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#Intervista: Betta Laurini tra New Dark Age e velluto nero

#Intervista: Elisabetta Laurini tra “New Dark Age” e velluto nero

Anima toscana e cuore romano, Elisabetta Laurini è una delle voci più amate e seguite di Radio Elettrica e da pochi mesi anche l’autrice, assieme a Massimo Lombardo, di “New Dark Age” (Zoltar), un viaggio tra i protagonisti musicali degli anni ’80 tra coldwave, dark, EBM, gothic, industrial e tutto quello che ha reso quel periodo storico un’onda innovativa e rivoluzionaria.

Un libro (600 pagine) che vuole essere un compendio delle esperienze accumulate dagli autori in tanti anni di ascolti, scritto con tantissima passione perché per Elisabetta è quella “il motore attivo di ogni mio progetto, il solo motivo che mi costringe a non fermarmi di fronte alle difficoltà“.

Elisabetta mi ha raccontato del suo progetto realizzato “con la musica in cuffia e una finestra aperta sui ricordi” e del prossimo libro, a cui sta già lavorando sempre assieme a Massimo Lombardo.

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Elisabetta Laurini

Mi racconti da dove nasce la storia professionale e letteraria di Elisabetta Laurini? 

Innanzitutto ciao Paolo e grazie per l’invito.

Musicalmente parlando la mia storia professionale inizia nel 1986 grazie a una radio “libera” della mia terra, sono una toscana trapiantata a Roma ormai da molti anni.

Ho iniziato per caso, insistito per divertimento, proseguito facendo sì che diventasse un lavoro a tempo pieno e tuttora provo a diffondere emozioni sonore attraverso il mio programma bisettimanale “Dark Entries (e Uscite di Sicurezza)” su Radio Elettrica, una web radio portata avanti da professionisti di lungo corso animati dalla stessa eterna immutata passione per il mezzo di comunicazione per eccellenza, quello che ti accompagna senza invasione di campo e diventa parte integrante della tua vita.

Molto diversa invece l’esperienza letteraria.

Quando l’editore e coautore Massimo Lombardo mi ha proposto la scrittura del libro ho accettato con grande slancio, sono una che si annoia facilmente e le nuove esperienze sono per me linfa vitale.

“New Dark Age” (Zoltar) è il tuo primo libro, scritto assieme a Massimo Lombardo. Di cosa si tratta e come hai lavorato sulla stesura del testo? 

Il libro che consta di 600 pagine tra scrittura e immagini fotografiche racconta la storia della corposa produzione musicale underground a partire dal 1976 fino ai giorni nostri con particolare attenzione ai decenni ’80 e ’90, dal post-punk al gothic rock, dalla new wave al death rock passando per la darkwave, lo shoegaze e tutto ciò che gira loro intorno.

La seconda parte, “La linea del tempo”, indica gli accadimenti essenziali, dalle uscite discografiche alla formazione delle band seminali, dai live imprescindibili agli avvenimenti culturali di maggior rilievo.

La parte centrale è invece dedicata agli artisti, “Protagonisti di un nuovo Rinascimento”, che hanno innescato la miccia per le nuove tendenze o che in qualche modo hanno contribuito alla crescita dei vari stili.

In coda, una carrellata di informazioni relative a fanzine, etichette discografiche, subculture, album, singoli, festival e quant’altro.

Ci piacerebbe che fosse un porto sicuro per chi ha vissuto quegli anni e start step per le nuove generazioni.

Vorremmo che incuriosisse, che facesse venir voglia di approfondire alcuni aspetti o generi o gruppi di cui ci siamo occupati.

New Dark Age” non è un’enciclopedia né tanto meno un vademecum assoluto, è solo un compendio delle nostre esperienze accumulate in tanti anni di ascolti.

Come ho lavorato alla stesura del testo? Con la musica in cuffia e una finestra aperta sui ricordi.

Secondo quali criteri avete scelto gli artisti da inserire nel libro? 

La selezione è stata difficile, la rosa dei candidati era molto ampia, non dico il doppio ma almeno un buon 30% è rimasto fuori.

Alla fine, da questo elenco infinito abbiamo estrapolato 200 nomi, secondo noi i più rappresentativi sotto tutti i punti di vista e, sono sincera, se tornassi indietro farei le stesse scelte.

Ci sono anche musicisti e gruppi italiani in “New Dark Age”? 

Certo, ce ne sono molti, la musica italiana rappresenta un punto fermo della mia esperienza personale.

Non dimentichiamo che per 6 anni ho aperto le trasmissioni in una radio romana, adesso scomparsa, incentrata esclusivamente sui suoni italici.

Sarebbe impossibile per me non raccontare la “nostra” storia.

Inoltre, tengo a sottolineare la caratura di molte band dello stivale che producono delizie assolute in ambito underground e, nemmeno a dirlo, sono spesso più apprezzate all’estero che in patria (nemo profeta docet).

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Il titolo del volume allude a una specie di sintesi tra new wave e dark o a una nuova onda dark che secondo te sta crescendo nell’underground musicale?

Il titolo è prima di tutto un omaggio doveroso e sentito a una delle band più talentuose e sottovalutate della storia recente.

Parlo dei Sound del poeta Adrian Borland e di una canzone che chiunque dovrebbe aver ascoltato almeno una volta nella vita:

“…ed eccola che arriva, una nuova era oscura, catturo i tuoi occhi prima che cadano a terra…”.

In seconda battuta “New Dark Age” vuole essere una sorta di incitazione al rinnovamento, a una svolta nella scena musicale indipendente, a un rinascimento culturale necessario oltre che auspicabile in questo periodo buio nel quale viviamo.

Da quanti anni ti occupi di musica? E da allora com’è cambiato il tuo modo di intraprendere iniziative artistiche? 

La musica fa parte del mio DNA, credo di essere nata con le note in testa. Forse mia madre ne ascoltava molta quando mi portava in grembo.

Ho cominciato ad occuparmene in modo approfondito quando ho iniziato il mio percorso radiofonico nel 1986 e non ho più smesso, non posso farne a meno.

Le mie iniziative, di qualsiasi genere, devono partire dal cuore. In caso contrario per me non hanno alcun senso.

La passione è il motore attivo di ogni mio progetto, il solo motivo che mi costringe a non fermarmi di fronte alle difficoltà.

Quale è secondo te il pubblico-tipo di Elisabetta Laurini? 

Un pubblico musicalmente maturo, curioso, attento, voglioso di scoprire nuove percezioni sonore.

Il sottotitolo del mio programma è “musica oscura per anime in transito”. Ecco, questo è il mio pubblico, quello che non si arrende alla banalità delle proposte facili, quello che si abbandona senza remore alle emozioni. 

C’è una cosa che una scrittrice non deve mai fare e un’altra invece che va sempre fatta?

Io non sono una scrittrice quindi rispondo da fruitrice di libri.

Credo che il segreto sia uno soltanto: incuriosire il lettore fino a inchiodarlo allo scritto.

Chi annoia ha perso in partenza.

L’emergenza Covid quanto ha inciso sul tuo lavoro?

Radiofonicamente purtroppo molto.

Siamo stati costretti a chiudere la sede per tutto il periodo del lockdown, un danno enorme unito alla sofferenza di non poter accompagnare i nostri amici ascoltatori.

Ha fatto male a noi operatori del settore e a chi ci ha aspettato fedelmente ogni giorno fino al nostro ritorno.

Il resto non ha subito alcun danno, per scrivere basta una postazione solitaria in una bolla ideale alla fine del mondo. 

Parlami delle iniziative che hai in mente per i prossimi mesi

Massimo Lombardo e io siamo al lavoro su un nuovo libro: “Memorabilia: new wave/new romantic/synth-pop”.

Per ora non posso aggiungere altro…

Dimmi un progetto artistico di cui vai particolarmente fiera

Dark Entries vol. 1 e 2 – The Radio Sessions”, le 2 compilation suonate live in radio da 15 tra le band italiane più significative della scena post-punk/darkwave e prodotte dalla label svizzera Swiss Dark Nights.

Mi descriveresti il lavoro artistico di Elisabetta Laurini con un’immagine e con 3 parole?

Questa è difficile.

Una scatola incartata di velluto nero e piena di piccole sorprese luminose.

Le 3 parole scrivile tu se vuoi. Io non ci riesco.

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

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