Musica

#Intervista: GaLoni, speranze e fregature degli “Incontinenti alla deriva”

Uscito lo scorso 7 dicembre per Goodfellas e presentato sul palco del Monk Roma sabato 1 dicembre, “Incontinenti alla deriva” è il nuovo disco di Emanuele Galoni. Un viaggio intelligente tra romanticismo, utilitarie, temi sociali, abbandono, lentezza. Vita di provincia e vecchie lire. Simone Zivillica ha intervistato l’autore di Giulianello (LT) cercando di capire qualcosa in più sul suo ultimo album.

sofia-bucci-2018-galoni_monk_20-2018-11-98Soldi, macchine, alieni, allergie, un po’ d’amore, fregature, barche, mare, luna e tante altre cose incoerenti tra loro, ma solo apparentemente. Cosa c’è in casa degli “Incontinenti alla deriva”?
Detta così sembra un disco trap! Scherzo. C’è molto di me, di cose accadute. Poi amore e sopravvivenza.

Con i testi di questo tuo ultimo lavoro ti sei affacciato alla finestra per capire cosa succede per strada oggi e hai scritto una narrazione molto attuale. Dal punto di vista melodico, invece, sei rimasto fedele alle tue sonorità senza badare troppo alle contaminazioni che sembrano essere ormai indispensabili anche nella scena cantautoriale contemporanea.
È quello che mi viene più naturale. Le canzoni nascono sempre chitarra e voce ed è difficile uscire da quell’approccio, anche a livello sonoro.

sofia-bucci-2018-galoni_monk_3Cominciando a parlare di testi, ne “Il sistema tolemaico” è protagonista l’utilitaria, un concetto che mi è parso di trovare anche in altri testi. È un inno al ritorno alla lentezza, all’abbandono della corsa per rimanere al passo dei tempi, incondizionatamente e forse immotivatamente?
Un brano che parla del tempo che passa e ci consuma. Forse è l’unica cosa che abbia veramente valore. 

L’inno di questi tempi, invece, lo si trova cristallino e in bellissima vista ne “I sistemi binari”, un testo pieno di riferimenti più o meno evidenti a tutte le brutture e nefandezze che ogni giorno compaiono sui social network. “Tutto quanto è sintesi“, dici nel pezzo. È questo il male supremo della vita sui social – e quindi, necessariamente, anche fuori?
Fino a che lo spazio reale di vita vissuta e quello digitale si completavano andava pure bene. Adesso mi sembra che i 2 siano autonomi e viaggino per conto proprio, che quasi bisogna scegliere da che parte stare.

sofia-bucci-2018-galoni_monk_4In un altro pezzo, “Per andare dove”, avverti che “lo stolto non guarda più il dito, oggi prende la mira“. Impossibile non pensare ai chilometri di commenti sui social di persone che vomitano odio su ogni cosa. Se loro prendono la mira, come ci si difende? E soprattutto, verrebbe da pensare, chi sono loro?
Con la conoscenza. Noi tutti direi.

Tu vieni da Latina, una provincia delle tante in Italia, una di quelle che ha donato poesia a chi la sa vedere e ascoltare, la provincia. Perché tu, meglio forse di altri artisti, hai saputo cogliere questo spazio in un momento storico dove l’unica realtà che sembra valer la pena di raccontare è quella virtuale?
Non saprei, sicuramente un piccolo paesino di provincia è meno social della grande città. Non esistono le dinamiche di rete che trovi in una metropoli, anche perché ci si incontra sempre, anche senza darsi appuntamento.

sofia-bucci-2018-galoni_monk_10La vera fregatura della moneta unica non sono queste mani vuote, ma è la gente che ha paura di scrivere una dedica, un aforisma sulle banconote“. “Trattato monetario” è un po’ gioco e un po’ riflessione sul valore del denaro. Ma la vera fregatura dell’economia è l’assurdità di avergli dato supremazia rispetto ai valori civici, sociali e politici?
È una canzone che ho scritto pensando alle scritte sulle vecchie lire. Possiamo considerarle i primi post. Era affascinante catturare i pensieri di altri italiani. Con l’euro questa abitudine si è persa e non ho mai capito il perché. Manca solo un po’ di romanticismo e io in quelle scritte ce lo trovavo. 

Altra fregatura, si sente in “Status quo”, è la speranza, che è “la menzogna di chi sa fregare, una trappola inventata da chi comanda“. Già, ma chi viene comandato? Gli stagisti, gli immigrati, i pensionati, i trentenni, i quarantenni?
Lo diceva Monicelli, mi sono ispirato a lui e devo dire che in qualche modo condivido il suo pensiero. In molti campi avere speranza in qualcosa significa annullare la possibilità di agire immediatamente.

sofia-bucci-2018-galoni_monk_20In “Una razza di giganti” metti dentro una nave un campione approssimativo – ma neanche troppo – della società. Ci ho voluto vedere un riferimento, una metafora, alla tragedia delle navi delle ONG lasciate vagare in mare colme di migranti senza casa, senza meta e forse con solo quella fregatura in mano, la speranza. Ho visto bene?
Sì c’è questo, ma anche la voglia di lasciare andare un certo tipo di società, non farne parte.

Tu cosa hai sperato, da cosa ti sei fatto fregare?
Spero nella musica. Mi fregherà la musica.

sofia-bucci-2018-galoni_monkIn ogni dove diresti che sta altrove la felicità“. “Per andare dove” è la base della filosofia secondo cui per essere felici bisogna guardarsi dentro, piuttosto che andare dall’altra parte del mondo – magari con un volo low cost e non con un’utilitaria. È ancora così?
No, invece bisognerebbe andare, contaminarsi, incontrare. È che molto spesso lo facciamo con l’ansia di trovare un luogo giusto dove essere felici, senza pensare che la felicità prima di essere un posto sia una predisposizione dell’animo.

The Parallel Vision ⚭ _ Simone Zivillica)
(Foto: © Sofia Bucci)

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