Teatro

#Recensione: “La fame” al Teatro de’ Servi

Se dico “fame” qual è il primo collegamento semantico che vi viene in mente? Se dico “La fame” la prospettiva cambia e ci troviamo proiettati nello scenario descritto dall’omonimo spettacolo teatrale scritto e diretto da Massimiliano Aceti in scena al Teatro de’ Servi per il secondo appuntamento con la stagione di Fuoriclasse, in collaborazione con il Teatro dell’Orologio.

Quattro ragazzi (Alessandro Cosentini, Francesco Aiello, Chiara Vinci, Massimiliano Aceti) in comune hanno fra di loro un unico elemento, declinato in tempi e motivazioni completamente diverse fra loro: il cibo. C’è chi lavora nel ristorante di famiglia e del prezioso nutrimento per l’anima e per il corpo ne fa un mestiere. Ma c’è anche chi lo rifiuta o chi lo ingerisce per poi costringersi a vomitare. E infine c’è chi quasi lo trasforma in un conforto amicale.

44510861_1873038546084670_6485267928240357376_nLa fame” verso la quale sono alle prese i 4 protagonisti di questo atto unico sembra essere, a una prima analisi, quella del cibo e delle complessità ad esso legato. Ma il dipanarsi della storia narrata svelerà ben presto quanto più profonda sia la riflessione proposta.

Avere fame di cosa? Avere fame di stabilità, d’affetto, di sogni da realizzare. Per ciascun appetito esiste un cibo giusto. Ma cosa accade se ci ostiniamo a nutrirci di qualcosa che non ci soddisfa fino in fondo? Avremo sempre appetito. Avvertiremo continuamente un senso di fame o forse, è meglio dire, di insoddisfazione.

sai di cosa ho paura io? Che non arrivi mai il mio momento

Un’oretta per raccontare, fra sorrisi amari e risate di vero cuore, le infinite possibilità delle quali ci priviamo se non scegliamo di ascoltare la nostra fame. Ma anche un piccolo spazio artistico all’interno del quale suggestioni drammaturgiche si rincorrono fra loro, per consegnare al pubblico idee e considerazioni in ordine sparso.

Fino al gran finale che arriva inaspettato quasi a voler inchiodare pubblico e protagonisti ad un’unica notazione: arriva un punto (della vita) nel quale devi scegliere. Imperativo kantiano che agisce attraverso la figura perentoria per antonomasia: la mamma (Emilia Brandi). Lei tutto sistema, comprende, accoglie e… cucina.

Per essere certa anche questa volta di non dimenticare nessun appunto di viaggio, vi (ri)propongo la sintesi schematica di questo lavoro che concorre per aggiudicarsi un posto nel cartellone 2019/2020 del Teatro de’ Servi (noi di The Parallel Vision facciamo orgogliosamente parte della giuria critica):

(s)punti forti: “La fame” è una pièce veloce, fresca e divertente. C’è realmente da apprezzare chi riesce a sintetizzare nel teatro stati d’animo complessi e articolati senza appesantire l’intera drammaturgia. 

(s)punti deboli: forse il limite che questo spettacolo ha voluto sfidare è lo stesso (s)punto forte descritto sopra. Riempire di troppe immagini narrative può disperdere l’attenzione del pubblico. Ma se il desiderio era di spiazzare, il delicato equilibrio potrebbe rimanere saldo.  

(s)punti tecnici: la regia è dinamica e riesce a far allineare bene il flusso fra parole e movimenti dei protagonisti in scena.  

(s)punti e basta: “La fame” è lo spettacolo giusto per chi ama il cibo e sta intimamente decidendo cosa fare della propria vita. Qualsiasi scelta sia, però, fatela a stomaco pieno!

Voto complessivo: 7.

The Parallel Vision ⚭ _ Raffaella Ceres)
(Foto di copertina: © Manuela Giusto)

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