Arte Mostre

Autenticità e affordable art: benvenuti da Afnakafna

Sono passate le 5 del pomeriggio a Roma e la luce sta cominciando a lasciare spazio all’abbraccio dell’oscurità. Cammino a passo svelto su Via Nomentana per poi svoltare in Via della Fontana.

Qui Antonella Caraceni e la sua accogliente Afnakafna, palestra d’arte e angolo di ristoro, mi accolgono con gioia, aprendomi le porte di un luogo altro alle spalle del caos di una delle arterie più trafficate della Capitale.

Appena entrata, un’atmosfera familiare mi avvolge fin da subito. La direttrice mi fa accomodare su una sedia da lei ritappezzata e mi offre del tè al bergamotto accompagnato da deliziosi biscotti kosher al caffè, whiskey e cioccolato.
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Con le papille gustative inebriate e la percezione di sentirmi a casa ma in un’altra dimensione, quasi utopistica, presto attenzione alle parole di Antonella mentre dall’alto delle bianche pareti, una serie di tele ascolta la nostra chiacchierata che si apre con il concetto della funzione dell’opera d’arte nell’era della sua riproducibilità tecnica. Di colpo la mia mente si accende e non riesce a non collegare le parole della direttrice al famoso quanto attuale saggio del 1955 di Walter Benjamin secondo il quale l’avvento delle nuove tecniche di riproduzione è considerato “non solo inevitabile ma anche positivo in quanto pone un termine alla concezione aristocratica dell’arte“, rendendola fruibile al grande pubblico.

La mia interlocutrice è consapevole di questo vantaggio, tuttavia si mostra scettica e continua il suo racconto mettendomi al corrente di un dato statistico sorprendente.

Ad oggi, la vendita di copie di opere dei maggiori artisti copre circa il 60% della compravendita di un artefatto umano” afferma Antonella e mi racconta di Dafen, cittadina cinese e villaggio di artisti famoso per la produzione di repliche di capolavori dell’arte ormai svincolati da diritti d’autore.
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Ebbene, un numero sempre maggiore di persone si trasferisce in questa città per far fronte alle crescenti richieste di copie da parte dei compratori. Come si può, infatti, non apprezzare un Van Gogh appeso in bella mostra in un’elegante camera da pranzo o un Da Vinci in soggiorno. Il pubblico preferisce, per dirla con Benjamin, l’opera d’arte privata della sua “aura”, ossia della sua autenticità e della sua integrazione nel contesto della tradizione.

Conseguentemente, le opere originali di artisti emergenti o più affermati fanno fatica ad affiorare in superficie ma trovano un’ottima accoglienza nelle sale di gallerie come Afnakafna, dove Antonella promuove quella che lei definisce affordable art (arte abbordabile).

Ecco che allora “Mater” di Rebecca J cattura la mia attenzione grazie alla sua personale interpretazione della maternità. Un cerbiatto indifeso dà alla luce un cucciolo metà uomo e metà lupo, un essere nato dalla fusione di predatore e cacciatore. Nonostante il pericolo, il cerbiatto/preda accetta di aver partorito qualcosa di diverso da esso e si impegna ad accudirlo con tutte le sue forze.

La sognante “Eva” di Antonella Caraceni troneggia nella sala adiacente e mostra al pubblico il suo profilo sinistro insieme alla folta capigliatura rossa al cui interno si cela, con un sapiente gioco di contrasti complementari, una mela verde.

Mi volto e lo sguardo si posa su alcune sculture di Debora Malis e di Daria Palotti il cui unicorno che trasporta una fanciulla addormentata ben si sposa con l’atmosfera di realismo magico che la curatrice è stata in grado di creare.

Alla fine della nostra chiacchierata controllo l’orologio e mi rendo conto che 2 ore e 30 sono passate senza che io me ne sia accorta, trasportata indietro nel tempo in un luogo vivo oltre il momento dell’evento o della mostra e dove è possibile aprirsi all’arte, trovare ristoro e dare valore all’ordinario come una semplice tazza di tè.

Fermiamoci, ascoltiamoci e non sottovalutiamo l’importanza degli incontri e dei luoghi che favoriscono lo scambio e la circolazione di idee. Non occorre sempre viaggiare lontano, basta aprire gli occhi, varcare la soglia di casa per renderci conto di essere circondati da angoli di aggregazione e dalle loro storie, da momenti di semplicità e di emozioni troppo spesso offuscati dalla fretta, dalla noia e dalla monotonia.

Grazie Antonella Caraceni per il tuo contributo e per aver messo il tuo entusiasmo e i tuoi sogni al servizio della costante ricerca di spontanea umanità che ognuno di noi porta con sé.

Vi ricordo che fino al 14 marzo potete visitare “30keiTH“, la mostra collettiva di Afnakafna dedicata a Keith Haring a 30 anni dalla sua scomparsa.

The Parallel Vision  ­_ Silvia Torrioli)

1 comment

  1. L’ha ripubblicato su Saettatee ha commentato:
    “Fermiamoci, ascoltiamoci e non sottovalutiamo l’importanza degli incontri e dei luoghi che favoriscono lo scambio e la circolazione di idee. Non occorre sempre viaggiare lontano, basta aprire gli occhi, varcare la soglia di casa per renderci conto di essere circondati da angoli di aggregazione e dalle loro storie, da momenti di semplicità e di emozioni troppo spesso offuscati dalla fretta, dalla noia e dalla monotonia.”

    questa frase è piuttosto significativa e credo sia importante condividerla insieme al bel racconto e alla preziosa informazione: in monstra una collettiva in ricordo del giovane Keith Haring che in solo 31 anni ha completamente stravolto l’arte e lo spessore di un foglio di carta dopo che passava sotto la sua punta!
    Afanakafna hasta il 14 marzo a ROMA

    Yo!

    "Mi piace"

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