Festival

#LiveReport: Air al Teatro Romano di Ostia Antica

Un teatro romano del I secolo a.C. che restituisce il suono elettronico di un moog in maniera perfetta. Forse “migliorandolo”, anche. Ecco, il mio primo impatto con il concerto degli Air di ieri sera è stato innanzitutto la meraviglia di questo suono potente e rotondo, come raramente mi è capitato di sentire. E come mai potrebbe verificarsi, che so, dentro un ippodromo, per dire un luogo a caso.

Il live del duo francese, ospitato dal Teatro Romano all’interno dell’area archeologica di Ostia Antica, è stata un’esperienza mirabile di calibratura timbrica all’interno di uno show di luci e colori che senza dubbio hanno reso più suggestivo lo spettacolo offerto dagli Air, davanti agli occhi di circa 1500 persone.

La serata è stata aperta dagli australiani Parcels, un quintetto di 20enni che sembrano usciti dalla disco ’70, un po’ più freschi e in tiro. Il loro set dura una mezz’oretta e lo stile a metà tra Chic e Bee Gees ne fanno (almeno per il sottoscritto) una vera scoperta. “Perfect sound, this place!” esclama uno di loro, realmente meravigliato. “Uguale agli ippodromi“, ho subito pensato. Vi consiglio comunque di tenerli d’occhio.

Il momento degli Air arriva poco dopo. Nicholas Godin e Jean-Benoît Dunckel salgono sul palco in camicia bianca e si mettono al comando di un armamentario che comprende tastiere, moog, chitarra elettrica e acustica, basso, banjo elettrificato, batteria, synth. E sul palco sono solo in 4.

Aprono la serata con “Venus“, una robusta “Don’t be light” e la meravigliosa “Cherry blossom girl“, uno dei marchi di fabbrica del gruppo. Alle spalle degli Air 4 specchi enormi, che riflettono il muro di luci colorate da cui sono avvolti e restituiscono al pubblico del teatro uno spettacolo di grande suggestione, raccontato da una musica bellissima.

Il set degli Air alterna molti brani strumentali a grandi classici come “Playground love” (colonna sonora de “Il giardino delle vergini suicide“), “Alpha beta gaga“, “Talisman“, “Kelly watch the stars“. Il concerto mescola malinconia e sferzate elettroniche, poesia ed energia, il miracolo di donare pezzi pop orecchiabili attraverso una certa complessità di analisi e composizione che per la musica popolare è roba rara.

Godin, Dunckel e compagni escono per pochi minuti e tornano per l’ultimo trittico di pezzi che comprende “Alone in Kyoto” (dal film “Lost in translation“), una fantastica “Sexy boy” a cui il Teatro Romano di Ostia Antica conferisce una potenza inaudita e “La femme d’argent“, primo brano del primo storico album “Moon Safari” (1998) a chiudere il concerto in un lungo e avvincente crescendo che il pubblico accoglie con enorme felicità.

Probabilmente non è necessario dire che gli Air sono una specie da preservare. Però ogni tanto è bene ricordarselo. Così come va gridato forte quando un luogo come il Teatro Romano di Ostia Antica sembra creato apposta per accogliere la musica. E quando, invece, un altro luogo è stato concepito per ospitare cavalli, stalle, gare di trotto, bestemmie e nitriti. Che forse sono gli unici suoni adatti ad acustiche indegne di questo nome.

Setlist del concerto:
1) Venus
2) Don’t be light
3) Cherry blossom girl
4) J’ai dormi sous l’eau
5) Remember
6) Playground love
7) People in the city
8) Radian
9) Alpha beta gaga
10) Run

11) Talisman
12) How does it make you feel
13) Kelly watch the stars

Encore:
14) Alone in Kyoto
15) Sexy boy
16) La femme d’argent

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

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