Mostre a Roma, la recensione di “Andy Warhol Universo Warhol”

La voglia di acquistare la lattina della celeberrima zuppa di pomodoro Campbell è irrefrenabile.
Posta all’interno di un carrello della spesa tra una miriade di altre lattine, sembra quasi voler trattenere il visitatore e andare nella sua casa.
Magari per essere appoggiata su un ripiano di una libreria o su una mensola della cucina.
Il negozio del merchandising della mostra “Universo Warhol” è il primo luogo che si incontra appena terminate le scale del Museo della Fanteria.
Si viene immediatamente risucchiati dal mondo delle merci, da opere d’arte esattamente identiche a semplici oggetti del mondo e dalla volontà di rinsaldare i legami tra arte e vita.
Siamo insomma entrati nell’universo della pop art americana di Andy Warhol.

“Penso che tutti dovremmo essere macchine”
La mostra si presenta in 5 stanze e in alcuni corridoi dove vengono esplorate tutte le sfaccettature del talento multiforme di Warhol.
Si passa dalle oltre 70 serigrafie di cui 24 After Andy Warhol:
- le seriali Campbell’s Soup, Marilyn Monroe, Electric Chairs, Mao, Flowers, Fish, Gems e Halston
- la serie dedicata alle favole di Hans Christian Andersen
- la serie del libro Cats, raffiguranti appunto i gatti, altra grande passione dell’artista
L’esposizione accoglie, poi, 24 porcellane Rosenthal bianche, dipinte in color oro e firmate da Warhol.
Si segnala anche “A Gold Book” (1957), libro d’artista dalle pagine dorate contenente 20 litografie offset con illustrazioni per il Natale, anche questo molto amato dall’artista di Pittsburgh.
Si passeggia tra le sale e si coglie il profondo cambiamento dell’identità stessa della figura dell’artista.
Da interprete sensibile ed emotivo, esso si trasforma in un neutro commentatore delle vita quotidiana della quale registra gli aspetti più salienti.
“Il motivo per cui dipingo in questo modo è che voglio essere una macchina e che sento che quando faccio una cosa come se fossi una macchina, ottengo il risultato che voglio“.
“Penso che tutti dovremmo essere macchine”.
Così Andy Warhol racconta la sua esperienza artistica nel 1967.

Marylin Monroe e la musica
Il visitatore se ne rende subito conto non appena svolta l’angolo del primo corridoio e si ritrova nella sala delle seriali Marilyn Monroe.
Immediatamente riconoscibile e consumabile dal pubblico, la grande star degli anni ‘50 si presenta con una massa biondo oro dei capelli e il fondotinta rosa del volto.
Oltre all’azzurro dell’ombretto e il rosso scarlatto delle labbra.
Intrappolata nello sfondo color turchese, l’immagine diventa un prodotto artificiale la cui riproduzione è facilmente acquistabile e reperibile anche oggi nei negozi online o fisici.
Molto interessante anche lo spazio dedicato alla musica dove possiamo trovare delle copertine di vinili curate proprio da Warhol.
Tra le più famose vi è quella di “Sticky Fingers” dei Rolling Stones e quella dell’album debutto dei Velvet Underground & Nico, con la banana sbucciabile.
Vi è inoltre esposta l’ultima copertina del re della pop art, ovvero “MTV High Priority“.
Un disco inciso e lanciato per sensibilizzare e raccogliere fondi per il cancro al seno.
Warhol non riuscì a terminare il lavoro perché morì all’improvviso, ma la casa di produzione insieme a MTV utilizzò ugualmente il lavoro così com’era.

Cos’è arte e cosa non lo è
Si esce dalla mostra un po’ confusi e disorientati, poiché pochi sono i cartelli informativi che guidano attraverso l’opera poliedrica di Andy Warhol.
Tra scatole di cartone della Heinz e le serigrafie della salsa di pomodoro Campbell la domanda che mi pongo e alla quale non riesco a darmi una riposta è:
qual è il confine tra un’opera d’arte e qualcosa che non è un’opera d’arte?
Dove mi trovo, in un museo o in uno spazio diverso che tiene conto di questo nuovo modo di comunicare?
L’arte di Warhol rappresenta la fine dell’arte in quanto tale, ovvero quella che si basa su precisi confini temporali, per dirla con Arthur C. Danto.
E anche una scatola di cartone o una lattina di salsa di pomodoro diventano opere d’arte che possono stimolare le interpretazioni più disparate come una critica al consumismo o la sfrenata esaltazione dello stesso.
Oppure possono semplicemente essere scevre da qualsiasi critica o parodia ma rappresentano solo un mezzo per una comunicazione più efficace e fruibile.
Qualunque sia la vostra risposta, la mostra “Universo Warhol” vi porterà a passeggiare tra le icone colorate della nuova religione del consumo.
Una religione che svela in modo esemplare il carattere della società di massa contemporanea.
Ne uscirete confusi ma con la voglia (tuttora per quanto mi riguarda) irrefrenabile di acquistare quella lattina rossa e bianca così iconica e accattivante.
Informazioni
- Andy Warhol – Universo Warhol
- Museo Storico della Fanteria – Piazza Santa Croce in Gerusalemme
- Fino al 17 marzo 2024
(© The Parallel Vision ⚭ _ Silvia Torrioli)
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