Teatro

#Recensione: Giorgio Montanini al Teatro Brancaccio

Finalmente sono stato denunciato per blasfemia“. Considerando che Giorgio Montanini vive sul palco da circa 15 anni, di cui una decina da stand up comedian, lo hanno praticamente offeso 2 volte. Resta comunque un riconoscimento virtuoso al suo lavoro di disintegratore di buone maniere da Domenica In che lo scorso lunedì 11 febbraio il comico marchigiano ha portato al Teatro Brancaccio per la tappa romana di “Quando stavo da nessuna parte“.

Montanini ha messo in piedi uno spettacolo potentissimo, forse fin troppo frenetico, in cui in oltre un’ora di show ha mescolato i suoi monologhi storici, alcuni dei quali mai portati in televisione. Rivedendoli, arricchendoli, migliorandoli anche. Il risultato è stato rabbioso e pirotecnico, di gran lunga più intenso dell’evento dello scorso anno sempre sul palco del Brancaccio.

Montanini-Giorgio-2Personalmente conosco Giorgio da “Nibiru” del 2011, il primo spettacolo da lui firmato, seguito poi da altri 6 monologhi originali prodotti al ritmo di uno all’anno. In totale fanno 7 spettacoli diversi in 7 anni. “Non c’è comico come me in tutta la Via Lattea“, dice di sé stesso. Con “Quando stavo da nessuna parte” l’artista di Fermo si prende quindi una specie di pausa proponendo al pubblico il Best of della vita artistica precedente (o parallela) alla sua affermazione nazionale.

Il che è un bene perché pezzi come quello su Francesco Forgione da Pietrelcina (meglio noto come Padre Pio), su rivoluzione e cover band, sui vegani, su leggi e convenzioni sociali vanno conosciuti e diffusi, a costo di far inorridire tre quarti di popolazione. D’altronde la stand up comedy non è per le maggioranze. E soprattutto “la stand up comedy è un mestiere e non uno stile di vita“, come ricorda il fondatore di Satiriasi Filippo Giardina.

Montanini-Giorgio-4E il mestiere del comico satirico è polverizzare i luoghi comuni e i tabù a favore della libertà di pensiero e del rispetto reciproco. Che passa per gli insulti, le cattiverie, lo humor nero, le bestemmie. C’è poco da fare: “la risata è il mezzo e non il fine“. La difficoltà ad avvicinarsi alla stand up comedy è proporzionale alla lunghezza del guinzaglio di perbenismo che tiene sotto scacco in molti.

Per cui o si capisce questo o un Paese tradizionalista come il nostro non sdoganerà mai del tutto quest’arte teatrale ruvida e scomoda, che da qualche anno sta vivendo un momento di buona notorietà e diffusione mediatica ma che viene ancora troppo legata alla parola in sé e non al suo significato.

Montanini-Giorgio-1Giorgio Montanini, comunque, è una bomba. Peccato abbia cominciato a mangiarsi le parole, spesso non si capisce assolutamente niente di quello che dice. La sostanza in ogni caso resta tantissima e la esprime con enorme intensità, intelligenza e lucidità. Per questo credo che attaccare Giorgio sul linguaggio che usa e sui temi che tratta è ridicolo tanto quanto lo è accusare un calciatore di tuffarsi in area per cercare un rigore. È mestiere. Chi la prende sul personale fa il gioco dei politici che amano creare dibattiti divisivi.

Quando stavo da nessuna parte” è uno spettacolo splendido e il pubblico premia Montanini e la stand up comedy. Che secondo me non ha preso il ruolo del rap, come ha affermato tempo fa Caparezza su Rolling Stone. I temi trattati sono simili ma i modi e le forme sono molto diversi. Ma soprattutto accostare un’arte ad un’altra per avvalorarla automaticamente sminuisce la prima, mentre i comici di stand up credo non ne abbiano bisogno, né tantomeno cerchino un’affermazione di questo tipo.

Montanini-Giorgio-3La rivoluzione bisogna saperla fare. I vegani sono la metastasi, il simbolo di questa cultura reazionaria” dice Giorgio nel suo monologo “perché in realtà il problema non è il veganesimo, che è una filosofia. Così come non lo è il comunismo. Ma il problema sono i vegani e i comunisti. Noi. Le persone. Gli umani“. Il Teatro Brancaccio, quasi del tutto esaurito, gli dà ragione.

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

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