Teatro

#Intervista: Tiziano Storti, il qui e ora nell’arte dell’improvvisazione

Scegliere di assistere a uno spettacolo d’improvvisazione è un’esperienza culturale che arricchisce gli amanti dell’arte teatrale. Si tratta di mettere in gioco sé stessi come spettatori, come esseri empatici, come curiosi della sperimentazione attiva teatrale e non. Ho assistito al mio primo spettacolo forse troppo tardi (lo scorso dicembre) ma, affascinata, ho scelto di saperne qualcosa in più intervistando Tiziano Storti, improvvisatore teatrale dal 1998.
In Italia si inizia a parlare di improvvisazione teatrale con l’arrivo dello spettacolo destinato ad avere la maggiore fortuna commerciale: il match d’improvvisazione teatrale, un tipo di evento nato in Canada alla fine degli anni ’70 per iniziativa di 2 attori registi, Robert Gravel e Yvon Leduc. Essi decisero di creare un ibrido tra un’improvvisazione teatrale e un match sportivo, l’hockey su ghiaccio, sport nazionale canadese.
Il primo match d’improvvisazione teatrale si tenne il 21 ottobre 1977 a Montréal. In Italia, questo è stato importato dall’attore Francesco Burroni alla fine degli anni ’80 ed è stato messo in scena per la prima volta nella città di Firenze.

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Tiziano Storti

L’occasione per questa intervista nasce dopo aver visto lo spettacolo “Biografia improvvisata” in scena al Teatro Furio Camillo il 23 dicembre scorso. Mi piacerebbe raccontare al pubblico cosa sia uno spettacolo d’improvvisazione. Prima però raccontaci di te!
Sono Tiziano Storti, improvvisatore teatrale dal 1998 e dal 2004 questa è diventata la mia professione. Insegno soprattutto improvvisazione teatrale nella mia scuola che si chiama VerbaVolant e con Appiccicaticci, che è  la mia compagnia di riferimento, svolgo attività legate all’improvvisazione teatrale a 360 gradi. Faccio parte dell’associazione nazionale Improteatro con la quale ho giocato i Mondiali di improvvisazione per diversi anni, fino all’anno scorso a Lione.

Che cos’è l’improvvisazione?
La domanda non è scontata o semplice. Come percorso legato al teatro io non amo molto usare la parola “disciplina” e mi piace ricordare che questa forma di improvvisazione non ha niente a che fare con la commedia dell’arte, o con lo strumento del canovaccio, anche se ovviamente sono parenti alla lontana! Quello che facciamo è veramente creato sul momento. Siamo tutti scenografi, registi, tecnici di luci, attori. Riunendo queste competenze in una sola persona. Quello che nasce in quel momento è di quel momento e non può essere più replicato. L’ interazione con il pubblico è diretta e nasce nel qui ed ora.

prendi la regola che ti diamo, prima possibile rompila e falla tua

Questa arte necessita di un grande esercizio e di prove, immagino.
In realtà, soprattutto all’inizio, è un’attività molto più ludica e veloce di quello che si pensi: nella vita di tutti i giorni ciascuno di noi si confronta con delle situazioni nelle quali è necessario improvvisare e per le quali siamo costretti ad adattarci ai contesti. Noi, parlo di VerbaVolant, portiamo avanti un piano di studi triennale. All’inizio non è richiesto nessun tipo di preparazione e mettiamo tutti nella stessa condizione di poter improvvisare al meglio possibile e di poter giocare attraverso esercizi ludici e corali per scoprire tutte le personali ricchezze interne che sono sempre abbastanza assopite o dimenticate a favore di elementi maggiormente razionali. Mettiamo i corsisti e gli attori in condizione di potersi esprimere e subito dopo approfondiamo la tecnica finché le 2 cose non camminano di pari passo. Non ci sono regole ben precise anzi, quello che mi piace dire è: “Prendi la regola che ti diamo, prima possibile rompila e falla tua” anche perché non c’è niente di più bello nell’improvvisazione teatrale di scoprire lì, anziché trovare prima!

Perché, secondo te, l’improvvisazione piace e riscuote consensi sempre maggiori?
Rispondo perché quando impari a (ri)conoscere questo stile arriva molto a livello empatico. Il problema è fare entrare il pubblico una prima volta dentro al teatro, cosa per nulla scontata, e vedere uno spettacolo di improvvisazione.

42982607_1066105026885074_4332813061753667584_nAllora solletichiamo insieme l’interesse del pubblico!
Potrei dire questo: uno spettacolo d’improvvisazione ha un doppio vantaggio. Se lo spettacolo va bene tornerete perché vi è piaciuto, ma se lo spettacolo non vi fosse piaciuto potrete tornate lo stesso perché tanto, essendo improvvisato, la prossima volta sarà di certo diverso! È veramente divertente perché il pubblico vede ed esplora una creazione della quale è concretamente partecipe avendo dato lui lo spunto e il suggerimento.

Perché l’improvvisazione è importante?
Per permettere anche agli attori di testo di poter trovare sempre risorse nuove per evitare meccanismi stereotipati o mancanza di fantasia per esempio nel creare un personaggio. Nella formazione è un mezzo che consente alle risorse del personale di affrontare tematiche differenti in modo originale e mai noioso.

48375686_10156179696008985_4932986122339876864_nProssimi spettacoli o iniziative da segnalare?
Gli spettacoli proposti dagli Appiccicaticci stanno riscuotendo tutti dei sold out. Abbiamo un appuntamento mensile al Teatro Trastevere con lo spettacolo “Luigi”, un testo a 2 attori, 1 parola e 60 minuti di pura improvvisazione (prossima data 17 febbraio) e 2 super spettacoli in cartellone al Teatro Furio Camillo: l’ultima settimana di aprile la nostra commedia musicale “Se mi ami improvvisi” e a fine maggio lo spettacolo “26 agosto 1943”, una biografia divisa in 2 atti assolutamente tutta improvvisata.

Per concludere hai una parola chiave che racchiuda il senso dell’improvvisazione?
Sbagliare. Sbagliare il più possibile e l’altra parola che mi piace mettere accanto a questo verbo è il “sì”. Accettare la proposta di un altro diverso da noi permette di scoprire le possibilità delle quali spesso ci priviamo.

The Parallel Vision ⚭ _ Raffaella Ceres)

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