Il 16 agosto del 1972 un giovane sub romano, Stefano Mariottini, si immerse nel Mar Ionio a circa 300 metri dalla spiaggia di Riace, in provincia di Reggio Calabria. Durante l’immersione, intravide all’improvviso un braccio che emergeva dalla sabbia, a più o meno 8 metri di profondità. Un braccio sinistro, per l’esattezza, di quella che sarebbe diventata la “Statua A” dei famosissimi Bronzi di Riace, due meravigliose sculture appartenenti all’arte greca del V secolo a.C. e rarissimi esemplari di statue in bronzo giunte fino a noi complete, come l’Auriga di Delfi e il Cronide di Capo Artemisio, entrambe conservate al Museo Archeologico Nazionale di Atene.

Oggi sono passati 43 anni da quella eccezionale scoperta, fatta come spesso avviene per puro caso e i Bronzi sono esposti presso il Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria in tutta la loro ritrovata bellezza, dopo lunghi e delicatissimi lavori di restauro durati molti anni.

Le due statue, denominate “A” e “B”, sono alte 1,98 e 1,97 m. Al momento del rinvenimento pesavano circa 400 kg, ma dopo lo svuotamento del loro interno il peso è diminuito a circa 160. Rappresentano due uomini completamente nudi ed armati di scudo (imbracciato con la sinistra), lancia (tenuta con la destra) ed elmo, forse smontati al momento dell’imbarco per permettere di adagiare sulla schiena le statue e facilitarne il trasporto. Probabilmente, infatti, le due opere si trovavano su una nave che a causa di una tempesta naufragò, perdendo gran parte del suo carico sul fondale. Alcuni hanno anche supposto che l’equipaggio, proprio per alleggerire lo scafo, si fosse volontariamente liberato delle statue gettandole in mare.

I Bronzi di Riace, magnifica testimonianza dei grandi maestri scultori dell’età classica, sono conservate nella sezione subacquea del Museo di Reggio attraverso misure molto particolari. La sala che ospita i Bronzi, infatti, è dotata di uno sistema di controllo del clima, mantenuto sui 20 gradi d’inverno e sui 25-27 d’estate, con un tasso di umidità all’incirca del 35-40%, tale cioè da evitare l’innescarsi di nuovi fenomeni di corrosione. I Bronzi si innalzano su basi antisismiche alte circa 40 cm, come i basamenti delle statue greche antiche, vincolate al pavimento tramite l’interposizione di un sistema di isolatori in grado di attenuare le azioni orizzontali e non amplificare il moto verticale. Ciascuna statua è ancorata alla piattaforma antisismica tramite un’asta e cavi di acciaio in inox.

Sulla denuncia ufficiale fatta ai Carabinieri il 17 agosto 1972, giorno successivo al ritrovamento, si legge: “Le statue sono di colore bruno scuro salvo alcune parti più chiare, si conservano perfettamente, modellato pulito, privo di incrostazioni evidenti. Le dimensioni sono all’incirca di 180 cm”. Praticamente, la prima recensione della storia dedicata ai due capolavori.
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