Musica

#Intervista: Coma Berenices, un flusso di emozioni e armonie

#Intervista: Coma Berenices, il disco “Archetype” e il potere del suono

Antonella Bianco (chitarra elettrica, tastiere), Daniela Capalbo (chitarra
elettrica, chitarra acustica), Andrea De Fazio (batteria) e Gabriele Cernagora (clarinetto): ovvero i Coma Berenices, una splendida combo campana che ha rilasciato un paio di mesi fa il nuovo album “Archetype” (La Lumaca Dischi), un bellissimo viaggio sonoro che coinvolge profondamente, senza il bisogno di proferire parola.

Archetype” è infatti un lavoro puramente strumentale dove l’amore per la poesia e la melodia emergono dalle trame musicali della band, andando contro tutto l’apparente bisogno contemporaneo di dire sempre e comunque qualcosa. Soprattutto quando non ce n’è il minimo bisogno.

I Coma Berenices mi hanno raccontato qualcosa in più sul loro bel progetto artistico e sui loro programmi per il futuro, svelandomi anche qualche sfizioso dettaglio sui prossimi live che li vedranno protagonisti.

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Mi raccontate da dove nasce la storia della band? 

Coma Berenices nasce da un incontro tra me (Dani) e Anto in un club dove una delle 2 si esibiva con una nota band locale.

Dopo le presentazioni ufficiali e una serata di risate ci siamo salutate promettendoci di rivederci con la sola compagnia delle nostre chitarre. È stato un viaggio di sola andata!

Come mai un linguaggio privo di parole, in un tempo in cui tutti sentono l’esigenza di parlare? 

La nostra scelta non è studiata a tavolino, ma è frutto di una necessità espressiva che oggi, qui e ora, privilegia la percezione “soggettiva” del linguaggio squisitamente musicale.

Abbiamo affidato ai nostri strumenti la responsabilità di comunicare un messaggio fatto di armonie e melodie che se da un lato non hanno la pretesa di essere “esaustive”, dall’altro lasciano grande spazio all’interpretazione e alla percezione di sentimenti che possono andare dalla gioia, al dolore, al desiderio, alla rivincita anche nello stesso brano.

Raccontate ai romani com’è la scena musicale campana e in cosa voi vi distinguete dai vostri colleghi

In Campania c’è uno scenario molto eterogeneo. Il mainstream (nel quale è difficile collocarci) da un lato e dall’altro realtà davvero interessanti, non per forza di nicchia, come spesso si tende a definire.

In particolare, negli ultimi anni, in Campania sono stati prodotti dischi bellissimi ma non sempre adeguatamente valorizzati e “promossi”.

In che modo state promuovendo il vostro nuovo disco, uscito in piena quarantena?

Durante questa quarantena abbiamo fatto il possibile per promuovere “Archetype“, che sta ricevendo ottimi riscontri.

Da quanti anni siete insieme? E nel corso del tempo com’è cambiato il vostro modo di interpretare il messaggio musicale? 

Possiamo contarli sulle dita di una mano.

Archetype” esce infatti dopo 4 anni dal nostro primo Ep, anni intensi sotto il profilo personale e artistico.

Desideravamo avere del tempo per concentrarci su noi stesse, del tempo da dedicare anche alla ricerca e allo studio di nuove sonorità.

I cambiamenti partono in primis dalla scelta di essere band, con una nuova formazione che vede alla batteria Andrea De Fazio (già Fitness Forever, Nu Guinea) e al clarinetto Gabriele Cernagora (Strada Ketelos, Lamansarda). 

Avete un pubblico-tipo?

Abbiamo sperimentato un pubblico davvero eterogeneo durante il tour di “Delight” e con estremo piacere.

Più che prevedere o auspicare di incontrare un pubblico-tipo al di là del palco, per noi è importante stabilire una relazione con le persone che sono in ascolto realizzando un vero e proprio scambio reciproco.

C’è una cosa che secondo voi un musicista non deve mai fare e un’altra invece che va sempre fatta?

Cose da non fare: smettere di desiderare di studiare.

Cose da fare: qualche sacrificio, anche per contribuire con la propria esperienza a migliorare un sistema che spesso è penalizzante e frustrante.

L’emergenza Covid quanto ha inciso sul vostro lavoro?

Come tutti i nostri colleghi e colleghe, siamo stati costretti ad annullare diversi live/showcase e questo ha certamente rallentato la nostra piccola macchina organizzativa.

Ma “Archetype” riserva diverse sorprese: recupereremo presto la presentazione dell’album per la quale abbiamo avviato diverse collaborazioni… Per adesso incrociamo le dita!

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Parlatemi delle iniziative che avete in mente per i prossimi mesi

Archetype” è un “disco contenitore” di sinergie e collaborazioni che (ve lo anticipiamo) nella performance live investono sia la sfera musicale che visual.

Sogniamo tantissimi palchi per i prossimi mesi.

Inoltre, qualche mese fa abbiamo conosciuto Berenice Film, un team creativo basato tra Genova e Milano che si occupa di produzione e comunicazione audiovisiva.

Il primo videoclip di “Archetype“, “Archè“, uscito a fine aprile, è stato ideato e prodotto da Berenice (sarà il destino?).

Stiamo già pensando al prossimo obiettivo di questa partnership entusiasmante!

Ditemi di quale canzone del disco andate particolarmente fieri e perché

Archetype” è un disco da ascoltare d’un fiato, ogni brano ha un suo perché creativo ed emotivo…

Tuttavia “Archè” e “Riyad“, brani rispettivamente caratterizzati da melodie incombenti ma delicate e influenze quasi esotiche, sono probabilmente quelli che più rappresentano stati d’animo e scoperte condivise nell’ultimo periodo.

Mi descrivereste i Coma Berenices con un accordo e con 3 parole? 

Piacere, viaggio, confini in un intervallo di decima in D minore!

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

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