Cultura Musica

#Intervista: Hiroshi., lo splendido profluvio di suoni alla deriva

Intervista: Hiroshi., “Anything” e lo splendido profluvio di suoni alla deriva

Shoegaze, dream pop, derive timbriche e passione smodata per i suoni dilatati e avvolgenti.

Gli Hiroshi. presentano il primo disco “Anything” (Nufabric Records), un bel lavoro d’esordio che racconta come Nicolò Bacalini, Alessio Beato, Lorenzo Renzi e Luca Torquati siano in grado di muoversi con una certa disinvoltura tra elettronico ed elettrico, arrangiamenti poetici e una bella scrittura evocativa fatta di diverse influenze e contaminazioni.

Oggi ve li presento su Parallel in attesa di poterci gustare le loro derive sonore dal vivo tra “riverberi, birrette e diversivi“.

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Hiroshi.

Mi raccontate da dove nasce la storia artistica degli Hiroshi.?

Abbiamo iniziato nel 2015 come un duo elettronico/IDM, abbozzando i primi brani a distanza.

Dopo qualche mese siamo diventati 4 con l’aggiunta di chitarre e batteria, che erano necessarie per arrivare a un suono che avesse l’impatto che volevamo dal vivo.

Nel novembre 2015 abbiamo vinto l’Homeless Rock Fest, uno dei più importanti contest musicali delle Marche.

Questo primo periodo si è concluso nel gennaio 2016 con l’uscita dell’EP ““.

Con questa nuova formazione è iniziata la scrittura del nostro primo album, partendo sostanzialmente da un foglio bianco. 

Parlatemi della vostra musica: cosa vi piace proporre, soprattutto? 

Ci piace soprattutto attingere alle nostre esperienze.

Crediamo che questo renda più autentica la nostra proposta e che, di conseguenza, permetta all’ascoltatore di immergersi totalmente nella nostra musica.

“Anything” è il vostro primo disco. Di cosa si tratta e come avete lavorato sulle canzoni?

Abbiamo iniziato a lavorare ad “Anything” subito dopo l’uscita del nostro EP di debutto.

Nonostante fossimo tutti in diverse parti del mondo, abbiamo lavorato all’album con un intenso scambio di idee, bozze, campioni e file.

Questa dinamica di composizione a distanza ha influito sulle tempistiche di realizzazione dell’album da un lato, ma dall’altro ha permesso che le singole esperienze di vita dei membri della band convogliassero nei brani, arricchendoli.

La storia di “Anything” inizia quindi a metà tra camerette e sala prove, in un tentativo di autoproduzione.

Dopo qualche mese è nata l’intesa con Nufabric Records, con cui avevamo già collaborato per alcuni eventi live.

Questa collaborazione ci ha portato a una sessione di 2 mesi in studio, attraverso i quali le nostre idee sono state affinate e portate al suono che avevamo in mente.

Uno dei pilastri della musica che suoniamo è infatti la commistione tra suono elettronico ed elettrico che necessita di ricerca e interpretazione.

C’è una definizione musicale che in qualche modo vi rappresenta? La musica che proponete è piena di sfumature e influenze

Siamo stati classificati in molti modi diversi – spesso estremamente esilaranti.

Formalmente ci inquadriamo a metà tra shoegaze e dream pop, ma ci piace farci trascinare dai brani stessi e andare alla deriva.

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C’è un pezzo dell’album che, dopo averlo riascoltato, avreste voluto più tempo per migliorare e uno che invece portereste con voi sulla classica isola deserta? 

Il processo di composizione e registrazione dell’album è stato talmente lungo e ragionato che non si è lasciato dietro questioni sospese.

Ovvio, come gran parte dei prodotti artistici, si starebbe in continuazione a limare e perfezionare, però a un certo punto ci siamo resi conto di aver raggiunto ciò che volevamo e ulteriore tempo sarebbe stato controproducente.

Sicuramente vorremo portare su un’isola deserta la parte dei cori in “Trading Places”, venuta fuori in maniera abbastanza fortuita, ma ogni volta un’emozione.

Ci sono stati collaboratori e/o altri musicisti che avete coinvolto nel progetto? Se sì, che peso hanno avuto e quanto hanno inciso sul sound definitivo del vostro lavoro?

Siamo arrivati in studio con le idee abbastanza chiare sul sound che volevamo per questo album e sulle influenze di riferimento.

Fortunatamente in Nufabric Records abbiamo trovato persone entusiaste del progetto, che ci hanno aiutato a dare un’identità ancora più definita all’album e al lavoro in generale.

Purtroppo non abbiamo avuto l’occasione di collaborare con altri musicisti durante la stesura di questo album, ma è una cosa che ci piacerebbe molto fare in futuro.

Quanto e in cosa “Anything” è diverso da “宏”, il primo Ep del 2016?

Dobbiamo molto al nostro primo EP, sia in termini di crescita artistica che personale.

Il fatto di averlo autoprodotto ci ha legato ancora più saldamente al progetto e ai singoli brani, tanto che 2 di questi – “Float” e “Lost Highway” – sono presenti anche in “Anything”, in una versione rielaborata per coerenza con il resto dell’album.

Da quanti anni fate i musicisti? E da allora com’è cambiato il vostro modo di intraprendere iniziative artistiche? 

Facciamo i musicisti da quando eravamo adolescenti, ognuno di noi si è formato in modo diverso, dalla musica classica, al jazz, alle band punk hardcore.

Da quando abbiamo formato gli Hiroshi. ci siamo sempre influenzati e contaminati a vicenda, ognuno di noi cerca di portare il suo punto di vista nel processo compositivo e di ricerca sonora.

Avete un pubblico-tipo?

Volendo generalizzare possiamo dire i millennials, ma il nome scientifico sarebbe “gli amici del baretto”.

C’è una cosa che un musicista non deve mai fare e un’altra invece che va sempre fatta?

Secondo noi un musicista deve sempre ascoltare e forse non deve mai convincersi di aver raggiunto la maturità artistica.

L’emergenza Covid quanto ha inciso sul vostro lavoro?

Il disco è nato quasi interamente attraverso Internet, scambiandoci idee e registrazioni che venivano rielaborate ed arrangiate separatamente.

È stato un processo lungo, ma ci ha permesso di riflettere e approfondire sempre di più la nostra ricerca a livello sonoro e compositivo.

In tempo di Covid la nostra routine è rimasta sostanzialmente la stessa, siamo arrivati al lockdown già pronti 🙂 

Parlatemi delle iniziative che avete in mente per i prossimi mesi

La promozione del disco, oltre che attraverso i 2 singoli usciti nelle scorse settimane, comprenderà diverso materiale video che stiamo producendo.

Tra questo, ci saranno 2 video che accompagneranno i singoli e una live session registrata presso il Nufabric Basement

Poi, purtroppo, siamo in balìa di eventi che non possiamo controllare e che stanno influendo molto sul mondo della musica, ma appena sarà possibile vorremmo rimetterci sul palco a suonare live, che è la nostra vera passione e punto di forza… Speriamo il prima possibile! 

Ditemi un progetto artistico di cui andate particolarmente fieri

Andiamo molto fieri del nostro primo EP “”, probabilmente perché l’abbiamo totalmente autoprodotto ed è stata la nostra prima pubblicazione in assoluto.

Ci ha aiutato a sviluppare il processo creativo che abbiamo seguito da lì in avanti, ma soprattutto ci ha messo in contatto con delle persone fantastiche con cui poi abbiamo collaborato.

Mi descrivereste il lavoro artistico degli Hiroshi. con un accordo e con 3 parole?

Eb9sus4, è uno degli accordi di “Intimate” e ci emoziona sempre tantissimo. 

Il nostro lavoro artistico in 3 parole: riverberi, birrette e diversivi 😉

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

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