Intervista

Quattro chiacchiere con Simona Severini, eccellenza della musica italiana in concerto stasera a Roma e pronta per il nuovo album

La voce di Simona Severini è di quelle che si ascoltano raramente, che restano scolpite nei ricordi per lunghe settimane, tanto da chiederti “ma fino ad ora, dove si era nascosta?”. Solo che nascosta non era affatto, semplicemente erano in pochi a conoscerla. Da oggi, speriamo che anche voi non la dimenticherete più. Perché Simona, mentre scoppiavano i talent in tv, suonava con Giorgio Gaslini, con Enrico Pieranunzi, con Antonio Zambrini. E mentre le radio passavano i tormentoni di stagione, potevate trovarla all’Auditorium di Roma, al Blue Note di Milano, all’Umbria Jazz, al Veneto Jazz Festival e in decine di altre manifestazioni. I grandi media erano lontani, ma Simona portava lo stesso la sua arte straordinaria in giro per l’Italia, con i suoi due dischi in studio, le partecipazioni alle compilation, i tantissimi concerti. E tra poco con il suo nuovo lavoro discografico, un album jazz (forse) scritto interamente da lei in italiano.
Simona suonerà stasera nell’Aula Magna della Scuola di Lettere, Filosofia e Lingue in Via Ostiense 234, assieme ad Enrico Pieranunzi. L’inizio del concerto è previsto per le 20.30. Una cantante giovane, piena di talento, intelligente e simpatica come lei non potevamo non incontrarla. Ascoltiamola.

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Simona, comincio col chiederti com’è andato il concerto del 9 ottobre scorso dedicato a Giorgio Gaslini, uno dei tuoi maestri, con il quale hai debuttato in concerto qualche anno fa.


Molto bene! Io ho fatto un piccolo intervento cantando 5 canzoni di Giorgio contenute in un cofanetto che si chiama “Songbook”. Al pianoforte c’era Alfonso Alberti, fantastico pianista a cui Gaslini ha dedicato parecchie composizioni per pianoforte. Questa è stata la prima iniziativa a lui dedicata e a cui io ho partecipato, Giorgio mi ha introdotto nell’ambiente del jazz, è grazie a lui se ho iniziato.

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Una cosa su tutte che di lui non potrai mai dimenticare?
Nonostante la sua storia e la sua carriera (era impegnatissimo e scriveva tutti i giorni) si interessava sempre ai giovani musicisti. Era attentissimo a tutto quello che succedeva. Ricordo che mi portava in una pasticceria qui a Milano (ancora ci vado a prendere il caffè, forse anche come ricordo) e lì lavorava un ragazzo come cameriere. Quando scoprì che suonava, Giorgio gli chiedeva sempre come andava col suo gruppo e di lasciargli un demo. Diceva che non si poteva mai sapere, forse era un genio! Questo era esattamente il suo approccio. Apertura intellettualmente curiosa verso le persone. Come ha dato delle possibilità a me, le ha date a tantissimi altri. Era molto generoso, ecco.

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Hai pubblicato due dischi, “Forest Flower” del 2010 e “La Belle Vie” (2011). C’è già un terzo album in programma?

Sì, come solista sto preparando un disco di brani tutti miei in italiano per la Pressing Line, l’etichetta di Lucio Dalla. Il mio sarà semplicemente un album di canzoni, non amo molto le etichettature di genere. Jazz, pop, rock mi sembrano tutte definizioni un po’ vecchie. Il jazz è comunque la scuola da cui vengo per cui sicuramente ho dei legami con quello e dai pezzi potrebbe sentirsi. Lavoro anche da qualche anno con Enrico Pieranunzi. Ho inciso alcuni suoi brani per un disco che dovrebbe uscire a gennaio. A me interessa scrivere le mie canzoni, ma anche cantare brani di altri compositori, in particolare italiani di cui apprezzo i lavori. Enrico ad esempio è un artista pazzesco. Poi porto avanti anche un progetto di musica antica. Insomma, sono interessata alla forma-canzone a 360 gradi.

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Ma quindi in quale lingua preferisci cantare? Perché so che ti esibisci anche in francese e in inglese.
In italiano, anche se non è l’unica lingua che uso. Però è l’unica in cui riesco a dare dei significati profondi  alle parole, perché la conosco meglio. E poi ogni lingua ha il suo ritmo e io essendo italiana e parlando italiano sono più legata anche ritmicamente al suo incedere. Adesso mi interessa lavorare più su questo.

Simona Severini, “Come sei Bello”



Il disco nuovo, allora, quando esce?

Non ti so ancora dire niente sui tempi adesso. Spero il prima possibile perché non vedo l’ora!

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Ma tu ti senti una cantautrice?
Non me ne è mai fregato niente di diventarlo francamente. Ho sempre voluto solo fare la cantante, ho studiato per questo tutta la vita. Di fatto scrivo sempre, quindi è stata una cosa successa un po’ da sola. Ma veniva proprio da me, ho scoperto che preferivo avere anche del materiale mio da maneggiare. Però non è mai stata una mia ambizione quella di fare la cantautrice.

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Tu vieni ancora definita una “artista emergente”, quando in realtà sei in giro da diversi anni, hai inciso dischi, hai collaborato con tanti musicisti importanti (Enrico Pieranunzi, Antonio Zambrini, Alessandro Galati, lo stesso Gaslini) e hai suonato già in tantissimi festival. Allora ti chiedo: quando si smette di essere emergenti e quando si diventa affermati?

Credo sia un po’ un alibi dire “artista emergente”, anche dal punto di vista della comunicazione. E’ quasi un non riconoscere quello che uno sta facendo, certe qualità che uno ha. O non essere in grado di farlo, o non volerlo fare deliberatamente. Alcuni forse non hanno neanche le basi per riconoscere se uno ha delle doti o no e se consegue o meno dei risultati. Io lavoro in un settore che non ha grandi riscontri sulla stampa e che non viene coperto dalla comunicazione di massa. Quindi essere affermati è un po’ relativo in confronto a chi partecipa ad un talent o si appoggia di più al web autonomamente, come gli youtuber.

Simona Severini, “La Belle Vie”

Cambio discorso e ti lancio una provocazione. Tu hai studiato canto jazz all’Accademia Internazionale della Musica – Civici Corsi di Jazz a Milano. Sei una ragazza giovane e hai molto talento. Non facevi prima ad andare a X-Factor o ad Amici? Ci hai mai pensato?
Dipende sempre da cosa vuoi fare tu, dagli obiettivi che hai. Da quando i talent sono diventati un veicolo tramite il quale costruirsi una carriera ci vanno sempre più persone preparate. Per il resto, la preparazione musicale dei cantanti è discutibile in vari ambiti musicali e questo è un problema legato anche ai Conservatori. Se parliamo di studio del canto ci sono cantanti preparatissimi che, in altri temp,i sarebbero stati prodotti da una casa discografica e adesso invece sono prodotti dai talent. Di certo non sono artisti capitati lì per caso. Personalmente, io ho studiato perché avevo voglia di farlo, non perché mi aspettavo esattamente qualcosa. Volevo approfondire dei temi legati al linguaggio musicale e quindi per un po’ di tempo ho fatto ricerca. Adesso mi dedico di più ad altro. Ma per chi vuole seguire questa strada, in Italia non c’è spazio lavorativo. Non credo siano persone che aspirano ad una grande notorietà, è che fanno fatica a sussistere.

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Quindi non sei contro la politica dei talent?
I talent oggi sostituiscono le case discografiche. Potrei essere contro la loro politica nella misura in cui potrei esserlo contro quella delle major. E’ una trasformazione. Non ci sono più i libri ma ci sono gli e-book, non ci sono più le agende perché uno si segna tutto sul cellulare. Non credo affatto che le major siano mai state luogo di incredibile libertà o ricerca musicale mentre adesso nei talent si è perso tutto. Non prendiamoci in giro. In questo processo ci hanno rimesso le case discografiche. Affari loro.

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Tu sei nata il 15 novembre e tra poco sarà il tuo compleanno. Che regalo professionale ti vorresti fare?
Per quel giorno vorrei aver organizzato la produzione del mio disco!

(Maggiori informazioni su Simona Severini sono disponibili collegandosi al sito www.simonaseverini.com).

2 risposte »

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