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Via al Gluten Free Days al Palazzo dei Congressi! La nostra intervista a Gaia de Laurentiis, madrina dell’evento

Comincia oggi il Gluten Free Days al Palazzo dei Congressi dell’Eur, a Roma. L’evento, giunto alla sua terza edizione, si terrà il 10 e 11 ottobre e dopo il grande successo dello scorso anno, in cui ha raccolto circa 6000 presenze, punta a fare ancora meglio in questo 2015.
Dopo il nostro articolo di presentazione di questo importante appuntamento vi proponiamo l’intervista a Gaia de Laurentiis, attrice e conduttrice televisiva nonché madrina dell’evento, che ci racconta la sua esperienza con la celiachia diagnosticata al figlio Sebastiano. Gaia parla dei grandi passi avanti che si sono fatti in termini di prevenzione, informazione e offerta alimentare e di cosa sia ancora possibile migliorare, oltre ad offrire qualche utile suggerimento alle mamme che si trovano per la prima volta ad affrontare il mondo del senza glutine. Ascoltiamola.

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Gaia, da quanto tempo convivi con la celiachia?
Dallo svezzamento di Sebastiano. Già quando aveva sei mesi cominciò a stare malissimo, ma la celiachia la diagnosticarono solo a 18 mesi, quindi un anno e mezzo dopo, circa.

Hanno avuto difficoltà a capire di cosa si trattasse?
Grandi difficoltà. Però prima ho sentito una signora che diceva di come, con lei, ci avessero messo 10 anni per capire! Evidentemente, 18 anni fa era più complicato di adesso. Anzi, il pediatra mi diceva che ogni volta che Sebastiano rimetteva di stomaco, bisognava dargli tè e fette biscottate. E lui ovviamente peggiorava. Io, di nascosto, gli davo invece gli omogeneizzati. Non mi chiedere perché, ma io notavo che con quelli lui rifioriva. Solo dopo ho scoperto che non hanno il glutine! Per cui vedi, a volte l’istinto materno ti fa prendere la strada giusta. All’Ospedale “Bambin Gesù”, infatti, mi hanno detto che con gli omogeneizzati lo avevo effettivamente salvato.

Secondo te, a livello di informazione sulla celiachia, in 18 anni quanto si è fatto?
Le cose sono migliorate tantissimo, anche se adesso è un momento di grande confusione perché c’è una ricerca generale da parte delle persone di mangiar sano, di volersi un po’ più bene. Siamo bombardati di notizie che riguardano l’alimentazione, il che da una parte è un bene, ma dall’altra porta tanta confusione per chi, appunto, ha un problema alimentare, una malattia come la celiachia. Se ne parla di più, ma se ne parla tanto di più anche male.

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Il coinvolgimento della psicologia, come succede qui al Gluten Free Days, può essere un vantaggio?
Avevo sollevato il problema l’anno scorso, perché mi ero chiesta se per caso non ci fosse un nesso tra la celiachia e le malattie psichiatriche. Da qui nacque anche il tema delle difficoltà con cui si affronta questo problema, del bisogno di un sostegno psicologico. Abbiamo capito che la figura dello psicologo mancava e quindi sono molto felice che quest’anno ci sia.

Quando vai in un ristorante o in una pizzeria, il personale ti sembra sufficientemente informato in merito alla celiachia?
Adesso Seba ha 18 anni, per cui è difficile che stia con me a cena. Tra l’altro è un momento non bello perché ho capito che tende molto a “sgarrare”. La prossima figura da introdurre nei convegni sarà quella dell’esorcista! Comunque lui ormai ha identificato quali sono i ristoranti giusti. L’esperienza che ho fatto, non tanto con lui quanto magari con colleghi celiaci quando siamo in tournée, è che il personale dei locali ne sa poco. Ad esempio, spesso ti propongono il riso, che però viene preparato nello stesso bollitore in cui cucinano la pasta. Così funziona nei ristoranti. A casa mia, ovviamente, è tutto separato. C’è questa disinformazione da parte dei ristoratori, insomma. Ma dobbiamo soprattutto essere ben informati noi. E poi sono felicissima del lavoro che sta facendo l’AIC (Associazione Italiana Celiachia, ndr), davvero encomiabile: le cose migliorano di giorno in giorno, i prodotti senza glutine aumentano e con loro anche la qualità. Vedo che sempre più bar hanno la postazione celiachia. Magari piccolina, però c’è. Anche nei supermercati tanti prodotti riportano se c’è presenza di glutine o meno. Una volta mi hanno anche fermata perché, con l’applicazione dell’AIC, stavo scansionando il codice a barre di mille prodotti e continuavo a emettere “bip” col telefono! Poi è finito tutto in una grande risata.

Gaia de Laurentiis durante la conferenza stampa di presentazione del Gluten Free Days

Gaia de Laurentiis durante la conferenza stampa di presentazione del Gluten Free Days

Il governo cosa fa, in termini di sostegno ai malati?
Abbiamo un bonus di 140 Euro al mese per i maschi e di 99 Euro per le femmine. Magari non è abbastanza, ma con le cose che si sentono in giro, con alcune categorie sociali che sono completamente dimenticate, secondo me è un grande traguardo. Poi se addirittura uno avesse l’esenzione mensile sui cibi sarebbe la riprova di quanto la celiachia sia una malattia anche grave, se non curata.

In conclusione, a una mamma che ha un bimbo celiaco cosa consiglieresti?
Finché è piccolo è tutto abbastanza facile, soprattutto se la celiachia viene diagnosticata subito. Esistono tantissimi prodotti, oggi come 18 anni fa. Ci sono un sacco di cioccolate, gelati, dolcetti e patatine permessi, quindi per una mamma è più facile. I problemi arrivano con l’adolescenza, quando i ragazzi cominciano ad essere un po’ autonomi. Per quanto riguarda il cibo è l’età dell’omologazione, si va sempre al fast food, ad esempio. Però per fortuna, anche lì adesso hanno i panini senza glutine! Non tutti, ma molti sì. Mi auguro che un giorno si potrà anche friggere a parte, perché purtroppo patatine e nuggets sono fritti ancora nello stesso olio. Un medico ti direbbe che non si possono assolutamente mangiare. Bisogna essere molto rigidi da subito, insomma, altrimenti dai una falsa illusione.

Insieme a Gaia de Laurentiis

Insieme a Gaia de Laurentiis

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