Cultura Intervista

#Intervista: Rossella Milone, un mondo di storie e di parole

#Intervista: Rossella Milone, un mondo fatto di storie e di parole

6 libri pubblicati, un nuovo lavoro in preparazione, racconti e articoli sparsi per quotidiani e periodici. E un progetto di cui va particolarmente fiera che monitora, divulga e sostiene la forma racconto nel panorama editoriale italiano e internazionale.

Rossella Milone è devota alla parola e innamorata della letteratura. Così profondamente da farne una missione, prima ancora di un lavoro.

La scrittrice napoletana mi ha raccontato un po’ di sé, della sua storia e del suo legame viscerale con le parole, che “come le storie, sono creature variabili, mobili e vaporose – e le scrittrici e gli scrittori le inseguono, fingendo di appropriarsene a volte“.

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Rossella Milone

Mi racconti da dove nasce la storia letteraria di Rossella? 

Ah, non saprei dirti. Da quando ero piccola, immagino.

Quando mi acquattavo ad ascoltare le storie che sentivo dalla cucina – di mia madre, e delle vicine.

O da quando ho imparato a riempire le giornate con ciò che inventavo.

Poi la storia visibile, forse quella a cui ti riferisci tu, è iniziata ufficialmente nel 2007, quando un mio testo è stato menzionato con merito al Premio Calvino.

Da lì è seguito il resto.

Parlami delle tue attività: cosa ti piace scrivere, soprattutto?

Senza dubbio racconti. Mi piace moltissimo leggerli, scriverli, discuterne, analizzarli.

Ma questo non mi sottrae alla bellezza di scrivere altro – come in realtà ho fatto negli ultimi anni.

Dipende tutto dalla storia che spinge per essere scritta.

Secondo te cosa distingue la tua scrittura da quella di altri tuoi colleghi?

No dai, è una domanda che non trova alcuna sponda nel modo di vivere il mio lavoro con quello degli altri scrittori.

Lasciamolo dire ad altri.

C’è un nuovo libro all’orizzonte? Se sì, sarebbe bello potessi darci qualche anticipazione!

Sì, c’è. Ma c’è anche una frase di Katherine Mansfield che sento molto mia.

Lei diceva, in una lettera al suo editore, che non riesce a parlare dei racconti che sta scrivendo prima che li abbia finiti. Sentirebbe di tradirli.

Ecco, io provo un po’ la stessa cosa; ma non per piaggeria, ma per pura, irrazionale scaramanzia.

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(Foto: Rino Bianchi)

Da quanti anni fai questo lavoro? E da allora com’è cambiato il tuo modo di intraprendere iniziative artistiche? 

Da quando è stato pubblicato il mio primo libro per Avagliano, “Prendetevi cura delle bambine“, nel 2008.

Da allora ho scritto altri 5 libri, oltre a racconti sparsi in antologie e articoli vari per quotidiani e settimanali.

Ultimamente mi sto anche dedicando al cinema –  in realtà mia prima, grande passione – scrivendo alcuni soggetti che spero di poter portare avanti con la casa di produzione.

Il modo in cui mi approccio alla scrittura è cambiato; forse sono un poco più sicura, ma anche più smaliziata e più appesantita da ciò che il mondo editoriale tutto contempla.

Però queste sono cose secondarie: alla fine quando sei tu sola con la storia e le parole, l’atto è sempre lo stesso.

Istintivo, una specie di ritorno all’origine.

Hai un pubblico-tipo?

Con pubblico intendi lettori? Non ne ho idea.

C’è una cosa che una scrittrice non deve mai fare e un’altra invece che va sempre fatta?

Non credo esistano regole cui attenersi scrupolosamente.

Le parole, come le storie, sono creature variabili, mobili e vaporose – e le scrittrici e gli scrittori le inseguono, fingendo di appropriarsene a volte.

A volte vanno fatte delle cose, altre magari quelle completamente opposte.

Dipende sempre tutto dalla storia che si sta raccontando.

Quello che non va fatto è auto pubblicarsi – questo posso dirlo senza se e senza ma.

So che sei anche docente presso la Scuola del Libro e che curi corsi di scrittura. L’emergenza Covid quanto ha inciso sul tuo lavoro? 

Sono una persona privilegiata, per cui i corsi fortunatamente abbiamo continuato a farli tutti, trasferendoli online.

Da questo punto di vista la scrittura e i libri sono stati, e lo sono e lo saranno, in grado di accompagnarci sempre e comunque.

È il potere della parola scritta.

Parlami delle iniziative che hai in mente per i prossimi mesi

Sopravvivere.

Ma, a parte l’ironia, sì, penso che ora come ora parlare del futuro sia qualcosa di psicologicamente frustrante.

Però alcune cose sono indiscutibili e tra queste c’è il mio lavoro per ultimare il libro che sto scrivendo e che mi porta via la maggior parte del tempo.

Procedere con tutti i miei corsi, che, come ti dicevo, riesco a gestire anche in remoto.

Tengo molto alla mia Masterclass, con autori che seguo da anni, e al gruppo di lettura Sacrestia, sempre via internet, che in primavera ha avuto un grande successo e che a breve riprenderà con i nuovi appuntamenti.

Poi vorrei tornare a viaggiare.

Quindi per ora faccio gli schemini degli itinerari, prendendo appunti, fantasticando.

Dimmi un progetto artistico di cui vai particolarmente fiera

Non è un mio libro, ma un progetto a cui ho dato vita nel 2014 e che gode di molta popolarità.

Si tratta dell’Osservatorio sul racconto Cattedrale che monitora, divulga e sostiene la forma racconto nel panorama editoriale italiano e internazionale.

Negli anni è cresciuto moltissimo e ora scrivono per noi anche firme molto prestigiose – almeno per me.

È un crocevia per chi non conosce la forma breve o per gli appassionati.

Comporta un lavoro faticosissimo e costante, ma nel tempo credo stia diventando un patrimonio di risorse, attività e sguardi di cui sono davvero molto fiera.

Mi descriveresti il lavoro di Rossella Milone con un’immagine e con 3 parole? 

L’immagine è una finestra. Osservo con tanta curiosità, aguzzo la vista, dietro ai vetri per proteggermi, magari seduta.

Di giorno di notte, la finestra mi porta fuori pur restando dentro.

Le 3 parole sono queste:

Silenzio. 
Rigore.
Pigrizia.

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

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