E il palco del locale di Via Minghetti 5 ha accolto tre generazioni di cantori della Città Eterna. A cominciare da Elena, che ha saputo raccontare con poche e semplici parole la storia e la filosofia dello stornello, passando per il grande Giorgio Onorato, ultimo stornellatore di Roma. 88 anni e una voce che ha fatto cadere l’intonaco dalle pareti. Fino ad arrivare ai ragazzi finalisti della scorsa edizione del concorso: Stefano Natale, Edoardo Basile, l’eccellente Emilio Stella. Tutti profondamente diversi, sia nei temi trattati che nell’approccio alla musica. Ma tutti, allo stesso modo, bravissimi nel “raccontare Roma”, che è poi l’obiettivo del concorso.
“L’anno scorso i temi delle canzoni sono stati il disagio della strada, il degrado umano, il rapporto con la polizia. E poi droga, disoccupazione, spaccio, suicidio“, ricorda Elena. “Ecco, la prima edizione ha raccontato soprattutto ‘mamma roma addio’, cioè canzoni che parlavano di come i giovani non possono realizzare i propri sogni. È stato un vero e proprio spaccato della nostra città, proprio come ai tempi dello stornello“. Tutta da scoprire, allora, l’edizione 2016 di questa bella iniziativa culturale legata a doppio filo alla Capitale. Di materiale, come racconta la Bonelli stessa, ne è già stato mandato tantissimo e infatti si presume che il termine del 30 aprile, ultimo giorno utile per l’invio delle candidature, possa essere prorogato.
“Il mio sogno è quello di far entrare lo stornello nelle università“, conclude la cantante e attrice romana. “Portare la canzone romana ai giovani, trasformarla in materia didattica. Ogni anno, infatti, vogliamo coinvolgere un ateneo diverso nel nostro progetto. Nel 2015 è stata la Luiss, stavolta abbiamo scelto Tor Vergata. Mi piacerebbe che questa, insomma, non sia soltanto quello che Goethe scrisse nei suoi diari, e cioè ‘un mezzo con cui i romani si intrattengono in trattoria davanti a un bicchiere di vino’. Fu proprio questa connotazione di basso livello a impedirle di diventare famosa in tutto il mondo, come invece è successo alla canzone napoletana. E pensare che la prima canzone romana si deve a un piemontese!“. Sarà, ma come ci insegnano i romani di una volta, l’importante è cantarci su.
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