Teatro

#Intervista: Alessandra Ferraro racconta Attraversamenti Multipli 2019

Alessandra Ferraro è una delle 2 anime di Attraversamenti Multipli, il festival di arti performative contemporanee e paesaggi urbani ideato assieme a Pako Graziani 19 anni fa. Alle soglie dell’ultimo weekend di eventi romani (prima di trasferirsi il 5-6 ottobre a Toffia), ho scambiato 2 chiacchiere con lei cercando di approfondire tematiche, filosofia, rapporto con il pubblico e legame con gli artisti di una manifestazione che nel 2020 festeggerà 20 anni di vita. Senza mai smettere di sognare al plurale tra attraversamenti, sconfinamenti e nuovi mondi da esplorare. 


Alessandra, sta per iniziare l’ultimo weekend romano di Attraversamenti, prima della tappa conclusiva a Toffia. In cosa questa edizione è stata diversa, se lo è stata, dalle precedenti?
Guarda, ogni anno è diverso. 
È chiaro che ci sono dei pilastri simili, ma poi ogni edizione ha una sua vita. Quest’anno abbiamo spinto un po’ di più gli elementi site specific: ci interessa sempre di più la relazione tra le arti performative contemporanee e i paesaggi urbani. Poi ogni anno è diverso perché appunto, lavorando in urbano, c’è sempre questa categoria di rischio per cui non sai mai cosa succede! Oltre al pubblico che ci ama e ci segue, vai anche a incontrare spettatori “casuali” che rappresentano un elemento di inaspettato.

Mi racconti il perché della scelta di “Mondi” come titolo?
È molto in connessione con l’edizione 2018, “
Sconfinamenti“, quando tutto ruotava un po’ intorno al concetto di superamento dei confini. “Confine” non solo come linea che separa, ma anche come linea in comune, punto di unione. E quindi dopo aver superato i confini si arriva nei mondi, è anche un invito all’esplorazione. Una parola che ci sembrava importante, al plurale, come Attraversamenti Multipli. Un modo per guardare la nostra epoca, la nostra contemporaneità. Soprattutto in questo momento è importante ribadire che ci sono tanti mondi, tante culture, tante lingue, tante provenienze geografiche diverse. Dare una visione attraverso l’arte ci sembrava qualcosa da mettere in evidenza.
julio-ivanMi dici il nome di un artista che avete ospitato quest’anno di cui siete particolarmente fieri e di un altro che sogni di portare un giorno ad Attraversamenti?
Questa è imbarazzante! (ride,
ndr) Noi siamo felici di aver avuto tutti. Per non far torto a nessuno, visto che abbiamo una relazione forte con tutti gli artisti, ti dico che siamo particolarmente contenti di Contact Zones, un progetto supportato per la seconda volta dal programma Europa Creativa dell’Unione Europea e co-organizzato con noi. Sono arrivati quest’anno alcuni artisti internazionali molto giovani, emergenti non conosciuti in Italia e in certi casi che si sono esibiti per la prima volta nel nostro Paese. Ragazzi come Iván Benito (Spagna) e Seifeddine Manai (Tunisia/Francia) con la Brotha From Another Motha Company, ad esempio.
Per quanto riguarda il sognare, lo facciamo sempre tantissimo! Noi ci auguriamo che
AM mantenga la capacità di continuare a proporre formati particolari e lavori site specific. Non sogniamo un artista in particolare, ecco. Però sogniamo un grande ventennale per il prossimo anno!

Ecco, a proposito! Avete già iniziato a pensarci? 
Stiamo mettendo in cantiere dei progetti e delle idee, sì. Ma è chiaro che 20 anni ci fanno una certa impressione! Vorremmo anche realizzare una pubblicazione corale che racconta il percorso del festival, con il contributo degli artisti che hanno attraversato la manifestazione. Il sogno è appunto realizzare un bel 20esimo anniversario.
alagie-carlo-massari3-defE in tutto questo tempo quanto è cambiata la percezione dei romani nei confronti del vostro festival? Voglio dire, l’idea di intendere lo spazio pubblico come “luogo di vita”, come lo avete definito voi, è stata accolta subito in modo positivo oppure è servito un po’ di rodaggio per far sì che venisse accettata?
Sicuramente il rodaggio è servito. Ma più che al pubblico, con cui in realtà abbiamo sempre avuto una relazione molto bella, il rodaggio è servito nel rapporto con le istituzioni. Un festival di arti performative contemporanee e spazi urbani veniva capito molto poco, tante volte declinato come teatro di strada. Massimo rispetto per chi lo fa, ovviamente. Ma noi portiamo avanti un’altra idea. All’inizio quindi abbiamo fatto un po’ di fatica e ancora oggi non è proprio tutto semplice.

Cioè dopo 20 anni le cose non sono migliorate?
Adesso sicuramente è più facile il dialogo, quello sì. La difficoltà è che noi lavoriamo sul confine dei codici artistici: in Italia c’è ancora troppo una lettura a compartimenti separati tra teatro, danza, musica ecc. Noi abbiamo un approccio multidisciplinare e ibrido. Però devo dire che molto è cambiato in positivo e c’è una capacità maggiore di capire. Anche se non è sempre semplicissimo (ride, ndr).
esperimento-fisici-poesiaIl progetto “Spettatori migranti/Attori sociali” come procede?
Siamo contentissimi di aver portato avanti, dallo scorso anno, questa collaborazione tra
AM e il blog “Spettatori Migranti / Attori sociali“, ideato da Luca Lotano con il supporto della redazione di Teatro e Critica, che segue tutto il festival come diario multimediale. Il blog è gestito da ragazzi migranti e rifugiati che hanno iniziato un percorso di visione degli spettacoli e quindi un lavoro di cittadinanza attiva attraverso il teatro. Questa redazione meticcia composta da ragazzi che vengono da tutto il mondo e giovani critici italiani compone un quadro di sguardi diversi sulle arti performative contemporanee. Per noi è un modo perfetto per declinare lo slogan “Mondi“: non esistono solo le culture occidentali o le “nostre” lingue, ma c’è anche molto altro.

Vuoi dirmi 2 parole sugli ultimi spettacoli che si terranno qui a Roma?
27 e 28 settembre chiudiamo con 2 giornate dance. Venerdì c’è il Collettivo Cinetico che presenta “How to destroy your dance” con un formato particolare, nel senso che alle 20.30 c’è lo spettacolo ma dalle 19 iniziano con un training di preparazione aperto al pubblico. Alle 22 invece c’è Andrea Cosentino con “Primi passi sulla luna“, il suo immancabile viaggio surreale all’interno di “Mondi“. Poi c’è anche il progetto fotografico di Carolina Farina, che ha portato avanti un laboratorio aperto di sconfinamenti fotografici nel quartiere.
Sabato alle 21 noi di Margine Operativo presentiamo “Meduse Cyborg“, una prima nazionale. Poi alle 22 c’è la Brotha From Another Motha Company insieme a Seifeddine Manai con “(Steez) for Flyer“. Infine il dj set di chiusura “La Reina del Fomento” a partire dalle 22.30. Un commiato felice e gioioso.

The Parallel Vision  _ Paolo Gresta)

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