
Cartier-Bresson lo volle nella Magnum Photos Agency, l’India è il suo Paese e la sua musa. L’ha raccontata attraverso diciotto libri e una serie di documentari su personaggi di importanza mondiale come Madre Teresa di Calcutta, Indira Gandhi e il Dalai Lama. Le sue foto hanno scolpito il disastro di Bhopal nella memoria del mondo.
Eppure, nonostante i successi, il motto di Raghu Rai resta: “the fights must go on”. Le sfide sono la sola cosa di cui un fotografo abbia bisogno. Secondo Rai, il senso di incertezza e di meraviglia sono i veri genitori dell’arte: condizioni indispensabili per produrre qualcosa di unico, che vada oltre le tendenze di una decade.
Le sue composizioni pulite e allo stesso tempo cariche di tensioni hanno aperto le porte dell’India al mondo occidentale: i suoi colori, i suoi contrasti, i suoi drammi sono stati raccontati con lucidità e poesia. Raghu Rai ama i dettagli, i particolari che annullano lo scorrere del tempo e che sanno rivelare l’essenza del tutto. Non ha mai fotografato nient’altro che il suo Paese, dal quale trae ispirazione continua e visioni di lirica, struggente bellezza. (LL)
Raghu Rai, “The Colours of Faith at Triveni Sangam, Mahakumbh”, 2013.
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