Compirà 21 anni tra meno di un mese, è di Palermo ma vive a Siena da un po’ di anni, dove studia Archeologia e nel frattempo si dedica a una passione che l’ha “colpita” fin da piccola, quella per la fotografia. Gaia Amorello è un’artista in erba, una ragazza incuriosita da tutto quello che la circonda, un occhio vivace e agile che scivola sui bordi e sui contorni dello spazio in cui si muove, cogliendone dettagli e prospettive altrimenti inesplicabili. Gaia usa la fotografia come mezzo per raccontarsi e, prima ancora, per trovarsi, augurandosi che anche le persone che si immergono nei suoi scatti riescano a “non temere di essere giudicati, ma capire sempre le motivazioni del giudizio“, come ci racconta lei stessa proprio oggi che “Travel“, la sua mostra fotografica già presentata a Firenze, sbarca anche a Siena alla Corte dei Miracoli di Via Roma 56. Capire noi stessi per capire l’altro, quindi. Con una Reflex tra le mani. Ascoltiamola.

Gaia, raccontaci intanto quando e da dove nasce il tuo amore per la fotografia.
Io e la fotografia abbiamo avuto un rapporto che è cresciuto d’intensità nel tempo. Ho sempre trovato la fotografia molto affascinante e magica. Quando ero piccola fotografavo per gioco, per divertirmi e per non scordare momenti che avrei voluto rivivere di nuovo, anche per un attimo. Mi piaceva collezionare immagini di compleanni, feste, regali, gatti, cani e piante. E mi piaceva molto guardare le foto dei miei genitori da giovani. Pensavo: “Cavolo, ma come ha fatto mia madre ad avere i capelli gialli adesso, quando prima erano neri?!’’. Era meraviglioso vedere come il tempo rimanesse impresso così, sulla carta. Era meraviglioso osservare come il mondo cambiava così tanto. La sintonia con la fotografia rimase così per un po’ di tempo, finché non compresi che oltre ad osservare il mondo da esterna, potevo mettere il mio di mondo su quella carta. Comprai una Reflex circa due anni fa e iniziai a sperimentare, a cercare ciò che mi incuriosiva ad un livello ancora più intimo, ciò che mi ricordava sensazioni che avevo provato, ciò che volevo comunicare. Cominciai a cercare me attraverso la fotografia.

Sei ancora giovanissima, ma se qualcuno ti chiedesse un giorno di scegliere tra l’archeologia e la fotografia, tu cosa diresti?
Sono due tipi di ricerca che vorrei continuare insieme e se è possibile integrarli. La fotografia in archeologia è un’importante risorsa di documentazione, quindi sperimentare anche sul campo sarebbe molto interessante. Nel prossimo scavo che farò spero di occuparmi di questo aspetto. Anche a livello divulgativo la fotografia in archeologia gioca un ruolo importante. L’immagine è quella che arriva con più immediatezza al grande pubblico. Chissà, potrei un giorno raccontare l’archeologia per immagini.

Parlami un po’ delle tue foto, molte delle quali sono autoritratti. Perché questa scelta?
Come dicevo prima, ho iniziato a cercare me attraverso la fotografia. Ho capito che tramite quest’ultima riesco a toccare corde dei miei più intimi desideri. Trovo questo percorso dell’autoritratto la perfetta corrispondenza fra ciò che desidera esprimere la modella in una foto e ciò che il fotografo vorrebbe che esprimesse. Mi piace parlare di me nelle mie foto, attraverso il corpo soprattutto. Riesco dunque ad arrivare al punto della situazione nel miglior modo possibile.

C’è un messaggio che cerchi di trasmettere, con i tuoi scatti?
Vorrei che la gente imparasse a conoscersi meglio, perché se prima non si conosce noi stessi non si può pretendere di conoscere il mondo. È giusto imparare ad accettarsi, a capire quali sono i nostri limiti, i nostri pregi e i nostri difetti. Non temere di essere giudicati, ma capire sempre le motivazioni del giudizio. Capire noi stessi per capire l’altro.

Ci sono fotografi o artisti che ti hanno maggiormente influenzata o ispirata?
Mi ha sempre affascinato la fotografia di Diane Arbus, una fotografia forte, quasi di denuncia. Mette in scena la diversità nel suo più ampio significato. Nei suoi ritratti vedo la verità dell’uomo che non ha paura di mostrarsi per ciò che è. Ciò che mi colpisce è secondo me l’instaurarsi tra lei e il soggetto di un’intima empatia che urla e dice: ’’Ehi tu, io ti capisco, sei uguale a tutti gli altri, renditene conto, facciamoglielo vedere’’. Mi piacerebbe che accadesse anche con i soggetti che ritraggo.

Oggi inizia “Travel”, la tua nuova mostra fotografica. Ce ne parli un po’? Qual è l’idea alla base?
“Travel” parla di un viaggio, il mio. Un viaggio inteso sia in senso reale che metaforico. Viaggio nel mondo esterno ma che ritorna internamente. Tutto nasce in treno, luogo tipico del viaggio. Poi si sposta in hotel, dove avviene il momento della sosta in cui è giusto riposarsi e sognare. E’ proprio qui che il viaggio diventa interiore e porta alla scoperta più intima e poetica dell’io. Amore, desiderio, luoghi di vario genere che rappresentano i luoghi che ho dentro, si intrecciano in queste visioni che più spesso mi sono venute in mente e finalmente sono riuscita a concretizzare.

Nelle tue immagini sono spesso presenti le farfalle. Come mai questa scelta?
Ho amato da sempre la farfalla che per tanto tempo è stato il mio animale preferito. Mi piace perché è delicata, ma comunque forte per la sua breve vita. Elegante, vola con molta sinuosità. Da piccola avrei voluto essere più volte una farfalla, volare in alto e spostarmi da un fiore all’altro. Quindi ho deciso di diventare farfalla, di riempirmi di farfalle, di far esplodere da più parti del corpo le farfalle che avevo dentro. Ho cercato di riportare le linee delle farfalle che ho costruito alla mie. Volevo che fossero di carta bianca, dove tutto si può ancora raccontare e tutto può iniziare.

Tra meno di un mese sarà il tuo compleanno. Un regalo, professionale o non, che proprio vorresti farti?
In realtà l’ho già fatto. Andrò per una settimana a Copenaghen, un posto meraviglioso che ho sempre desiderato vedere. Centro ricchissimo di arte, storia e soprattutto di archeologia sperimentale. Spero che mi regalerà tanti spunti, emozioni, ricordi e tante belle foto.
Profilo Flickr Ufficiale
Pagina Facebook Ufficiale
Scopri di più da The Parallel Vision
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
