Attualità Cultura

Torna la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne

Torna la Giornata Mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne

La violenza contro le donne è una delle più vergognose violazioni dei diritti umani.

Anche noi di The Parallel Vision aderiamo fermamente alla giornata per l’eliminazione di questo sopruso, che ricorre il prossimo 25 novembre.

L’allarme generato dal fenomeno della violenza sulle donne è purtroppo all’attenzione di tutti.

Occorre pertanto prevenirlo e combatterlo e per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’argomento è stata istituita un’apposita giornata dedicata alla eliminazione di tale forma di abuso.

L’amore non lascia lividi.
L’amore non è un’offesa.
L’amore non ti minaccia.
L’amore cura dal male, ma non ne fa.
L’amore NON alza le mani,
ma ti prende per mano…l’amore non è violenza!

Dal 25 novembre al 10 dicembre: 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere

La violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani.

Partendo da tale assunto la giornata del 25 novembre segna l’inizio dei 16 giorni di attivismo che si estendono fino alla giornata dedicata ai diritti umani del 10 dicembre. 

L’intento è quello di cercare di combattere la violenza basata sul genere incrementando la sensibilizzazione dell’opinione pubblica e la spinta ad agire per il cambiamento.

Tutti i Governi, le Organizzazioni Internazionali e le ONG sono invitati a organizzare, in questi giorni, attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica.

25 novembre: una scelta non casuale

Il 25 novembre è stato designato nel 1999 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con la risoluzione numero 54/134, come la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

La scelta di tale data non è causale: fu proprio un 25 novembre, quello del 1960, che nella Repubblica Dominicana furono uccise 3 giovani donne, le sorelle Mirabal, considerate esempio di rivoluzionarie per l’impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leònidas Trujillo (1930 – 1961), il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell’arretratezza e nel caos per oltre 30 anni.

I servizi dedicati alla prevenzione e al contrasto della violenza di genere

Il fenomeno della violenza contro le donne può essere considerato una vera e propria emergenza.

Per tale motivo sono fondamentali e necessarie politiche di sensibilizzazione. 

Occorre trasmettere il messaggio che, per ottenere l’aiuto sperato, bisogna raccontare dei maltrattamenti subiti e mettersi in contatto con le istituzioni e i servizi dedicati.

Di seguito l’elenco di alcune delle attività messe in campo al fine di prevenire e contrastare la violenza di genere:

1522 help line anti violenza e stalking

Nel 2006 il Dipartimento per le Pari Opportunità ha attivato il numero 1522.

Lo scopo del servizio è quello di sviluppare un’ampia azione di sistema per l’emersione e il contrasto del fenomeno della violenza intra ed extra familiare a danno delle donne.

Si tratta di un numero gratuito attivo 24 ore su 24 accessibile su tutto il territorio nazionale.

L’accoglienza è svolta con l’assoluta garanzia di anonimato ed è disponibile nelle lingue italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo.

In situazioni di particolare pericolo tuttavia la chiamata diretta può esporre le vittime a condizioni di rischio ulteriore.

Per tale motivo è stato ideato un sito dedicato e un’app gratuita che danno la possibilità di chattare con le operatrici dell’help line.

Il sito del numero 1522 è raggiungibile all’indirizzo www.1522.eu, anch’esso è accessibile in 4 lingue oltre l’italiano (spagnolo, arabo, francese e inglese).

Il sito contiene:

  • una parte informativa sulla missione e sulle funzionalità del servizio
  • una sezione documenti con contributi legislativi, statistici e di approfondimento
  • un’area di comunicazione interna dedicata ai centri antiviolenza accreditati
  • la chat che consente di chattare con le operatrici  24 ore su 24 e, in determinati orari, anche nelle lingue straniere indicate sopra (gli orari vengono indicati nelle funzionalità di contatto)

La app per smartphone, denominata “App1522”, è scaricabile attraverso i sistemi più diffusi di IOS e Android e ripropone alcune sezioni informative del sito e, in particolare, facilita la comunicazione chat e l’interazione con le operatrici. 

L’applicazione ha anche all’interno l’accensione di emergenza di luce e segnali sonori, nonché la possibilità di effettuare una chiamata veloce al 1522.

I servizi attivi nel Lazio: centri antiviolenza e case rifugio

I Centri Antiviolenza (anche detti CAV) costituiscono la risposta più coordinata e organizzata al fenomeno della violenza contro le donne in Italia, delle quali ne rappresentano diritti e interessi.

Si tratta di strutture in cui le donne in pericolo possono trovare gratuitamente l’auto di psicologi, avvocati, medici e le più varie categorie di professionisti per una consulenza e un aiuto pratico.

Le donne che subiscono violenza e i loro bambini possono, inoltre, disporre di un alloggio sicuro e gratuito all’interno delle cosiddette case rifugio.

Le case sono state ideate con l’intento precipuo di assicurare protezione e salvaguardia dell’incolumità fisica e psichica delle vittime di violenza e dei loro figli.

L’accesso alla casa può avvenire tramite segnalazione diretta della donna vittima di violenza oppure tramite comunicazione di servizi quali CAV, pronto soccorso, 1522, servizi sociali, forze dell’ordine. 

La protezione e l’ospitalità nella struttura è prevista per l’intero periodo necessario a concludere il percorso personalizzato, assicurando adeguati servizi educativi e sostegno scolastico ai minori.

Sono, inoltre, garantiti i servizi di ascolto, accoglienza, assistenza psicologica e legale, orientamento al lavoro e all’autonomia abitativa.

Nel Lazio, a seguito dell’allarme determinato dall’aumento delle richieste di aiuto durante il lockdown, si sta rafforzando la rete dei centri antiviolenza e delle case rifugio già presenti sul territorio.

A Sezze, nella casa di Donatella Colasanti, coinvolta nell’efferato massacro del Circeo del 1975, verrà istituito un Centro antiviolenza a lei intitolato.

Un contributo fondamentale alla lotta alla violenza è, infatti, senz’altro fornito anche dalla memoria di eventi passati. 

È stata inoltre implementata la costituzione delle case di accoglienza per le donne vittime di violenza attraverso la costruzione di 3 nuove case rifugio: a Cassino, ad Ariccia e a Monterotondo. 

La Giunta Capitolina ha poi deciso di agire nell’emergenza provvedendo ad aprire 5 nuovi Centri Antiviolenza, utilizzando beni confiscati alle mafie, e mettendo a disposizione 40 posti letto presso l’Istituto San Michele, in zona Tor Marancia.

Sempre a Roma è stato creato un servizio innovativo di cohousing e altre importanti strutture sono in cantiere.

L’obiettivo è quello di aprire un Centro Antiviolenza in ogni municipio al fine di permettere a ciascuna donna vittima di violenza di non sentirsi sola.

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Come denunciare

La violenza di genere è reato. Pertanto la vittima può denunciare il colpevole e per farlo può recarsi presso gli uffici delle Forze dell’ordine (questure, commissariati P.S., Arma dei Carabinieri) e sporgere denuncia.

Un altro modo per presentare denuncia è utilizzare l’App della Polizia di Stato YouPol

È utile indicare nella denuncia quanti più dettagli possibile riguardo ai fatti, ai luoghi e ai tempi ed eventuali testimoni.

Saranno poi le Forze dell’ordine a verificare di che tipo di reato si tratta. 

I costi

Il timore di molte donne quando decidono di voler reagire alla violenza è anche quello di non poter far fronte alle spese economiche che ciò comporta.

Questo è molto più vero se si considera che la violenza si manifesta anche tramite atti finalizzati a mantenere la vittima in una condizione di subordinazione e dipendenza, impedendole l’accesso alle risorse economiche, sfruttandone la capacità di guadagno, limitandone l’accesso ai mezzi necessari per l’indipendenza, resistenza e fuga (la cosiddetta violenza economica).

Esponendo i vari servizi dedicati alla lotta alla violenza di genere e a fornire assistenza e protezione alle vittime, è stato precisato che il tutto avviene in maniera del tutto gratuita.

Lecito è chiedersi se anche le spese legali sono gratuite.

Ebbene il decreto legge n. 93/2013 ha stabilito che la donna vittima di violenze o maltrattamenti ha la possibilità di accedere sempre al gratuito patrocinio, anche se il proprio reddito (o quello del partner) supera i tetti fissati dal decreto ministeriale.

In tal modo la beneficiaria non dovrà pagare né le tasse, né la parcella dell’avvocato che la difenderà nel corso del procedimento penale e/o civile (per il risarcimento del danno) contro l’uomo maltrattante.

Si vuole affermare così il diritto intangibile delle donne vittime di violenza ad avere una tutela giurisdizionale che prescinda dalle loro capacità economiche.

L’avvocato patrocinante

La Regione Lazio, da sempre in prima linea contro la violenza maschile sulle donne, ha firmato nel 2020 un Protocollo di intesa con L’Ordine degli Avvocati di Roma.

Lo scopo è quello di sostenere le donne vittime di violenza o di atti persecutori, in sede giudiziaria e nella fase immediatamente precedente all’avvio della stessa, ivi compreso l’eventuale ricorso a consulenza in ambito civilistico o tecnico di parte, contribuendo alle spese di assistenza legale.

Il Protocollo d’Intesa disciplina i rapporti tra la Regione Lazio e l’Ordine degli Avvocati di Roma e indica le modalità di accesso al “Patrocinio legale” prevedendo l’istituzione del “Fondo per il Sostegno per il Patrocinio legale”, con un contributo regionale annuo di 50.000 euro.

Il Protocollo, inoltre, comunica la costituzione di un Elenco di avvocati patrocinanti, specializzati in materia civile o penale, con una esperienza e formazione continua e specifica nel settore della violenza di genere da aggiornarsi annualmente.

Concludo questa breve panoramica sulla violenza sulle donne e sui servizi dedicati ricordando che lottare contro ogni forma di violenza nei confronti delle donne è un obbligo dell’umanità.

Colgo l’occasione per invitare tutti e tutte a denunciare e a non lasciar sola nessuna donna.


L’Autrice

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Fatima Santina Kochtab è avvocata freelance, insegnante privata di diritto e dottoressa in legge con una tesi in diritto processuale penale dal titolo “Presunzione di innocenza e considerazione di non colpevolezza alla luce della disciplina normativa dei diritti dell’imputato“.

Ha approfondito la materia legale attraverso vari corsi di formazione e di preparazione all’esame di abilitazione, conseguendo quindi l’abilitazione forense.

Attualmente svolge l’attività di avvocata freelance e scrive numerosi articoli per il web, materiale di studio e approfondimento di leggi, normative vigenti e di questioni dottrinali e giurisprudenziali.

In continuo aggiornamento professionale, ha da poco terminato di seguire il corso pratico di formazione sul processo tributario tenuto dall’Istituto Carlo Arturo Jemolo.

Al fine di mettere anche al servizio degli altri il suo bagaglio personale e culturale, Fatima è discente del corso di formazione per operatrici anti-violenza domestica e di genere tenuto dalla cooperativa “Befree”.

(© The Parallel Vision ⚭ ­_ Redazione)
(Foto di copertina: Eternal Happiness on Pexels.com)

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