa? Mi meriterò i soldi del loro biglietto?”.

Non mi sono mai sentita particolarmente all’altezza e questo mi ha fatto perdere delle occasioni.

Adesso ti dico che quel rispetto lo mantengo ma ho una sicurezza notevole. Vado su qualsiasi palco di qualsiasi posto del mondo e so che porterò a casa uno spettacolo gradevole.

Perché c’è una combo fatta di presenza scenica, costumi, musicalità, espressività che mi dà il potere di essere, comunque vada, evocativa.

Adesso ho una consapevolezza totale del mio progetto.

Hai avuto modelli di riferimento nel tuo percorso?

L’estetica che mi ha sempre attratta è stata quella di Jessica Rabbit!

Un’altra icona che amo molto è Wonder Woman, per i suoi superpoteri. Con lei sono fissata!

E poi tutte le dive, anche se non ho nulla che mi rapporti alle donne anni ’50 perché sono super moderna.

Hanno però qualcosa di forte: erano quelle che quando passavano, lasciavano una scia di magnetismo.

Inoltre, anche se può sembrare un po’ saccente, ci metto un pizzico di genio di Charlie Chaplin. Che mi sono tatuata addosso in un posto molto intimo…

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C’è qualcosa che una performer deve sempre fare sul palco e un’altra invece che non va mai fatta?

Deve sempre portare rispetto alla sua arte e al nome della sua arte, a quello che sta facendo. Ci sono delle linee guida che vanno sempre seguite.

È come dire “la carbonara di mare”. No. C’è carbonara e carbonara. Poi c’è anche quella di mare, che però si chiama “pasta col pesce”.

Nel burlesque è uguale. Ok alla libertà totale ma bisogna comunque fare delle cose gradevoli e curare qualsiasi cosa che va sul palco: dal costume al trucco al look. Non esiste esibirsi con le unghie smangiate.

Cose che sembrano semplici ma ho notato che spesso non lo sono e per me è assurdo. Va prestata attenzione a ogni dettaglio.

Questo è quello che va sempre fatto e di conseguenza che non va mai fatto.

E un’altra cosa che non bisogna mai fare è non dare dignità al pubblico.

Se tu vai sul palco solo per te, il pubblico intelligente se ne accorge.

Se invece ti esibisci con la consapevolezza di portare a casa una cosa bella per te e per chi ti guarda è un altro discorso.

Quindi cura di sé stessi e del pubblico.

A proposito: qual è il tuo pubblico tipo?

Misto e variegato. In prevalenza femminile.

Nonostante la mia prorompenza e irriverenza sul palco, infatti, piaccio alle donne perché sono una cazzarona!

Quindi anche se voglio fare la divinità di cui porto il nome, comunque creo una vena sottilissima di simpatia.

Mi descrivi Sophie D’ishtar con un’immagine e con 3 parole?

Un misto tra un quadro di Modigliani e uno di Tamara De Lempicka.

E un personaggio di un qualsiasi film di Ferzan Özpetek. Perché Sophie lì deve andare a finire!

Le 3 parole sono: sfaccettata, sagace, paracula.

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

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