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#Intervista: Luca Bovenzi e la potenza straordinaria dell’impro

Intervista: Luca Bovenzi e la potenza straordinaria dell’improvvisazione

Mi piace presentarvi Luca Bovenzi esattamente come si presenta lui stesso sul sito del nuovissimo progetto d’improvvisazione teatrale pronto a entusiasmare Roma: “Manallarte”.

Di lui si scrive essere un informatico prestato (e mai più restituito) all’improvvisazione teatrale.

Da 5 anni studia per diventare attore professionista e formatore, accumulando oltre 600 ore di formazione con i migliori insegnanti nazionali e internazionali.

Ha al suo attivo oltre 15 rappresentazioni teatrali e la produzione, creazione e regia di un format di spettacolo nuovo e completamente improvvisato, andato in scena a marzo 2019 presso le Carrozzerie N.O.T.

L’ho intervistato scoprire qualcosa in più su di lui e sul progetto che sta costruendo con la collaborazione di Iacopo Scascitelli e Antonella Bozzi.

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Luca Bovenzi

Luca, quando e come nasce la relazione fra il teatro e l’improvvisazione? 

L’improvvisazione teatrale vive nel momento stesso della realizzazione, nel qui e ora.

Il teatro vive nel testo e nella preparazione continua.

Con la sua peculiarità, l’improvvisazione ha accompagnato forme spontanee di teatro fin dalla Grecia per poi comparire in ogni recita a soggetto o canovaccio fino alla tradizione popolare della nostra Commedia dell’arte.

Gli stessi Totò o Eduardo usavano spesso l’improvvisazione per far emergere caratteristiche dei personaggi e per modificare la scrittura.

La forma che conosciamo oggi, basata sul gioco e sulla libera espressione, nasce nei gruppi didattici e di avanguardia novecenteschi, che pongono al centro del lavoro teatrale il punto fondante dell’improvvisazione: il lavoro di gruppo.

In questi ultimi anni si cominciano a sperimentare forme e linguaggi nuovi che mescolano le 2 forme d’arte per provare a dare una coerenza narrativa ai personaggi, senza perdere la spontaneità, tipica dell’impro.

Alcuni nuovi testi, ad esempio, vengono scritti a partire da soggetti improvvisati.

Garbatella Impro Festival/Gif è la scusa ufficiale per la quale ho deciso di contattarti. Un format originale che ha saputo dare voce a tante realtà dedicate all’improvvisazione. Come è nata questa idea?

Da una visione e una volontà tenace di dar voce a un movimento che rimane troppo spesso ai margini del teatro tradizionale e confinato in serate di nicchia in teatri off-off.

Secondo la nostra visione, l’improvvisazione, come il teatro, devono tornare a essere popolari e totalmente fruibili.

Questo filo conduttore si è rafforzato durante i terribili mesi del lockdown per rimarcare ancor più il bisogno, insito nelle persone, di riappropriarsi del territorio e di rivivere le piazze e i luoghi.

La vita ritorna in piazza se crei occasioni per usarla.

Uno scatto d’orgoglio di quest’arte per tornare a essere popolare e al servizio del territorio.

Una scommessa artistica non semplice vista la particolare situazione sociale e culturale che attraversiamo. Che riflessione/i puoi fare a evento concluso?

Che ogni cosa si può fare se vuoi veramente farla.

Anche nel rispetto delle regole e norme che tutti sappiamo.

Inoltre la rete aperta e collaborativa che si è creata con le scuole/compagnie e con il quartiere è un’esperienza che ci ha riempito di gioia e di storie da poter raccontare.

Se arrivi e ti poni come un ospite in casa d’altri, le porte ti si aprono, anche in un momento del genere.

È un piccolissimo seme che speriamo possa continuare ad attecchire e germogliare a Garbatella, come in altri quartieri di Roma.

Secondo te perché l’improvvisazione è una disciplina artistica da curare con attenzione?

Perché si basa, fondamentalmente, su un processo che cura fino all’estremo aspetti come ascolto dell’altro, lavoro di gruppo, accettazione, spontaneità, libertà di essere sé stessi, sospensione del giudizio, fiducia.

Sono tutti aspetti, inutile dirlo, che vanno a contrastare la sempre maggiore inclinazione e spinta all’individualismo e al vedere solo il proprio giardino.

E tutto attraverso il gioco, veicolo principale che alimenta il divertimento e il lavoro collettivo.

In sintesi è una disciplina di una potenza straordinaria, di cui, da noi, stiamo appena cominciando a conoscerne le possibilità, anche come applicazione a situazioni e mondi totalmente esterni al teatro.

Si pensi che in Canada è una materia di studio alle scuole primarie e secondarie.

Noi la applicheremo, nella nostra realtà, anche per lo sviluppo armonioso del bambino e come aiuto a percorsi terapeutici e di sostengo, ad esempio, in utenti diversamente abili.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sicuramente vogliamo mantenere e rafforzare la nostra anima che ci vede attivi nel radicamento e riqualificazione del territorio, attraverso altri eventi di animazione e intrattenimento e di lavoro nel sociale.

Posso già anticipare che stiamo già lavorando al G.I.F. 2 e abbiamo aperto una sede importante nel cuore del Quadraro dove vogliamo porci come un contenitore di qualità e punto di riferimento per laboratori, spettacoli ed eventi teatrali e di animazione territoriale.

Sicuramente vogliamo continuare a diffondere il più possibile l’arte dell’improvvisazione teatrale e la sua anima più “popolare”.

La lista dei progetti da attivare in questo percorso è talmente lunga che ancora dobbiamo metterla bene in ordine.

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Cosa ti piace ripetere quando sai che devi arrivare dritto verso un traguardo?

Durante la preparazione del G.I.F citavamo spesso René Ferretti di “Boris”.

Scherzi a parte mi ripeto sovente che ogni difficoltà può diventare un’opportunità e avanti, testa bassa e lavorare…

Poi, la mia compagna risponderebbe: “Visto, te l’avevo detto, avevo ragione!” Ma questa è un’altra storia.

Quali sono le tue grandi passioni oltre il teatro?

Amo la musica e amo l’arrampicata sportiva e vivere gli spazi aperti come la montagna o una barca a vela in mezzo al mare.

Poi ballare swing è stata la mia passione prima di scoprire l’improvvisazione (che ha assorbito tutto) e vorrei tanto ritrovare il tempo di ricominciare.

Come ti descriveresti in un pregio e in un difetto?

Onesto e appassionato e poi testardo (Capricorno e ho detto tutto).

L’ordine sceglilo tu.

Abbiamo tutti bisogno di credere e scommettere nella cultura e nell’arte: cosa ti andrebbe di dichiarare riguardo a questo per concludere la nostra intervista?

Che il crederci e lo scommetterci deve e può partire dal basso, da noi.

Dobbiamo smetterla di aspettare interventi, fondi o progetti per restare al traino di una politica fin troppo distratta e assente su questi temi.

È necessario uno scatto, un moto per riappropriarsi di spazi e luoghi sociali e pubblici, piazze, quartieri che sono fondamentalmente nostri, rubarli al degrado si può riempiendoli di cose da fare e da vedere.

L’arte e il teatro, soprattutto in questo momento storico, devono uscire sempre più fuori da schemi stretti, uscire dal teatro per ritornare popolare e al servizio della città.

Dobbiamo tutti avere il coraggio di immaginare dove possiamo andare domani, non dove siamo stati fino a oggi.

In fondo, non è questo che dovrebbe fare l’arte?

The Parallel Vision ⚭ _ Raffaella Ceres)

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