Musica

#Intervista: I Réclame, una nuova speranza per il pop italico

Giovane band di grande talento made in Rome, i Réclame hanno esordito un paio di mesi fa con "Voci di corridoio", il primo promettente disco del gruppo lanciato dal singolo "Il viaggio di ritorno", protagonista a Sanremo Giovani 2019.

#Intervista: I Réclame, una nuova speranza per la musica italiana

Giovane band di grande talento made in Rome, i Réclame hanno esordito un paio di mesi fa con “Voci di corridoio“, il primo promettente disco del gruppo firmato da Giungla Dischi (in licenza a Columbia Record/Sony Music) e lanciato dal singolo “Il viaggio di ritorno“, protagonista a Sanremo Giovani 2019.

Marco Fiore assieme ai fratelli Edoardo, Gabriele e Riccardo Roia è riuscito a dipingere una tela sonora sulla quale si innestano richiami alla classica canzone d’autore italiana mescolati all’elettronica, al prog rock, a una scrittura contemporanea malinconica e incisiva, di rara ricchezza emotiva.

Il tutto permeato dall’inconfondibile mano di Daniele Sinigallia in cabina di regia, un boost preziosissimo per lo sviluppo del suono e dell’intensità dei pezzi (8 in tutto), per uno degli esordi più interessanti e di qualità del 2020.

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Mi raccontate da dove nasce la storia della band? 

Sebbene suonassimo vari strumenti già da bambini, abbiamo iniziato a dedicarci seriamente alla musica fra i 17 e i 18 anni.

Fondamentale è stata la scoperta del progressive rock europeo e del jazz, che ci hanno stimolato ad approfondire tecnicamente gli strumenti che suonavamo, nel tentativo di imitare i nostri musicisti preferiti.

Da un punto di vista testuale, invece, sono stati importanti, per la nostra formazione, i grandi cantautori italiani e stranieri: Fabrizio De André, Francesco Guccini, Paolo Conte, Franco Battiato, Leonard Cohen e Bob Dylan su tutti.

Sono stati loro ad averci aperto le porte a nuove possibilità espressive, a insegnarci l’importanza del rapporto fra la musica e il testo e, soprattutto, a spronarci verso un tipo di canzone che poggiasse su una profonda ricerca contenutistica e formale.

Quanto ha inciso la mano di Daniele Sinigallia su “Voci di corridoio”? E chi ha scelto chi, quando è partita la collaborazione?

Daniele Sinigallia ha dato un apporto fondamentale al sound del disco.

Sebbene i brani fossero quasi tutti arrangiati quando siamo entrati in studio per la prima volta, i suoi ritocchi e la sua capacità di interpretare le nostre richieste e le canzoni stesse sono stati di vitale importanza per la buona riuscita del progetto, gli dobbiamo davvero molto.

Sicuramente, si sente la sua impronta per quanto riguarda la commistione fra elettronica e acustica e, più in generale, nel mix dei pezzi che è un vero e proprio marchio di fabbrica.

La collaborazione è iniziata un paio d’anni fa per caso.

Come considerate la scena musicale emergente di Roma? C’è qualcuno dei vostri colleghi che apprezzate particolarmente?

Non ci sentiamo particolarmente vicini alla scena indie romana, per quanto riconosciamo che ci siano dei veri e propri talenti pop. 

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Festival di Sanremo: è quel frullatore esasperato che tutti descrivono? Voi come l’avete vissuta?

L’ esperienza di Sanremo Giovani è stata sicuramente formativa per noi.

Abbiamo dovuto fare i conti con tutta una serie di dinamiche televisive a noi sconosciute, che sicuramente ci risulteranno utili per il futuro.

Ci dispiace solo di non essere arrivati all’Ariston ma, per una band neonata come la nostra, esibirsi in prima serata su Rai Uno è già stato un risultato importante ed è anche stato un ottimo trampolino di lancio per il progetto.

Da quanti anni siete insieme? E nel corso del tempo com’è cambiato il vostro modo di interpretare il messaggio musicale?

Suoniamo assieme sin da quando eravamo piccoli.

Il nostro modo di interpretare la canzone in maniera diversa deriva dal nostro avvicinamento ai grandi cantautori. Non crediamo che la musica debba veicolare messaggi ma riflessioni, storie ed essere un costante confronto con il reale senza mai puntare il dito o fornire modelli di comportamento.

Avete un pubblico-tipo?

Il nostro target è abbastanza eterogeneo, va dai ventenni ai quarantenni. Comunque vorremmo far arrivare la nostra musica a più persone possibili senza mirare a una fascia ben precisa d’età.

C’è una cosa che secondo voi un musicista non deve mai fare e un’altra invece che va sempre fatta?

Bisognerebbe, a nostro giudizio, cercare di sviluppare una propria personalità riconoscibile ed esprimere contenuti propri e stimolanti non cercando a tutti i costi di uniformarsi a ciò che circola attorno a noi.

L’emergenza Covid quanto ha inciso sul vostro lavoro? 

Il non poter suonare dal vivo quest’estate è stato sicuramente il nostro più grande rammarico.

Fortunatamente, siamo riusciti a comporre nuovi brani anche a distanza nel periodo del lockdown.

Il più grande cambiamento di programma è stato l’impossibilità di fare promozione di persona. Comunque, abbiamo sfruttato il più possibile l’online e le tecnologie che, in questo periodo più che mai, ci sono venute in soccorso.

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Parlatemi delle iniziative che avete in mente per i prossimi mesi

Sicuramente continueremo a fare promozione per il disco e a scrivere nuovi brani.

Speriamo di poter tornare a fare anche dei live da settembre.

Ditemi di quale canzone del disco andate particolarmente fieri e perché

Notte d’inverno” è uno dei brani di cui andiamo più fieri.

L’idea era quella di sperimentare il più possibile, unendo rumori e suoni prodotti casualmente, registrati in presa diretta con una linea di pianoforte che scandisse l’armonia e accompagnasse l’incedere sofferto della voce.

Abbiamo ricercato una forma che fosse più aperta possibile e che seguisse con efficacia la narrazione. Il brano ritrae un carcerato che vede apparire suo figlio, prematuramente scomparso anni prima, all’interno della propria cella.

Con le prime luci dell’alba, l’ombra del figlio è destinata a sparire e il padre, mosso dall’amore e dalla disperazione, decide di togliersi la vita e di seguirlo.

L’intero pezzo è declamato come fosse un monologo interiore. L’unica via di scampo per il protagonista è la morte, una morte che però è anche riavvicinamento a quel figlio che non ha mai conosciuto, una morte che, in fin dei conti, non è altro che un inseguire ciò che si è amato in vita e non si è mai avuto.

Mi descrivereste i Réclame con un accordo e con 3 parole?

Narrazione
Naufragio
Notturno
Em9

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

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