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Teatro, recensione: “Guanti bianchi” al Vittoria

La recensione di Paola Polidoro dello spettacolo in scena al Teatro Vittoria fino al 2 febbraio

Teatro, recensione: “Guanti bianchi” di Edoardo Erba al Vittoria

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(Foto ยฉ Stefano Sarghini)

รˆ di questi giorni la notizia che la Gioconda trasloca.

Non per tornare in Italia, ma per cambiare aria al Louvre, spostarsi dalla Salle des ร‰tats in una sala ancora da definire.

E conquistare una postazione che le permetta di esser meglio ammirata dal pubblico.

Folle di turisti che si accalcano davanti allโ€™enigmatico sorriso che da secoli fa parlare di sรฉ.

Pare che addirittura i cittadini extra UE pagheranno un biglietto a parte per vederla.

Oggi prendo spunto dal titolo del progetto di restauro del museo parigino, Louvre Nouvelle Renaissance.

Ma solo per raccontare qualche impressione su โ€œGuanti bianchiโ€, lo spettacolo visto qualche sera fa al Teatro Vittoria.

“Guanti bianchi” al Teatro Vittoria

La necessitร  di un Nuovo Rinascimento รจ lโ€™esigenza che anima con leggerezza e ironia la piรจce scritta da Edoardo Erba.

Guanti bianchi” รจ diretta e interpretata da Paolo Triestino e sarร  in scena al Teatro Vittoria fino al 2 febbraio. 

Ispirandosi al libro “Lโ€™arte spiegata ai truzzi” di Paola Guagliumi, “Guanti bianchi” ha una doppia traccia drammaturgica che converge su un tema:

qui bisogna che ci ricordiamo lโ€™importanza della bellezza

Antonio ci racconta la sua storia.

รˆ nato a Colleferro, vicino a una fabbrica di esplosivi, da una famiglia di cassamortari.

Dopo una serie di lavoretti non soddisfacenti approda grazie a suo zio Cesare a un impiego molto particolare.

Fa il “movimentatore”, cioรจ sposta le opere dโ€™arte che devono essere restaurate o trasportate per una mostra. 

Lavoro delicatissimo, come si puรฒ immaginare.

Perchรฉ – come spiega Antonio – far saltare una piccola scheggia di colore dallโ€™”Amor sacro e Amor profano” di Tiziano รจ una perdita incommensurabile.

Grazie ai suoi guanti bianchi Antonio ha girato lโ€™Europa.

Ha incontrato da vicino capolavori come la Nike di Samotracia (a proposito di Louvre) e lโ€™Apoxyรณmenos di Lisippo.

Conosce la storia del mausoleo di Giulio II e del suo Mosรฉ che trovรฒ casa a San Pietro in Vincoli.

Sa cosa cโ€™รจ al di lร  dei tagli di Fontana e dellโ€™”Urlo” di Munch.

Che lo puoi rivedere 1000 volte e 1000 volte ti trasferirร  unโ€™angoscia diversa, come le sfumature del suo cielo.

“Un libro in cui impariamo a leggere”

Antonio, oggi in pensione, ci spiega che continua a vedere i suoi amati quadri tra le zolle della terra che lavora e nei gesti della moglie.

Il tutto muovendosi tra le casse della sua essenziale scenografia.

Vive sempre a Colleferro, unโ€™ambientazione non casuale.

Perchรฉ non solo รจ terra inquinata da sversamenti e veleni.

Ma รจ anche la cornice di un evento luttuoso che ha segnato la memoria di tutti.

Ovvero lโ€™uccisione di Willy Monteiro Duarte, morto in una rissa il 6 settembre del 2020 nel tentativo di difendere un amico in difficoltร .

Di bellezza non ce nโ€™รจ molta, converrete.

Le Louvre est le livre dans lequel nous apprenons ร  lire” (“Il Louvre รจ un libro in cui impariamo a leggere”) diceva Cรฉzanne.

Ampliando il concetto potremmo dire che lโ€™Arte tutta รจ quel libro.

E attraverso di lei impariamo a leggere e impariamo a saper riconoscere la bellezza.

Per questo lo spettacolo di Erba e Triestino รจ importante per tutti.

Saper decodificare le emozioni ci permette di capire ciรฒ che bellezza non รจ.

Anche se provengono da un quadro o da una bruttissima notizia di cronaca.

La violenza non lo รจ, la volgaritร  non lo รจ, lโ€™esclusione non lo รจ, il razzismo non lo รจ. 

Per questo Antonio insiste.

Attraverso le sue storie ci convince mentre ci fa sorridere e guardare con occhi nuovi a un capolavoro che credevamo di conoscere bene.

Grazie alla naturalezza che contraddistingue la sua recitazione, Triestino ci intrattiene come un amico al bar quando ti racconta che lavoro fa e tu capisci che ci tiene.

Che sia un movimentatore o un attore cambia poco perchรฉ alla fine vuoi saperne di piรน.

Intanto ognuno pensi a quello che trova bello e se lo tenga stretto.

Un quadro, unโ€™aria, un libro, il sorriso di un bambino, una tavola ben apparecchiata, lโ€™alba.

Intercettare quellโ€™emozione e replicarla.

Seduti nella poltrona di un teatro riesce bene.

(ยฉ The Parallel Vision โšญ _ Paola Polidoro)


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