Teatro

#Recensione: “Scusate il disagio” al Teatro Le Sedie

Il nuovo album dei Flappers si intitola “Scusate il disagio” ed esce a un anno di distanza (1970) dalla tragica morte di Georgie, lo storico batterista del gruppo rock britannico che si è tolto la vita nel backstage di un concerto della band negli Stati Uniti, sponda Baltimora. Le circostanze del caso hanno voluto che una ragazzina del pubblico fosse ricoverata in ospedale a seguito della sua caduta dagli spalti e che al contempo il musicista decidesse di ingerire dell’ottimo acido borico nel camerino.

Fin qui siamo nel bel mezzo di una tipica epopea rock di fine anni ’60 dove fama, successo, esposizione mediatica, leggenda e morte si mescolano nel frullatore di una delle tante storie maledette che permeano il mondo della musica. E invece no. Perché il palco non è quello di Baltimora bensì del Teatro Le Sedie, il trio di cui parliamo è rappresentato da 3 ragazze e “Scusate il disagio” è il testo scritto da Ludovica Ottaviani e portato in scena dal 17 al 20 gennaio negli spazi di Via Veientana Vetere 51 (zona Labaro).

scusate-il-disagio-2019-teatro-le-sedie-49813215_10215311516055353_837305364708851712_n

(Foto: © Clara Giannini)

Val (Carlotta Guido), Nick (Ludovica Ottaviani) e Georgie (Francesca De Giacomo) aspettano di tornare sul palco dopo che la ragazzina è stata soccorsa e trasportata in ospedale. Ma l’episodio ha evidentemente scoperchiato una serie di non-detti che esondano all’unisono nel camerino del gruppo, lasciando intendere che le 3 rockstar fanno parte della stessa famiglia solo sulla carta.

Invidie, rivalità, sgarri e ripicche si alternano incrociandosi a vicenda tra i 3 protagonisti: Valentine, il cantante egocentrico e insicuro di Birmingham; Nick, il chitarrista tossicodipendente; e Georgie Perks, batterista sempre in cerca di sesso facile e amante di Leyla, ex donna di Nick.

scusate-il-disagio-2019-teatro-le-sedie-49853208_1958931994154694_8738609965897351168_n

Muovendosi tra gli stilemi classici delle stelle maledette del rock (droga, alcol, groupies, tradimenti ed egoismi), “Scusate il disagio” dipinge un affresco decadente di fine anni ’60 dove tutto è legato all’apparenza e la verità resta nascosta sotto il trucco glam e i vestiti psichedelici del tempo. I Flappers in realtà si odiano, ma per il successo questo e altro. I ragazzi si conoscono dai tempi della scuola, ma quando Georgie ingurgita per sbaglio l’acido e muore, Nick e Val decidono di simulare un suicidio per non sciogliere il gruppo. E anzi, alimentare ulteriormente la loro fama.

Ma cosa avviene davvero in quel camerino? I Flappers ricevono realmente la visita di Dee (o D., Death, “Morte”. Ma anche “Destiny“, Divinity“, interpretata da Elisa Angeli) che preannuncia loro che qualcuno morirà? Stanno davvero per scaricare Otis, lo storico manager che li ha scoperti? Ed è sul serio una groupie (Lucia Mallardi) quella che entra nella stanza con un carrello carico di alcolici, pronta a cedere alle attenzioni di Georgie e Val?

51502992_575510202859941_3132452264677998592_n

(Foto: © Clara Giannini)

Scusate il disagio” lascia in sospeso ogni sensazione. O forse la dilata, come farebbe una delle pasticche di LSD tanto care a Nick. Fino all’ambiguo finale che incarna appieno il senso di indefinito e surreale tipico del rock inglese del 1969. La Ottaviani presenta sul palco 3 uomini del rock interpretati da 3 attrici, li chiude in una scenografia claustrofobica dove addensa colori sgargianti, vizi, fragilità, rudezze, apparenze dei 3 protagonisti anche e soprattutto verso sé stessi e li incastona in una drammaturgia che, lavorata agli angoli e ripulita da piccole imperfezioni di scena, potrebbe rivelarsi anche più efficace.

La storia dei Flappers da Birmingham (patria di Black Sabbath, Judas Priest, Traffic e tanti altri) è la tipica parabola disegnata da un’industria discografica in grado di spremere ragazzi di 18-20 anni fino a quando ce n’è il bisogno, per poi abbandonarli al loro destino. Dai ’60 ad oggi poco è cambiato: decennio dopo decennio le generazioni inseguono il successo a tutti i costi, sognano in grande, ambiscono a una vita di eccessi, a fan adoranti e a fama imperitura.

49582252_767926080232623_2164036632347410432_nMa alla fine, forse, di tutto questo non resta che farsi una grossa risata sul divano insieme alle amiche, lasciando intendere di aver immaginato tutto. Perché tante persone vivono esclusivamente per il successo, ma per molte altre “è solo rock and roll“. E allora è lecito ridere di chi si prende così tanto sul serio da autodistruggersi e, se tutto questo accade nella vita reale, allora è altrettanto lecito sognarlo.

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...