Teatro

Invito a Teatro: aspettando il Teatro Argot Studio

Tiziano Panici ha accolto il nostro "Invito a Teatro" e ci ha raccontato del Teatro Argot Studio, realtà romana attiva da oltre 30 anni.

Invito a Teatro: aspettando il Teatro Argot Studio

Tiziano Panici ha accolto il nostro “Invito a Teatro”.

Le acute riflessioni del direttore artistico del Teatro Argot Studio accendono le luci della nostra attenzione verso l’argomento dei tagli alla cultura che negli anni si sono rivelati rovinosi come quelli per la sanità e l’istruzione.

Il Covid-19 è anche fermarsi a riflettere sugli errori commessi.


C’era una volta il Teatro Argot Studio: se doveste compilare la sua carta d’identità, cosa scrivereste?

Un teatro alla ricerca di nuovi linguaggi. Che poi è anche il titolo di una recente tesi presentata dalla studentessa Mariaenrica Recchia per il suo corso di laurea in Arti e Scienze dello Spettacolo all’Università La Sapienza di Roma.

Sono testimonianze di un percorso di ricerca che dura da oltre 30 anni.

Improvvisamente interrotto dall’emergenza generata dalla diffusione del Covid-19, ci aiuta oggi a riflettere sul senso della ricerca: se prendiamo l’esempio della sanità pubblica, uno dei maggiori rimproveri che è stato fatto ai governi di tutto il mondo è che se avessero guardato alla ricerca scientifica come un investimento, sovvenzionandola con mezzi adeguati, forse si sarebbe potuta prevenire buona parte della diffusione della pandemia con un bilancio meno disastroso dal punto di vista delle vittime e dell’economia globale.

Pensando di applicare lo stesso criterio sulle arti e sulla cultura, su tutti i mestieri della conoscenza, la ricerca in campo teatrale serve alla formazione delle coscienze e del pensiero collettivo e individuale, aumenta il valore che ogni singolo individuo dà al bene comune e ci rende immuni alla deficienza.

Io credo che su questo tema la politica e il governo italiano avrebbero molto da riflettere.

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Tiziano Panici

Ma oggi c’è ancora! Sogni, speranze e progetti per il post quarantena

Il Teatro è una fabbrica dei sogni. Noi non produciamo oggetti di consumo facilmente reperibili, noi produciamo beni immateriali.

Ma non per questo inconsistenti!

Gli uomini, come ci hanno dimostrato questi giorni di auto reclusione, hanno bisogno dell’arte per nutrirsi e sentirsi bene, quanto del cibo o dello sport.

E noi ricercatori di sogni siamo in grado di immaginare e di creare nuove visioni.

Quindi anche se spazi piccoli come l’Argot non avranno l’immediata possibilità di riaprire al pubblico, saremo comunque capaci di immaginare nuovi progetti, come stiamo già facendo.

Stiamo progettando una nuova stagione che vorrebbe trasformare sempre di più lo spazio Argot in un luogo di produzione e di residenza per gli artisti.

Vorremmo dotarci di mezzi per raccontare quello che succede dentro la nostra sala in Via Natale del Grande, grazie ai mezzi che la tecnologia ci fornisce.

Ci piacerebbe dar vita ad una web radio, un network che possa essere in sinergia anche con altre realtà cittadine.

Vorremmo dare inizio ad un ciclo di formazione da remoto con webinar e workshop condotti da artisti che lavorano all’interno della nostra sala ma comunicano con l’esterno.

Porteremo avanti progetti dedicati allo scouting e alla formazione di nuovo pubblico: la rassegna “OVER” che siamo stati costretti a spostare verrà realizzata in autunno per la nuova apertura, ma a porte chiuse.

Questo però non esclude la possibilità di creare anche un’offerta di eventi culturali pensati per il quartiere, collaborando con le molte associazioni culturali che abitano Trastevere, cosa che facciamo ormai da tanti anni. 

Ci sono dunque parecchi progetti e molte speranze. Tutto questo però non può prescindere da una maggior tutela da parte del governo che dovrà garantire al mondo dello spettacolo, ai suoi lavoratori e lavoratrici pari dignità di esistere.

Per produrre sogni devono farci tornare nei nostri spazi a lavorare, così come gli operai sono dovuti tornare nelle fabbriche, i cuochi in cucina, gli sportivi sui campi e negli spogliatoi.

Tutto deve ripartire e lo spettacolo… deve andare avanti! 

Tutto il teatro sarà in crisi finché si continuerà a credere che il teatro sia un raduno mondano, dove andare ad assistere alle recite con gli attori imparruccati che imparano a memoria i testi di chissà chi. Il teatro come lo si intende normalmente è un loculo, ed io non ho mai fatto quel teatro… Il teatro è uno spettacolo scandaloso, com’è scandalosa ogni cosa divina. È  il mio testamento, non solo artistico ma anche privato. Il resto è nulla, non ci sarà nient’altro. Se non il buio sul teatro.

Carmelo Bene

The Parallel Vision ⚭ ­_ Raffaella Ceres)

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