danza

#Recensione: “One, one & one” al Fuori Programma Festival

Ritorna anche quest’anno l’appuntamento con Fuori Programma, il festival internazionale di danza contemporanea che da due anni si propone di accogliere nella capitale creazioni artistiche che varcano il confine italiano. Diretta da Valentina Marini, questa edizione è stata inaugurata lo scorso 11 luglio dalla compagnia israeliana Vertigo Dance Company che, in collaborazione con Civitanova Danza Festival, ha presentato per la prima volta a Roma “One, one & one“.

Ad ospitare il lavoro firmato dalla coreografa Noa Wertheim è il Teatro Vascello, brulicante di gente pronta a scoprire da vicino il linguaggio espressivo che ha permesso alla VDC di conquistare un posto di rilievo nel panorama internazionale della danza contemporanea.

vertigo-dance-company-fuori-programma-teatro-vascello-2018-2One, one & one” immerge sin da subito lo spettatore in una atmosfera avvolgente grazie alla musica originale di Avi Belleli, stratificata nella struttura con elementi quali spari di cannoni, suoni naturali e musiche tipiche israeliane; in essa il corpo si fa strada lungo una diagonale tracciata da una danzatrice.

In questa tensione spaziale e corporea, è l’atto iniziatico “per accumulazione” dello spargere la terra degli altri danzatori che cattura l’attenzione: si creano corridoi paralleli, confini entro uno spazio bianco che diventa, a tratti, la dimora vincolata dell’essere.

vertigo-dance-company-fuori-programma-teatro-vascello-2018-3Gli equilibri e le cadute reiteranti, i corpi capovolti e spostati nella loro forma mantenuta riempiono la scena in cui il disegno di luci compone quadri chiari e scuri. Un vero e proprio gioco di scacchi in cui la tattica, tecnica del linguaggio della danza, diviene il mezzo per inglobare le energie degli interpreti.

La danza corale si fa vigorosa e smuove quei confini tanto delineati all’inizio dello spettacolo, i corpi si macchiano della terra oramai sparsa ovunque, si contaminano dell’Altro attraverso prese, corse e slanci nello spazio. Il tema del limite (sociale, storico e spirituale) relativo alla terra di appartenenza della stessa compagnia viene ribaltato attraverso l’arte della danza.

vertigo-dance-company-fuori-programma-teatro-vascello-2018-4Segue un’atmosfera diversa che non divide ma abbraccia, che invece di esternare interiorizza. È la volta di un duo che esplicita con notevole bellezza l’intimità dei corpi avvolti in una danza totalmente più morbida, a tratti sospesa e che per tale motivo lascia avvicinare anche lo sguardo più freddo per riscoprire l’importanza dello stare uniti.

Permesso dato da un respiro maggiore in cui la tecnica dei due corpi è soltanto il mezzo per esprimere un messaggio più alto, più pregno e non rimane l’esplicitazione di una bravura che spesso stanca e distacca emotivamente lo spettatore dalla danza.

vertigo-dance-company-fuori-programma-teatro-vascello-2018-5Ma nuovamente torna un moto più energico di tutti i danzatori, un ritmo serrato tra schivamenti e protezione, alternando la voglia di viversi lo spazio all’impossibilità di farlo a causa di accerchiamenti che vincolano quei corpi pronti a varcare il confine. A questa fase seguono 2 momenti individuali eseguiti da 2 interpreti maschili, che lasciano sul palco la maestria tecnica ricongiungendo successivamente tutto l’insieme degli artisti.

Il finale di “One, one & one” volge “in levare”, pare un moto migratorio che alle volte richiama la morbidezza di quel duo che ha donato un momento meno sostenuto. Altre volte si mischia nelle braccia degli interpreti mosse come ali su note evocative che portano al buio graduale della sala.

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(Foto: Orna Kilgrad)

L’investigare poeticamente su una situazione storica caratterizzata dalle contraddizioni e gli scontri di una terra merita una nota di riconoscenza alla coreografa Noa Wertheim per una creazione artistica che spesso esplode nel tecnicismo, ma altre volte diminuisce egregiamente in modo sopraffino, velato dall’espressione di un’intensità di gran lunga più comunicativa.

L’apertura dell’Uomo verso una terra senza confini diviene l’intento della proposta danzata dalla Vertigo Dance Company: protendere cioè verso un luogo dell’anima dove la parola “libertà” sembra calzare armonicamente con la situazione. Perché essere liberi non significa manifestazione di uno stato, ma affermazione dell’Essere.

The Parallel Vision ⚭ ­_ Rossana Abritta)
(Foto: © Rune Abro)

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