Musica

#Intervista: Anna Konovalova e la dura vita della mezzosoprano pop

La giovane Anna Konovalova è una delle più talentuose cantanti del mondo della lirica, sia a livello nazionale che estero. Il suo progetto a 4 voci in cui il bel canto viene contaminato dai brani pop italiani più famosi al mondo le ha permesso di calcare i palcoscenici di mezzo pianeta e conquistare tutti: puristi della lirica e non.
Ho incontrato la mezzosoprano russa a Roma, città in cui vive da 18 anni, parlando del suo adorato Rossini, del percorso artistico che da Mosca l’ha portata nella Capitale, dell’ambiente “crudele ma giusto” della lirica e anche di musica trap, che Anna sarebbe curiosa di sperimentare.

anna-konovalova-2019-1111Anna, ti definisci una cantante “rossiniana”. Cosa vuol dire?
Rossini è famoso per il suo “canto d’agilità”: trasmetteva con questa il colore delle emozioni. Era anche un modo per sfoggiare la bravura, la bellezza della voce. Perché alla fine l’agilità è un dono, come per lo sport. Infatti il canto lirico è proprio questo: uno sport, in cui c’è bisogno di doti fisiche, talento, determinazione, regime di vita. Un peso vocale di grande imponenza che caratterizza un mezzosoprano verdiano o wagneriano non potrebbe mai funzionare per Rossini che invece richiede, ad esempio, un mezzosoprano d’agilità con un timbro caldo e vellutato. 

Ti hanno fatto scoprire di essere rossiniana?
Assolutamente sì!

Tu hai intrapreso un percorso abbastanza peculiare che dalla lirica ti ha portato alla musica leggera. Che rapporto hai con la definizione di “cantante pop-lirica”? Ti ci ritrovi?
Certo. Oggi ad esempio c’è la tendenza verso il cibo fusion, quindi verso la contaminazione. Cercare di unire il classico al moderno nella moda, nell’arredamento… Siccome l’uomo inevitabilmente attinge dal passato per portare qualcosa di nuovo, anche nella musica il genere classico viene rivisitato. La lirica, pur avendo un valore culturale immenso, è comunque un genere di nicchia. In questo modo mi sento di poter avvicinare alla cultura della musica classica sempre più persone, renderla accessibile al grande pubblico e farne innamorare.
Anna-Konovalova-1Tu vieni da Mosca e vivi in Italia da 18 anni. Che differenze ci sono tra la lirica russa e quella italiana?
Se parliamo della scuola lirica, la mia scelta di venire qui era proprio legata allo studio di quella che considero “LA” scuola lirica per eccellenza. L’opera nasce in Italia nel ‘600, il genere nasce in Italia e ancora è vivo e tramandato. In Russia l’opera arriva più tardi, insieme al periodo romantico, con Čajkovskij. A livello stilistico, l’opera russa ha delle sfumature più macabre. Il bel canto Italiano, invece, è famoso per la infinita linea melodica, per il sentimento con una grande luminosità vocale.

Hai cantato in tantissimi Paesi del mondo. C’è stato un pubblico che ti è rimasto più nel cuore?
Sì. Paradossalmente in Azerbaigian a Baku, dove ho incontrato le persone più emozionanti e coinvolgenti. Ho trovato un’energia travolgente, c’è stato uno scambio enorme. Poi loro che non parlano italiano hanno cantato tutti i brani! Una grande emozione, insomma. Sono stati davvero ricchi d’animo.

Com’è il mondo della lirica? Che idea ti sei fatta?
Dipende dalle persone, dal materiale umano. Se sei collaborativo e aperto attiri le persone giuste. Mi sono capitati “buoni” e “cattivi”! È un mondo molto competitivo ed egocentrico, però c’è anche grande umiltà. Siamo tutti solisti, ognuno cerca la propria peculiarità e, quindi, di emergere. Fondamentalmente è un mondo di solitudine, molto individualista. Ma si riesce comunque a raggiungere lo spirito collaborativo, sostegno, consiglio. Poi sai, se non funzioni non funzioni. Non puoi ingannare il pubblico. È un ambiente crudele, ma giusto.
Anna-Konovalova-2Il vostro progetto pop-lirico come è stato accolto dall’ambiente?
Devo dire la verità: io non ho sentito nessun commento negativo. Anzi! Mi hanno detto: “Ma beate voi!”. Sulla qualità insomma non c’è da ridire. Se avessero avuto un argomento valido sicuramente qualcuno lo avrebbe tirato fuori. Io faccio crossover: si canta mischiando le vocalità, unendo i generi, ma pur sempre mantenendo la struttura e la forma originale dell’aria. Quindi non sto minando il campo di nessuno.

I brani che portate sul palco come vengono scelti?
Fondamentalmente sono le arie più famose che rappresentano l’Italia e il suo repertorio a livello internazionale. Poi ci sono anche musiche da film (come quelle di Morricone). Tra l’altro abbiamo verificato che il brano più famoso nel mondo è “Volare” di Domenico Modugno. E lo cantano con noi in ogni dove, anche in Asia! Alcune canzoni sono rivisitate a 4 voci e quasi completamente riscritte. Rimane la veste classica ma spesso cambia la base, l’accompagnamento. La proposta quindi è modernizzata.

A proposito di crossover: fin dove ti spingeresti con la sperimentazione?
Mi è stato proposto un progetto legato alla trap e di cercare di fondere la lirica con questo genere, una cosa che non è mai stata fatta. Mi sono incuriosita, a quel punto vorrei proprio vedere cosa ne esce fuori! Potrebbe diventare una cosa inedita come furono gli Enigma negli anni ’90. La musica è un linguaggio universale e quando tocchi i sentimenti, a prescindere dal genere, è lì che hai trasmesso il messaggio. La trap critica la superficialità del mondo, il consumismo, tutto quello che svalorizza. C’è sempre la sfida che ti sprona a cambiare.
Anna-Konovalova-3C’è un giovane artista del mondo della lirica che apprezzi particolarmente?
Elisa Soster, un soprano Italiano. Poi c’è Sergio Vitale, un giovane baritono. Uno di quelli che con il carisma e la grinta teatrale conquista anche i critici più rigorosi.

Com’è la vita in scena del mezzo soprano?
Partiamo dal presupposto che, nel periodo in cui venivano scritte le opere, il mezzosoprano non esisteva. Arriva tardi, nel periodo del Romanticismo, quando hanno smesso di esistere i castrati. Non è necessariamente una questione di estensione vocale, ma di colore della voce, di timbro. Come noi associamo una voce a un volto, ad esempio quando ascoltiamo gli speaker alla radio, così nelle opere le principesse o i principi sono soprani e tenori, ovvero gli eroi buoni. La voce più scura, invece, come può essere quella del mezzosoprano, ha un ruolo più accattivante. Ad esempio la Carmen, una donna di facili costumi che ha un certo potere sugli uomini e sa qualcosa dell’amore. Non una principessa, quindi. Il contralto, ad esempio, spesso è una matrigna o una strega. Anche per l’età. Il mezzosoprano è la seconda dama per eccellenza: una sorella, un’amante. C’è un’attinenza psicologica e drammatica per quanto riguarda il teatro. La vita del mezzosoprano è strana perché spesso fino a 28-30 anni non sei sicura di esserlo. Esce fuori con la maturazione del fisico e si palesa solo crescendo. Collocare “la via di mezzo” nei concorsi, ad esempio, non è facile per via del repertorio limitato rispetto al soprano, ma Rossini ha scritto tanto per la sua amata mezzosoprano, per cui mi ritengo fortunata.

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

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