Musica

#Intervista: Daniele Celona, i suoi “Abissi tascabili” tra musica e fumetto

A pochi mesi dall’uscita del suo nuovo album “Abissi tascabili” (COMICON Edizioni), Daniele Celona svela qualche retroscena sulla gestazione e la maturazione di questo ultimo lavoro. Un disco graffiante e delicato allo stesso tempo, caratterizzato da un’alchimia sonora matura e che vanta collaborazioni dal calibro di Pierpaolo Capovilla e Paolo Benvegnù. L’ho intervistato in occasione dell’evento che vedrà festeggiare i 5 anni di attività di InKiostro –  Rassegna di musica e scrittura, alla quale Celona ha dato un suo apprezzabile contributo negli anni scorsi.
daniele-celona-inkiostro-2019-6-98Ciao Daniele, innanzitutto complimenti per il tuo nuovo lavoro. Il disco suona come un album maturo e sicuramente segnerà una tappa importante della tua carriera artistica: ci vuoi raccontare come è nato?
Come mia consuetudine ho raccolto i brani dell’ultimo anno e mezzo circa rispetto all’inizio dell’arrangiamento e della registrazione dei provini. Il fatto di aver portato così a lungo in giro il disco precedente, “Amantide Atlantide” (NøeveRecords/Sony Music, 2015), ha fatto apparire più dilatato il tempo necessario per comporre AT.
Ne ho scritto buona parte in Sardegna come sempre, ed è stato registrato a zonzo tra casa e 2-3 studi. Ho lavorato moltissimo al computer come feci per “Fiori e Demoni“(NøeveRecords/Ghost Records, 2012) e questo approccio ha portato a un suono finale più ricercato e più “educato” rispetto alle mie intenzioni iniziali, che a dirla tutta erano decisamente più violente e sboccate. 

Nel disco hai avuto modo di collaborare con artisti di grande calibro come Pierpaolo Capovilla e Paolo Benvegnù: come e quanto ti ha arricchito questa esperienza?
Conosco questi ragazzacci ormai da tempo e da parecchio contavo di coinvolgerli su del materiale inedito. Sono tra i maestri che ho riconosciuto lungo la mia formazione di autore e poterli avere al mio fianco in 2 brani è stato senz’altro un regalo straordinario. Le parti che ho chiesto loro di interpretare sono quelle più sovrannaturali del disco: “Poseidone” con la voce di Paolo e “Shinigami” con quella di Pierpaolo. 

“Abissi tascabili” è stato da te definito “terzo disco e mio primo disco-fumetto”: com’è nata l’idea di associare immagini e musica? In che modo queste 2 componenti dialogano tra loro nel definire questa particolare identità del disco?
Anche questo è stato un regalo che ci siamo fatti grazie allo staff di The Goodness Factory che ben conosce la mia passione per il fumetto e grazie anche a una campagna di crowdfounding che proprio sull’aspetto del disco-fumetto poneva l’accento. A un certo punto della gestazione del lavoro gli astri si sono allineati tra noi, il Comicon come editore e il Progetto Stigma per la parte delle vere e proprie tavole, circa 5 per ogni brano, disegnate da 10 disegnatori diversi (più Miorelli autore della copertina).
A tutti gli artisti è stata data ampia libertà di interpretare la canzone a loro assegnata, di creare da zero una nuova sceneggiatura laddove lo ritenessero necessario. Il risultato è un connubio di musica e disegni di cui credo potrò essere fiero anche per gli anni a venire.

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Daniele Celona (Foto: Mauro Talamonti)

Oltre alla componente dialogica tra 2 linguaggi artistici, “Abissi tascabili” è anche un album molto vicino a un certo tipo di realtà, penso in particolare a quella dei più giovani che, in un momento di forte frammentarietà, possono avvertire un senso di fragilità e di disagio emotivo molto forte. I testi delle canzoni, per fare qualche esempio, parlano di coppie che nonostante tutto vanno avanti, di espatriati o di persone che non accettano di essere inquadrate in ruoli e schemi preconcetti: ci vuoi raccontare cosa ti ha spinto a narrare storie come queste?
I protagonisti in effetti sono proprio dei giovanissimi, ma non si è trattato di una decisione presa a tavolino. Mi sono accorto di questo sottile filo rosso, così come di quello che a diverso titolo trattava il tema del sovrannaturale, solo quando la quasi totalità dei pezzi era ormai sul piatto. Come ho forse già anticipato parlando di suono e di arrangiamento, molte delle strade su cui si è avventurato il disco sono state dettate in realtà esclusivamente dall’istinto. Parlare di ragazzi, disegnandoli dentro o al di fuori del cliché che li vede perennemente ricurvi sulla propria appendice touchscreen, credo sia stato un inconsapevole moto di reazione a quanto vedo ogni giorno in giro.  

Nonostante molti argomenti dal taglio intimista, l’album ha un’interessante anima rock. In un momento in cui, almeno pensando alla musica italiana, sembra risultino più fruibili generi meno aggressivi, cosa significa per te dare ancora vita a un’espressività maggiormente d’impatto come può essere quella rock? In altre parole, l’attitudine rock può ancora essere una risposta alternativa ad un certo conformismo musicale che preferisce lasciare l’ascoltatore nella sua comfort zone piuttosto che scuoterlo?
Come ti dicevo, la sete di suoni e testi spinti era ben più marcata prima di cimentarmi con gli arrangiamenti veri e propri. Mentre ritagliavo parti, quelle di basso in particolare, il lavoro si spostava su un terreno più morbido, non previsto neanche da me in prima istanza e in quel terreno l’ho lasciato crescere. È vero, “ESP“, “Shinigami” e “Maelstrom” possono apparire assai ruvide, ma a ben vedere lo sono ancora poco rispetto a quanto di altro ascolto o scrivo.
Non amo certo essere scambiato per una sorta di paladino delle chitarre. Faccio semplicemente quello che mi diverte e innescare i fuzz sulla 6 corde mi piace ancora moltissimo, tutto lì. Poi, che le chitarre e le distorsioni in particolare siano ostracizzate a livello mainstream da media e da figure cardine per la diffusione musicale in questo Paese, è un triste dato di fatto.
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Negli scorsi anni hai avuto modo di apportare un tuo contributo a Inkiostro e domani, venerdì 5 luglio, in occasione dell’evento che celebrerà i primi 5 anni di attività del festival, tornerai su quel palco: c’è un aneddoto che ti piacerebbe condividere con noi legato a questa rassegna?
Era stata una bellissima serata anche se ricordo bene quanto fossi giù di voce e che fu Davide, il mio chitarrista, a coprirmi le spalle coi cori nei momenti più impegnativi. Marco, il bassista, trovò in una delle bancarelle tutta una serie di volumi Urania, collana di cui è gran divoratore e lo “perdemmo” per un paio d’ore. Infine fu forse una delle prime date in cui suonammo col nostro piccolo dinosauro comprato in Autogrill fissato sulla cassa della batteria. Mi divertì molto vederlo poi sbucare in buona parte delle foto del set di quella sera.
Sono sinceramente molto contento di tornare e ho accettato subito l’invito proprio perché conosco l’assoluta passione di chi sta dietro alla rassegna.

The Parallel Vision ⚭ _ Mario Cianfoni)

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