A volte andare a teatro può essere un rischio e non parlo tanto del pericolo di incorrere in un brutto spettacolo, quanto di quello fisico di farsi male quando – causa ritardo – arrivi trafelata e scendendo velocemente le scale per accedere alla platea rischi di romperti l’osso del collo.
Il primo pensiero è: “Varrebbe la pena morire andando a teatro?”. Non mi rispondo. Il secondo è che inspiegabilmente sei rimasta incolume.

Una volta preso posto mi riconnetto con quello che sto per vedere: “Angelicamente anarchici – don Andrea Gallo e Fabrizio De André“. Neppure a farlo apposta è la seconda volta in un mese che torno al Teatro Vittoria.
La programmazione quest’anno ha incastonato qualche gioiello di teatro contemporaneo, uno di questi è proprio “Angelicamente anarchici“, che porta la firma di Marco Andreoli e ha per protagonista Michele Riondino, anche regista dello spettacolo. È proprio Riondino ad animare il personaggio di Don Gallo raccontando il suo quinto Vangelo: quello secondo Fabrizio De André.

Una voce più matura del suo aspetto, che tuttavia non tradisce mai la credibilità del racconto, video proiezioni, citazioni, ricordi, riferimenti espliciti alle canzoni di Faber e raccordi muovono le fila di una narrazione a tratti frammentata, con un ritmo asciutto e senza sbavature.
Anche quando la drammaturgia sfiora la retorica, a svincolare tutto dai rischi ci pensano gli arrangiamenti originali del duo Francesco Forni e Ilaria Graziano, accompagnati dal contrabbasso di Remigio Furlanut.

In “Angelicamente anarchici – don Andrea Gallo e Fabrizio De André“ emerge chiara la figura di Don Gallo, sacerdote anarchico, profondamente legato a De André con il quale ha condiviso desiderio di giustizia, cultura libertaria, concezione della vita senza falsi moralismi, né pregiudizi.
Lo spettacolo è un sottile gioco di equilibri tra scrittura, immagini e musica, che fa riflettere su quanto risultino inspiegabili certe perdite, sull’importanza che ogni singolo può avere nella determinazione del cambiamento, sulla riuscita di certi incontri, nonché sulla possibilità, o meno, di riscatto che la vita può offrire.

Certamente molto dipende da noi e dal nostro impegno. Di sicuro inciampare e non cadere è solo una questione di fortuna.
(En Moi)
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